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SCUOLA/ Un prof: ero contro le prove Invalsi, ecco perché ho cambiato idea

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Ho sempre esordito con un semplice esempio, un po’ banale ma efficace per introdurre l’argomento. Se devo fare – ragionando per assurdo – un’indagine sulla media esatta dell’altezza di tutti i sessanta milioni circa di italiani e per fare questo intendo misurarli tutti, ho bisogno di uno strumento per poter effettuare le misure come, per esempio, un’asta metrata. Ora, quanto deve essere alto questo strumento? Più di due metri? Ovviamente sì, ci sono di sicuro italiani che sono alti più di due metri. Allora, 2 metri e 30? Ma sono proprio sicuro che in Italia non ci sia qualcuno che possa essere più alto? Beh, per evitare problemi ed essere assolutamente sicuro che lo strumento che utilizzerò sarà in grado di misurare tutti, ma proprio tutti, utilizzerò un’asta di quasi tre metri. Io sono assolutamente certo che non troverò nessuno in Italia che sia più alto di tre metri e, nello stesso tempo, sono altrettanto certo che quello strumento sarà in grado di misurare tutti gli italiani.

Ecco, la prova Invalsi, per certi aspetti, funziona così: la sua alta difficoltà è dovuta proprio al fatto che deve essere uno strumento in grado di misurare anche il livello di apprendimento dell’alunno cosiddetto “eccellente”, cioè di quell’alunno che mostra un grado di comprensione di un testo o di elaborazione di contenuti matematici ben al di sopra della media.

Nelle diverse indagini internazionali a cui ha partecipato anche l’Italia (come, per esempio, le indagini Ocse-Pisa), la popolazione scolastica oggetto di una particolare rilevazione viene suddivisa per fasce in base ai risultati ottenuti dalla rilevazione. Ogni fascia rappresenta un livello di performance che parte dal livello 1 (quello più basso), fino ad un certo livello che rappresenta la fascia di eccellenza. Ne abbiamo un esempio nel Rapporto Nazionale Pisa 2009, scaricabile dal sito dell’Invalsi, dove in una tabella viene illustrata la descrizione dei livelli di competenza per la scala complessiva di literacy in lettura. Qui vengono presi in considerazioni 6 livelli di risultato con le relative caratteristiche dei compiti richiesti per ciascun livello. I livelli 3 e 4 sono considerati livelli intermedi e sono quelli di solito più numerosi in termini di percentuale, perché rappresentano un alunno che esprime un livello medio di abilità e competenze. Un livello medio, appunto, non mediocre. È il livello che generalmente ci si attende da un alunno di quella età. Le fasce inferiori sono di livello più basso, quelle che rappresentano un alunno che esprime un livello minimo di abilità e competenze. Di contro, la fascia 5 è quella al di sopra della media mentre la fascia 6 è la cosiddetta “eccellenza”. Solitamente le fasce meno numerose in termini di percentuale sono proprio la fascia 1 (che, nel caso dell’indagine Pisa 2009 viene suddivisa in due fasce, 1a e 1b) e la fascia più alta (in questo caso la fascia 6). La media Ocse-Pisa 2009 del livello 1 (1a + 1b) è di 5,7% mentre quella del livello 6 è di 0,8%. I livelli 3 e 4 (quelli che, come abbiamo detto, possiamo considerare intermedi) sono quelli più numerosi: insieme raccolgono 52,9% degli alunni.



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COMMENTI
16/02/2012 - UN PROF CAMBIA IDEA, E ALLORA? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Stefano Bazzucchi: «Tuttavia è innegabile che le prove Invalsi suscitino in molti docenti grande avversione e contrarietà. Perché tutto questo?». Lui ha cambiato idea ma è uno e statisticamente irrilevante. Del resto nessuno sta facendo la conta dei favorevoli e dei contrari né si sta confrontando con essi. Miur, anche con il ministro Profumo, sembra procedere a prescindere del parere dei prof e forse con un po' di sadismo. Certo vale la testimonianza di Stefano Bazzucchi (prof rispettabile, ci mancherebbe) ma non mi convince. Non convincono i test e non convince la procedura ministeriale. E oggi mi interrogo anche sui fini: «Quali i motivi di tanta incomprensibile perseveranza o ostinazione [del Miur]? Forse solo malintesa coerenza per gli annunci dati in precedenza? Oppure il cercare facili diversivi o surrogati a più impegnative e costose ma vere azioni di potenziamento della scuola? O ancora stilare comunque classifiche di scuole e docenti per attribuire a chi sta nella parte bassa le responsabilità? E così accrescere, a danno dei docenti, il potere della burocrazia, della gerarchia e dei presidi? E classificando scuole e docenti, non si attenuerebbero le responsabilità degli studenti meno volenterosi rispetto allo studio? Questi non potrebbero sempre accampare a loro giustificazione la responsabilità della scuola o troppo scadente o troppo brava?» SE INTERESSA LEGGI TUTTO SU: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120216144955

 
15/02/2012 - Prove Invalsi (Michele Sirianni)

Condivido buona parte dell'articolo scritto dal collega. Rimane però il fatto che la somministrazione e la raccolta dei dati delle prove non rientra fra i compiti previsti dell'attuale contratto. Provveda l'Invalsi(che non opera certo a titolo gratuito) ad inviare dei suoi funzionari per queste mansioni.