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SCUOLA/ Una "parola strana" che può rendere affascinante ogni lezione

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Oggi si avverte una riduzione di creatività: nei licei si ha difficoltà a rendere concreto l’insegnamento perché l’apprendimento è legato ad un concetto di conoscenza che vede l’alunno piegato all’addestramento e alle nozioni, pur necessarie, ma senza aprire ad un orizzonte più ampio; mentre negli istituti tecnici e professionali si ha una analoga difficoltà perché le materie teoriche non vengono insegnate in modo concreto. Concreto, si badi, e non pratico. Questo crea una frattura tra il teorico e il pratico che deve essere sanata per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento, perché il teorico in tanto è valido, in quanto permette un giudizio sul pratico, e il pratico senza il giudizio del teorico non si capisce a che cosa serva.

Tutto questo ci dice che la crisi economica non è una questione puramente di conti che non tornano ma è più vasta, tocca l’umano. Non ci si può adagiare sul fatto che i governi mettono i conti a posto (e questo devono assolutamente farlo), in modo che col pareggio la crisi sia archiviata. La crisi è culturale, dice Vittadini, per cui la crisi economica è un aspetto della crisi. Se gli esperti di economia non tengono presente il fattore umano implicato nella crisi, le soluzioni non saranno di lunga durata.

Ora,un luogo privilegiato dentro cui è possibile questo riaggancio dell’economia all’uomo è la scuola. Questo è quanto Vittadini afferma quando dice che l’Italia è stata capace di tirare fuori un “personaggio”, diciamo così, strano. Strano perché normalmente si pensa che una persona, un gruppo sociale o una nazione è “forte” quando si hanno materie prime, forza politica, unità di intenti di tutto il popolo, ecc. Mentre la stranezza del caso italiano è che pur in mancanza di tutto questo, non mancava la parte migliore: il capitale umano. Gli italiani hanno puntato su questo, hanno scoperto di essere capaci di poter educare un tipo umano sui generis che ha significato, storicamente, sviluppo a tutti i livelli.

Entrando più decisamente nel vissuto di una classe, Vittadini stigmatizza quelle lezioni noiosissime che a volte sappiamo essere presenti tra le pareti delle nostre scuole. Sulla base della mia esperienza, condivisa anche dai miei colleghi, ritengo importante il passaggio dalla distrazione all’attrazione. Buona parte della struttura della lezione è innervata proprio sulla capacità dell’insegnante di attrarre. Non mi voglio dilungare su questo, ma è evidente che nasciamo con doti diverse fino al punto che alcuni hanno grandi capacità istrioniche. Credo che il compito dell’insegnante non sia quello di fare della scuola un “teatro” per rendere la lezione più “sexy”, ma quello di imparare ad utilizzare tutti gli strumenti per renderla affascinante. Sono due cose diverse. La condizione imprescindibile è la scoperta da parte dell’insegnante della cosa che più attira e che più rende concreto l’insegnamento: l’essere. Sì! L’“essere” sembra la cosa più astratta di tutte, invece è ciò che indica le cose nella loro presenza. Si può dire anche in un altro modo: ciò che rende affascinante la lezione è mettere gli alunni in contatto con la realtà, che è ciò che più attira l’uomo come tale. 



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COMMENTI
06/04/2012 - Una nuova scuola (Elisabetta Cristella)

