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SCUOLA/ Si può essere docenti senza essere anche padri?

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L’educazione postmoderna tende invece a negare questa dinamica profondamente umana e questa statura dell’avvenimento educativo, oscillando tra l’utopia della radicale autoeducazione (nomadismo esperienziale teso ad accumulare il più possibile esperienze) e la più prosaica prospettiva della formazione (sviluppo di abilità socialmente utili).

Il discredito moderno nei confronti dell’autorità in campo educativo, naturalmente interpretata come opprimente e mai come liberante, è certamente figlia di una antropologia dell’autosufficienza, esemplificata  dal titolo di una canzone rock di un po’ di anni fa, che suona come un autentico progetto culturale: No guru, no method, no teacher. L’autorità ha ovviamente una sua opacità, che tante volte la espone alla degenerazione autoritaria: ma il sospetto generalizzato, il pregiudizio sfavorevole nei suoi confronti rappresenta in ultima analisi (come opportunamente richiamato su queste pagine da Claudio Risè) un esito consequenziale della secolarizzazione come negazione della Paternità. Il drammatico rischio è però – e questo è un interessante punto di verifica dell’importanza dell’autorità per il compimento dell’uomo – quello di una completa eterogenesi dei fini: l’assenza di rapporti autorevoli, lungi dal generare libertà e creatività, tende a generare smarrimento e omologazione. È quanto afferma Erich Fromm in Fuga dalla libertà: “Nel corso della storia moderna l’autorità della Chiesa è stata sostituita da quella dello Stato, quella dello Stato dall’autorità della coscienza e nel nostro tempo quest’ultima è stata sostituita dall’autorità anonima del senso comune e dell’opinione pubblica quali strumenti di conformismo. Essendoci liberati dalle vecchie forme palesi di autorità, non ci rendiamo conto di esser caduti preda di un nuovo genere di autorità. Siamo diventati automi che vivono nell’illusione di essere individui autonomi”.

In positivo, mi pare allora di poter dire che il valore della funzione autorevole può essere riscoperto nel nostro tempo eminentemente se si danno a vedere esperienze capaci di documentare e rendere sensibilmente evidenti i suoi frutti: personalità autonome e libere, cioè capaci di adesione vero e al bello, e perciò di sviluppo, di costruzione positiva, di amore al reale.

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COMMENTI
14/02/2012 - essere docenti essere padri (maria schepis)

No,non si può essere docenti senza essere padri ma é un modello che non sempre si può applicare.Il docente deve dare delle regole, è un principio fondamentale, e se questo principio corrisponde anche ad un modello di equità nel giudizio é il meglio a cui si possa pensare. Nell'applicare questo modello il docente deve trasmettere competenze che poi deve anche valutare,con tutti i criteri di massima oggettivazione che si possono adottare, la valutazione sarà sempre individualizzata, ma lui non dovrà mai apparire un padre ingiusto. A ciò si aggiunge un fatto non trascurabile,questo modello comportamentale di "genitorialità" educativa, andrebbe assunta da tutto il consiglio di classe e pienamente intesa dai dirigenti scolastici. Osserviamo, però, questo modello educativo nella scuola reale: l'insegnante che vuole imporre regole, se riesce ad acquisire autorevolezza o\e dialogo con i colleghi può agire in sinergia col gruppo e l'azione educativa diventa unitaria ed efficace, se nell'equipe, si creano dinamiche diverse, il docente può essere isolato e la sua azione educativa svilita. I dirigenti scolastici quando hanno ben chiari questi intendimenti educativi possono favorire il processo di crescita degli allievi, ma se diluiscono l'azione educativa del docente con un buonismo di facciata e, in alcuni casi, assieme al genitore giudicano solo severo il docente, non c'è certamente la ricaduta educativa che ci si attende. Dunque è valido il quesito iniziale me dev'essere attuabile.

 
14/02/2012 - DOCENTI E PADRI (Gianni MEREGHETTI)

Sì, non si può essere docenti senza essere padri e madri, è proprio vero che paternità e maternità sono il lievito dell'educazione. La sfida è oggi ad alto livello, perchè dentro la scuola domina la docenza anaffettiva, un modo di stare in classe stoico che prescinde dallo sguardo di tenerezza che un uomo o una donna sente irrompere dentro di sè quando guarda all'altro per quello che esso è. Domina l'insegnante neutro, un tipo di insegnante che ha bisogno di regole e le applica rigidamente, ponendo in esse la sua speranza e poi finendo dentro il vortice del lamento perchè le norme falliscono miseramente. Invece insegnare è un gesto d'amore, è una preferenza che si butta nella mischia e che coglie l'altro nelle pieghe della sua ricerca di senso portandolo verso orizzonti che lo realizzano. Insegnare è amare, un atto d'amore verso il destino dell'altro, una adorazione della sua libertà. La questione è seria, oggi più che mai, urge intervenire e con determinazione, e non portando nuove regole, nemmeno le regole che l'amore detta, bensì portando quello che si è, il bisogno di essere amati che vibra nel cuore di un uomo e che lo rende educatore. Questo è il problema, un insegnante prima che dare ha bisogno di avere; quando se ne accorge comincia la sua avventura educativa!

 
14/02/2012 - Un ragionamento non funzionale alla conclusione (enrico maranzana)

“Il valore della funzione autorevole può essere riscoperto nel nostro tempo eminentemente se si danno a vedere esperienze capaci di documentare e rendere sensibilmente evidenti i suoi frutti”. Per praticare tale indicazione è necessario conoscere e rispettare le regole del gioco: la scuola ha perso ogni autorevolezza perche ha sposato la filosofia anarchica che, difendendo l’individualismo, trova nello Stato la sua controparte. La giustificazione di tale assunto si può trovare in rete: “La scuola rivedrà le stelle?”. Dalla sua lettura si comprenderà come il definire la “formazione come sviluppo di abilità socialmente utili” sia molto riduttiva, fuori luogo. Nel nostro ordinamento “formare” è l’attività primaria del sistema educativo: attraverso la formazione si forniscono al giovane gli strumenti culturali necessari alla sua positiva e consapevole interazione con un contesto in vorticosa evoluzione. La condizione necessaria per esercitare scelte: il fondamento della libertà.