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REDDITOMETRO/ L’Agenzia delle entrate: scuole libere non penalizzate, lo strumento è equo

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Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate (InfoPhoto)  Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate (InfoPhoto)

Stiamo tarando il redditometro non con i contribuenti ma «a monte», con sindacati, associazioni di categoria e professionisti. Essi ci stanno fornendo una platea sperimentale di iscritti, persone reali ma anonime, che ci consentono di capire se lo strumento funziona o meno. Proprio perché non vogliamo sbagliare, e vogliamo uno strumento che funzioni. I test finiranno a fine febbraio, a quel punto vedremo se fare nuovi test oppure se le associazioni ci diranno che va bene. Il lancio a quel punto, come anticipato dal direttore Befera, avverrà entro giugno.

Sui giornali si è letto che il redditometro non servirà solo all’Agenzia per dare la caccia agli evasori, ma anche come deterrente. In che modo?

Attraverso la messa online di un software che servirà ai contribuenti per orientarsi. In pratica, un form elettronico costituito di campi che il contribuente potrà implementare con le proprie voci di spesa. Il calcolatore elabora i dati, e dice: il tuo reddito dovrebbe essere di 50mila euro. Se io finora, facendo il furbo, ne ho dichiarati 20mila, sono sull’avviso e so che posso incappare nei controlli. In altre parole, il redditometro avrà anche una funzione di moral suasion, perché non è possibile controllare tutti e l’Agenzia lo sa benissimo: il personale dell’Agenzia che fa i controlli è di 15mila unità, le dichiarazioni degli italiani sono 40milioni, comprese le partite Iva e i lavoratori dipendenti e i pensionati che possono avere il secondo lavoro... Mettere lo strumento online vuol dire per tutti poter controllare la propria situazione, in forma anonima, prima della dichiarazione effettiva e quindi prima di potere essere passibili di reale accertamento.

Insomma, l’occhiuto redditometro funzionerà a dovere?

Sì, perché serve a individuare i furbi, mentre gli onesti non hanno nulla da temere. Ripeto, un conto è pagare rette altissime al nido nel contesto di un volume di spesa «normale»; altra cosa affiancare a questa voce un domestico, una seconda casa e auto di lusso dichiarando redditi non coerenti.



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