La crisi che il nostro Paese si trova ad affrontare è una crisi culturale e non solo economica che coinvolge così, anche, l’ente “SCUOLA”. Sarebbe opportuno chiedersi dov’è andata a finire la qualità dell’insegnamento, perché oggi ci troviamo di fronte degli alunni sempre meno vogliosi di studiare e degli insegnanti sempre più demotivati. La scuola non può essere solo un luogo di apprendimento basato sul puro nozionismo. E’ anche e soprattutto un luogo in cui si insegna il mestiere di vivere, ad essere uomini e donne capaci di aderire alla realtà. Lungo il cammino di crescita è necessario che i ragazzi incontrino buoni insegnanti e non solo professionisti del sapere che si limitano a trasferire le proprie conoscenze. Compito dell’insegnante dovrebbe essere quello di “educare” e non di “addestrare”, suscitando nei ragazzi l’interesse verso la realtà che li circonda e facendo in modo che siano “attratti”, entusiasti di conoscere. Educare,come dice G. Vittadini, significa educare al desiderio. Il desiderio fa nascere nell’altro la necessità di porsi delle domande, di aprirsi a tutto ciò che esiste e compito dell’insegnante diventa quello di aiutare le domande a venir fuori sviluppando nell'altro la capacità di ragionamento ed il senso critico. Ciò che si richiede agli insegnanti è la capacità di cambiare e a tale proposito potrebbe essere fondamentale l’esperienza delle “Botteghe”, di cui ci parla il prof. Laviola.

 
06/04/2012 - grande crisi della scuola (Clarissa Fiorino)

La scuola purtroppo è un riflesso della società; nel mondo tutto è ormai ridotto ad essere merce, tutto ha un costo, e se qualcosa non ha utilità pratica è considerata inutile. A cosa dovrebbe servire la scuola? Il suo ruolo principale è l'apprendimento, l'insegnare agli allievi ad usare il proprio potenziale, ad usare la mente, ad imparare ad affrontare la vita. La scuola dovrebbe essere una grande discussione, dinamica, in cui tutti imparano, proprio perchè il mondo è in continuo movimento. La scuola dovrebbe aiutare gli allievi ad affrontare le situazioni avverse facendo affidamento sulle proprie potenzialità. E invece, che fa? Purtroppo l'obiettivo primario dell'andare a scuola è il voto, si impara tutto a memoria, mettendo da parte l'apprendimento. Oltretutto si studiano argomenti assolutamente inutili, si standardizzano gli obiettivi, non si discute, si ascolta, si finge di ascoltare, senza possibilità di replica. Da una struttura dinamica siamo passati ad una estremamente rigida, gerarchica, dove uno parla ed il ruolo degli altri è solo quello di memorizzare. In più mettiamoci che l'insegnamento non è nemmeno obiettivo e avremo fotografato la situazione attuale dell'insegnamento. Con due parole: E’ TUTTO INUTILE.

 
03/04/2012 - Scoprire il piacere della conoscenza (Gianni Scalera)

Nozioni, teorie, brani da memorizzare e sintetizzare. Questo oggi è la scuola. In un momento di crisi economica si instaura una crisi del sapere e della conoscenza. Insegnanti demotivati da un sistema economico in discesa. Se invece si provasse a rendere l’insegnamento una trasmissione di piacere per il sapere, un educazione al gusto non della singola materia ma della sua applicazione nella realtà, potrebbeo apparire meno noiose. Significherebbe al contempo compiere quel salto di qualità che renderebbe ogni singolo allievo, ogni singolo educando, un uomo capace di “esistere” nella società, di cambiarla, un imprenditore, un commerciante, un professionista con idee, passione, per la realtà e la crisi probabilmente potrebbe trovare un suo punto di svolta. La scuola quindi come luogo di formazione ma di presa di coscienza della potenzialità interiore non un luogo di ingozzamento di tante formule che saranno da lì a poco dimenticate. Ogni persona cela in sé un potenziale, una risorsa che unita alle altre può divenire una forza. Un corpo non solo pensante ma agente acuendo il gusto per la conoscenza e per la scoperta con stupore per la realtà, per ciò che ci circonda e di noi stessi.

