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SCUOLA/ Un prof: ero contro le prove Invalsi, ecco perché ho cambiato idea

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Ricordate quella scena del film La scuola di Daniele Luchetti, quando il prof. Vivaldi (Silvio Orlando) entra in classe con il registro personale tenuto sollevato sopra la testa, mostrandolo come immane minaccia agli alunni che scappavano inorriditi dal segno certo dell’inevitabile interrogazione? Ebbene, se provate a fare la stessa cosa con un fascicolo di una prova Invalsi entrando in un collegio dei docenti, otterrete un effetto simile. Lo dico con il sorriso, ovviamente. Tuttavia è innegabile che le prove Invalsi suscitino in molti docenti grande avversione e contrarietà. Perché tutto questo? È giustificabile?

Al loro ingresso nel mondo della scuola (partecipai alla prova Invalsi di italiano nell’anno scolastico 2004/2005 in una classe IV di scuola primaria), anch’io, come molti colleghi, fui decisamente contrariato dalla novità, adducendo una serie di ragioni che in realtà mal celavano il profondo fastidio verso una prova che, in un modo o nell’altro, mostrava all’esterno la “mia” classe chiamandomi inevitabilmente in causa. Nello stesso tempo, tuttavia, mi aveva favorevolmente colpito quel modo particolare di porre le domande, quell’“invito” implicito e costante alla rilettura del testo, quell’esercizio dell’analisi e della deduzione per trovare la giusta risposta, mai direttamente presente. Pur continuandone a parlare male in pubblico, non riuscivo in privato a negare a me stesso che l’uso di tali prove aveva dato importanti stimoli alla mia attività didattica. Nel tempo quindi ho cambiato il mio giudizio nei loro confronti, grazie anche alla lettura di diversi articoli e documenti ufficiali Invalsi riguardanti la modalità di costruzione delle prove e le loro specifiche caratteristiche.

Negli ultimi tre anni, poi, all’interno dell’istituzione scolastica dove presto servizio, ho assunto l’incarico di referente per l’attività Invalsi. È stata l’occasione di un confronto diretto con i miei colleghi, ai quali ho fornito materiali, documentazione e informazioni sull’argomento, raccogliendo, nello stesso tempo, le loro numerose osservazioni, esperienze e critiche al riguardo. Io stesso ho partecipato alle rilevazioni in qualità di somministratore ma anche in qualità di osservatore esterno presso altre istituzioni scolastiche, in particolare presso una scuola secondaria di primo grado e una scuola secondaria di secondo grado. Credo di aver maturato, quindi, una discreta esperienza a riguardo, che mi porta ad alcune considerazioni.

Parto da quello che ritengo un dato di fatto: pochi insegnanti conoscono veramente lo “strumento” utilizzato dall’Invalsi per la rilevazione. È anche vero che a livello di opinione pubblica su questo argomento dominano più le “frasi ad effetto” che una reale informazione. Comprendere “come funziona” questo strumento, invece, eliminerebbe alla radice molti equivoci contribuendo a diminuire sensibilmente l’avversione che il mondo della scuola non ha mai nascosto nei confronti delle rilevazioni nazionali. Nei vari incontri di informazione/formazione che ho avuto con diversi insegnanti in qualità di referente, mi sono preoccupato in via prioritaria di fornire informazioni circa la modalità di elaborazione della prova e il suo “modo di funzionare”. 



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COMMENTI
16/02/2012 - UN PROF CAMBIA IDEA, E ALLORA? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Stefano Bazzucchi: «Tuttavia è innegabile che le prove Invalsi suscitino in molti docenti grande avversione e contrarietà. Perché tutto questo?». Lui ha cambiato idea ma è uno e statisticamente irrilevante. Del resto nessuno sta facendo la conta dei favorevoli e dei contrari né si sta confrontando con essi. Miur, anche con il ministro Profumo, sembra procedere a prescindere del parere dei prof e forse con un po' di sadismo. Certo vale la testimonianza di Stefano Bazzucchi (prof rispettabile, ci mancherebbe) ma non mi convince. Non convincono i test e non convince la procedura ministeriale. E oggi mi interrogo anche sui fini: «Quali i motivi di tanta incomprensibile perseveranza o ostinazione [del Miur]? Forse solo malintesa coerenza per gli annunci dati in precedenza? Oppure il cercare facili diversivi o surrogati a più impegnative e costose ma vere azioni di potenziamento della scuola? O ancora stilare comunque classifiche di scuole e docenti per attribuire a chi sta nella parte bassa le responsabilità? E così accrescere, a danno dei docenti, il potere della burocrazia, della gerarchia e dei presidi? E classificando scuole e docenti, non si attenuerebbero le responsabilità degli studenti meno volenterosi rispetto allo studio? Questi non potrebbero sempre accampare a loro giustificazione la responsabilità della scuola o troppo scadente o troppo brava?» SE INTERESSA LEGGI TUTTO SU: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120216144955

 
15/02/2012 - Prove Invalsi (Michele Sirianni)

Condivido buona parte dell'articolo scritto dal collega. Rimane però il fatto che la somministrazione e la raccolta dei dati delle prove non rientra fra i compiti previsti dell'attuale contratto. Provveda l'Invalsi(che non opera certo a titolo gratuito) ad inviare dei suoi funzionari per queste mansioni.