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SCUOLA/ Un prof: ero contro le prove Invalsi, ecco perché ho cambiato idea

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Ora, in un normale gruppo classe possiamo attenderci la stessa distribuzione di livelli di abilità e competenze: gli alunni con difficoltà più evidenti e con livelli di apprendimento molto bassi rappresentano generalmente una parte minoritaria della classe, ed ancor di più le cosiddette eccellenze. Gli altri alunni (la maggior parte) si attestano su livelli medio, medio-bassi o medio-alti. 

Le prove Invalsi sono strutturate in modo tale da comprendere, nella misurazione dei livelli di apprendimento, non solo vari ambiti di competenze specifiche, ma anche tutte le fasce di livello e questo è possibile solo se le prove vengono costruite appositamente per questo scopo. I quesiti, quindi, oltre che a coprire tutta la gamma delle diverse competenze disciplinari, hanno coefficienti di difficoltà diversi.

Un ristretto numero di domande ha coefficienti molto alti di difficoltà e sono destinate alla misurazione della fascia di “eccellenza”. A questi quesiti, ovviamente, sarà in grado di rispondere solo un numero esiguo di alunni. Il test non dovrà dirci se questa fascia di eccellenza è esigua, ma quanto è esigua, consapevoli del fatto che oltre ad un certo valore percentuale è impossibile che si vada. A questo punto è chiaro che un alunno di livello medio, cioè con un livello di apprendimento adeguato per la sua età, attesterà la sua “performance” su valori medi. In pratica, risponderà ad un 60-70% di quesiti, sbagliando, probabilmente, la maggior parte dei quesiti con livello di difficoltà più elevato.

Dunque, un primo aspetto che molti docenti dovrebbero comprendere è questo: è del tutto normale che nelle prove Invalsi ci siano “domande difficilissime alle quali nemmeno gli adulti sanno rispondere”, come molti dicono. Ed è bene che ci siano, altrimenti non sarebbe possibile distinguere gli alunni di livello medio, quelli di più alto livello e quelli eccellenti che si possono sempre trovare in una classe mediamente numerosa. Pensando ad alunni di scuola primaria, ad esempio, non è raro trovare in una classe alunni che mostrano livelli di comprensione di un testo e di  interpretazione paragonabili a quelli di un adulto. E se per un adulto sono livelli normali, per il bambino rappresentano l’espressione di un’eccellenza. A quesiti di difficoltà più elevata, dunque, risponderà solo quel ristretto numero di alunni. Uno, due o al massimo tre in una classe da 20, per esempio. E gli altri che non hanno risposto? Hanno problemi? Non comprendono adeguatamente il testo? No, sono del tutto normali, perché è del tutto normale che la maggior parte degli studenti non risponda correttamente a quella specifica fascia di quesiti. Anzi, sarebbe anomalo il contrario, cioè la risposta corretta a tutti quei quesiti da parte di quasi tutti gli alunni, se non di tutti. Più che anomalo, per la precisione, sarebbe solo il segno di qualche piccolo intervento “correttivo” da parte dell’insegnante poco professionale o troppo ansioso della prestazione dei suoi alunni. 



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COMMENTI
16/02/2012 - UN PROF CAMBIA IDEA, E ALLORA? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Stefano Bazzucchi: «Tuttavia è innegabile che le prove Invalsi suscitino in molti docenti grande avversione e contrarietà. Perché tutto questo?». Lui ha cambiato idea ma è uno e statisticamente irrilevante. Del resto nessuno sta facendo la conta dei favorevoli e dei contrari né si sta confrontando con essi. Miur, anche con il ministro Profumo, sembra procedere a prescindere del parere dei prof e forse con un po' di sadismo. Certo vale la testimonianza di Stefano Bazzucchi (prof rispettabile, ci mancherebbe) ma non mi convince. Non convincono i test e non convince la procedura ministeriale. E oggi mi interrogo anche sui fini: «Quali i motivi di tanta incomprensibile perseveranza o ostinazione [del Miur]? Forse solo malintesa coerenza per gli annunci dati in precedenza? Oppure il cercare facili diversivi o surrogati a più impegnative e costose ma vere azioni di potenziamento della scuola? O ancora stilare comunque classifiche di scuole e docenti per attribuire a chi sta nella parte bassa le responsabilità? E così accrescere, a danno dei docenti, il potere della burocrazia, della gerarchia e dei presidi? E classificando scuole e docenti, non si attenuerebbero le responsabilità degli studenti meno volenterosi rispetto allo studio? Questi non potrebbero sempre accampare a loro giustificazione la responsabilità della scuola o troppo scadente o troppo brava?» SE INTERESSA LEGGI TUTTO SU: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120216144955

 
15/02/2012 - Prove Invalsi (Michele Sirianni)

Condivido buona parte dell'articolo scritto dal collega. Rimane però il fatto che la somministrazione e la raccolta dei dati delle prove non rientra fra i compiti previsti dell'attuale contratto. Provveda l'Invalsi(che non opera certo a titolo gratuito) ad inviare dei suoi funzionari per queste mansioni.