 
02/04/2012 - APPASSIòNATI … APPASSIONàTI (Vignola Francesca)

Mai avevo riflettuto sulla relazione tra Crisi Economica e Istruzione … e quasi mi sto convincendo, stimolata da voi, che tanto più migliorerà la qualità dell’insegnamento tanto più ci sarà una crescita del nostro Paese. E’ curioso che Vittadini parli di crisi antropologica o, come dice Laviola, crisi dell’ “essere”. Ma in che senso? Forse SIAMO CHIUSI AD UN'APERTURA; siamo diventati maledettamente noiosi a noi stessi! Così forse anche nella scuola! Allora vorrei dire all’insegnante (ma anche a me stessa perché desidero esserlo): Caro insegnante, APPASSIòNATI al tuo lavoro! Solo così renderai i tuoi alunni APPASSIONàTI alla tua materia! I tuoi alunni, ancora prima dei discorsi, sono colpiti dalla tua presenza … una presenza che deve trasmette attrazione perché attinge della realtà! Una realtà che va contemplata: lasciati colpire da essa, ascolta cosa ha da dirti e troverai il senso del tuo essere insegnante, perché lì scoprirai il tuo essere pienamente umano che corrisponde alle esigenze della tua persona. La realtà ci svela altro … essa stessa ci suggerisce come fare lezione, come attrarre i ragazzi, come risalire dalla crisi. La ricerca è fatica! Ma è una fatica che porta in sé un senso! Verifichiamolo! Ottima idea le Botteghe del Lavoro! Occorre “stare” insieme per educarci! Qualcuno diceva: “Siamo necessari ma non sufficienti”, credo sia vero; così, anche se si dovesse sbagliare … è meglio sbagliare in due … che da soli!

 
02/04/2012 - La scuola che si rinnova! (sabatina matera)

Penso che la crisi generale che il nostro Paese sta affrontando, potrebbe essere un modo per rivisionare il tutto, a partire proprio dalla scuola, un'agenzia formativa fondamentale, considerata negli ultimi venti anni un parcheggio o un ovile per gli alunni, e una grossa vacca da mungere per i suoi dipendenti. E'vero! E le statistiche lo dimostrano, che vengono investite ingenti somme di denaro, ma dove vanno a finire? Si disperdono proprio nel momento in cui i dipendenti statali si chiudono difronte alla realtà, non si agganciano ad essa, non si pongono domande su come rendere le lezioni più "sexy", o su come rendere gli alunni più interessati. Ad esempio che gusto c'è se l'insegnante di fisica invece di ricavare la formula insieme agli alunni, la scrive sulla lavagna dicendo: "copiate! questa è la formula imparatela a memoria!" Bisogna mostrare la strada, il procedimento all'alunno, solo in questo modo egli risulterà brillante richiamando l'attenzione degli imprenditori che potrebbero investire sulla sua intelligenza. Cosa fare per rendere le lezioni snelle e attraenti?Sarebbe stupendo condurre gli alunni in aperta campagna a fare biologia e nel momento in cui si studia una foglia e l'alunno si pone la domanda:da dove viene? allora lo scopo è raggiunto: l'alunno ha aperto la propria finestra conoscitiva per agganciarsi alla realtà. Sono d'accordo sul creare delle "botteghe dell'insegnare" dove poter rendere concreto ciò che noi sappiamo perfettamente come fare ma, ahimè, non lo sappiamo fare!

 
31/03/2012 - La mia "parola strana" (Francesca Brizio)

Concordo con Vittadini quando riprendendo il concetto da don Giussani, afferma che la crisi va intesa come un momento di ripresa, uno sprint, soprattutto per noi giovani. In merito alla crisi dell'educazione e della scuola vorrei partire da un'esperienza personale. Qualche anno fa svolgendo un tirocinio in un liceo ho potuto constatare quanto ormai molti professori fossero 'annoiati' dal loro lavoro, dagli studenti svogliati, desiderosi solo di raggiungere la pensione. Quando poi mi sono ritrovata ad insegnare in una scuola privata, ho cercato di non commettere gli stessi errori di quei professori che avrei dovuto considerare come dei 'modelli'. Complice la bellezza della mia materia, la lingua spagnola, ho cercato di trasmettere ai miei studenti tutta la mia 'passione', il mio 'innamoramento' per questa lingua. Accanto ai libri di grammatica, regalavo loro cd di canzoni spagnole famose che conoscevano. In questo modo erano loro a pormi domande sulle parole e sulle regole grammaticali. Avevano scoperto loro stessi l'utilità di questa nuova lingua: ora potevano cantare in spagnolo, pavonneggiarsi con i loro compagni e magari sfoggiare la loro conoscenza della lingua durante le vacanze. Nei loro occhi leggevo la curiosità, l'interesse, l'attrazione. Penso, quindi di non averli semplicemente 'addestrati' ma di averli 'attratti', entusiasmati. Importante è quindi aggiornarsi, così come avviene nelle Botteghe, per imparare ad insegnare meglio, cercando di rendere le lezioni sempre più 'gustose'.

