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SCUOLA/ Un prof: ero contro le prove Invalsi, ecco perché ho cambiato idea

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Per la mia esperienza, posso affermare che i docenti che hanno compreso questi aspetti e che hanno poi approfondito la natura e la funzione dello strumento di rilevazione, hanno cambiato il loro modo di considerare le prove Invalsi. Le “affrontano” con molta più tranquillità, consapevoli del fatto che, generalmente, i risultati rifletteranno la situazione della classe così com’è. Gli alunni che già mostrano elevate competenze disciplinari, otterranno risultati molto buoni o eccellenti; coloro che le esprimono a livello medio, faranno la prova a livello medio. Chi, per vari motivi, ha delle difficoltà, avrà di certo dei risultati conseguenti. Quando poi si collegheranno i risultati alla situazione di contesto (è questo il senso della rilevazione dei dati di contesto richiesti dall’Invalsi, altro che “invasione della sfera privata”!), gli stessi acquisteranno maggiore significato. Per l’insegnante tutto ciò rappresenterà solo un ulteriore strumento di conoscenza della sua classe, un ulteriore elemento utile per la valutazione che è, e rimane, una sua specifica competenza professionale.

Dunque, chi conosce realmente le prove Invalsi, a mio avviso, non solo non le eviterà, ma non avrà problemi ad utilizzarle nell’attività quotidiana, non tanto nella loro forma (un eccessivo uso dei test rimanda ad una forma di addestramento del tutto inutile e vuota) ma soprattutto come strumento dal quale ricavare esempi di quesiti finalizzati allo sviluppo delle competenze disciplinari (per ora di italiano e matematica).

E il giorno della prova ufficiale non sarà altro che un giorno di probabile conferma di quanto l’insegnante aveva già compreso durante la normale attività didattica.

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COMMENTI
16/02/2012 - UN PROF CAMBIA IDEA, E ALLORA? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Stefano Bazzucchi: «Tuttavia è innegabile che le prove Invalsi suscitino in molti docenti grande avversione e contrarietà. Perché tutto questo?». Lui ha cambiato idea ma è uno e statisticamente irrilevante. Del resto nessuno sta facendo la conta dei favorevoli e dei contrari né si sta confrontando con essi. Miur, anche con il ministro Profumo, sembra procedere a prescindere del parere dei prof e forse con un po' di sadismo. Certo vale la testimonianza di Stefano Bazzucchi (prof rispettabile, ci mancherebbe) ma non mi convince. Non convincono i test e non convince la procedura ministeriale. E oggi mi interrogo anche sui fini: «Quali i motivi di tanta incomprensibile perseveranza o ostinazione [del Miur]? Forse solo malintesa coerenza per gli annunci dati in precedenza? Oppure il cercare facili diversivi o surrogati a più impegnative e costose ma vere azioni di potenziamento della scuola? O ancora stilare comunque classifiche di scuole e docenti per attribuire a chi sta nella parte bassa le responsabilità? E così accrescere, a danno dei docenti, il potere della burocrazia, della gerarchia e dei presidi? E classificando scuole e docenti, non si attenuerebbero le responsabilità degli studenti meno volenterosi rispetto allo studio? Questi non potrebbero sempre accampare a loro giustificazione la responsabilità della scuola o troppo scadente o troppo brava?» SE INTERESSA LEGGI TUTTO SU: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120216144955

 
15/02/2012 - Prove Invalsi (Michele Sirianni)

Condivido buona parte dell'articolo scritto dal collega. Rimane però il fatto che la somministrazione e la raccolta dei dati delle prove non rientra fra i compiti previsti dell'attuale contratto. Provveda l'Invalsi(che non opera certo a titolo gratuito) ad inviare dei suoi funzionari per queste mansioni.