 
30/03/2012 - Una scuola "strana" (Angelo D'Onofrio)

Alcune considerazioni sul momento di crisi che vive il Paese in rapporto al mondo della scuola. La crisi più che essere solo economica, è di fatto culturale. La scuola, luogo dell’educazione, risente fortemente di questo stato di cose. I limiti sono storici: considerare la scuola come ammortizzatore sociale insieme ad un’eccessiva centralizzazione nella programmazione. La risposta è la stessa che ha visto l’Italia posizionarsi tra le migliori potenze economiche al mondo: investire in capitale umano, puntando sull’autonomia della scuola e sulla propria libertà di potersi scegliere i docenti. Ne va di mezzo il futuro dei nostri figli e la libertà di educazione. Una scuola che esca dal nozionismo per educare i ragazzi al desiderio ed alle domande del cuore, attraendoli al gusto per lo studio. Una scuola con insegnanti motivati che si mettono insieme per condividere esperienze come nelle botteghe artigiane. Una scuola che si apra al territorio e viva il territorio, uscendo dall’autoreferenzialità. Ps: Perchè non pensare ad un restayling grafico del sito di questo interessantissimo giornale on-line? ;)

 
30/03/2012 - commento articoli di G. Vittadini e Don F. Laviola (francesco marino)

Leggendo gli articoli dei Prof. Giorgio Vittadini e Don Franco Laviola, si rileva il bisogno nella nostra realtà di riscoprire il gusto delle cose che porta al sapere, tornando ad una conoscenza vera e superando l’apatia, di cui tutto sembra pervaso. La cultura contemporanea propina riflessioni staccate dal dato concreto, che causano scelte politiche, didattiche, culturali, dai riflessi negativi sugli individui, come dimostra l'aumento delle patologie psichiche. La conoscenza vera, al contrario, impone che la persona si rapporti con la realtà, liberamente, coi sensi la apprenda, ne registri il dato, dia poi un giudizio verificato. Tale metodo ha enormi risvolti pratici. Solitamente si insegna una nozione scrivendo sulla lavagna 2 X 2 = 4; l’alunno, posto dinanzi alla nozione senza “affetto”, non stimolato, apprende "apaticamente" che “deve” ricordare. Il nuovo metodo, al contrario, presuppone lo stimolo dell’alunno: “prendi due penne, ora raddoppiane la quantità” l’alunno esegue, poi alla domanda: “osserva: quante penne hai?” l’alunno, incuriosito, da un giudizio, lo verifica e lo valuta, infine risponde: “quattro”; l’alunno così ha fatto un’esperienza conoscitiva propria, non imposta. Tale percorso, riportato nella vita e nella realtà ci fa dire che, ad esempio, se si vuol salvare l’economia nazionale, più che aumentare le tasse (imposizione), occorre far valutare al cittadino che è giusto pagarle (percorso). Come? Beh, questo è un altro discorso...

 
29/03/2012 - SCUOLA/ Una "parola strana" (R Vicenti)

L'articolo è particolarmente interessante e mi ha dato ulteriore spunto di riflessione su come si "vive" la scuola oggi. La crisi economica che lo Stato sta affrontando si ripercuote sulla scuola e inevitabilmente sulla società. La scuola, che viene vista come "spesa" e non come "investimento in capitale umano", rifacendomi alle parole del prof. F. Laviola, non fa più il suo mestiere e ci si ritrova spesso con insegnanti demotivati e alunni svogliati. Sono una mamma e mi capita non poche volte di dover spronare l'interesse delle mie figlie, che frequentano la scuola "dell'obbligo" (nel vero senso della parola), verso determinate discipline. L'alunno va aiutato a chiarirsi quello che egli è, in vista di ciò che deve diventare. Si tratta di procurare l'incontro cosciente tra "piacere profondo" e "bisogno istintivo" di sapere e di fare esperienza che c'è in ogni giovane. La scuola non si può ridurre a realizzazioni tecniche particolari, ma deve investire la mentalità di chi educa; esso non è fine a sè, ma è mezzo per ottenere risultati migliori non solo e non tanto negli effetti e nelle esecuzioni esterne, quanto invece nell'arricchimento e nell'espansione della personalità degli educandi, e nella formazione e maturazione del loro carattere. Allora per rendere affascinante ogni lezione bisognerebbe ridarle "gusto" attraverso tre elementi fondamentali: giudizio, ragione e argomentazione.

 
26/03/2012 - Commento a Vittadini (Anna Maria Russo)

Oggi, la figura dell'insegnante deve essere paragonata a quella di un "artigiano" o "maestro di bottega" della scuola che offre un'opportunità educativa essenziale, in quanto è a scuola che il ragazzo deve scoprire la bellezza della vita e saper affrontare le difficoltà; non sarà certo la TV o la play-station a risolvergli qualunque problema che potrebbe presentarsi lungo il percorso della sua vita. Bisognerebbe passare da un insegnamento inteso come addestramento ad un rapporto tra docente e alunno fondato sul desiderio di comunicare, di apprendere e di rendere "attraente" la lezione, in altri termini, suscitare interesse nell'alunno e conoscere la realtà che lo circonda. Ma come si arriva alla conoscenza? "Educando al desiderio", afferma Vittadini. Ed è proprio da questo che nasce il compito dell'insegnante: allearsi con il desiderio degli studenti e suscitarlo, motivarlo. Condivido a pieno l'idea di V. quando parla di essere contrario alla scuola come soggetto onnicomprensivo, quando cioè la scuola pretende di organizzare anche il tempo libero degli alunni. Parlo per esperienza personale, in quanto mio figlio frequenta le scuole medie inferiori, dove 2 volte a settimana il suo orario scolastico è 8:00-17:30. Come genitore mi sono resa conto che, nonostante la scelta fosse stata libera, in quei 2 giorni della settimana il ragazzo frequenta la scuola a mala voglia, torna a casa molto stanco oltre che avvertire "crisi d'astinenza" dai programmi televisivi o pc.

 
25/03/2012 - commento (GIOVANNI RICCIARDI)

L’articolo di Giorgio Vittadini è molto interessante perché fa una analisi della nostra scuola, dalla riforma Berlinguer ad oggi. A tutto ciò Giorgio Vittadini propone alcune alternative didattiche per far sì che l’istruzione entusiasmi gli alunni, li coinvolgano, si interessino e apprendino in quel modo che è stato degli anni passati quando lo sviluppo industriale ha dimostrato che la teoria e la pratica si legavano tra di loro, e pur essendo la nostra, una nazione di poche materie prime, il fattore umano ha fatto ricchezza. Allora perché non puntare sull’essere, sulla persona, sull’animo, sul buono che una persona può dare, sul capitale umano? E come si fa ad ottenerlo? L’articolo su “il sussidiario.net” del prof. F. Laviola, infatti, afferma proprio l’importanza della persona, del suo ragionare, di cogliere l’interesse che è dentro di noi, per fare bene e non distrarci, perché nel lavoro viene prima la persona con il suo senso critico, l’indagine, i nessi all’interno di quel argomento e poi la materia. Quindi l’insegnamento, sempre nell’articolo, ha bisogno di attrarre, affascinare, coinvolgere, entusiasmare l’alunno. Dare un senso a quello che si sta facendo. Una volta, parlando di questi argomenti con l’insegnante di mio figlio di 17 anni, mi spiega che per poter insegnare è necessario che l'aunno "si innamori" dell'insegnante perchè possa porre tutta la sua fiducia.