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SCUOLA/ Senza lavoro non c'è conoscenza. Neanche in classe

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Si tratta nel contempo di imparare a lavorare; per fare ciò, occorre liberare il lavoro da una schematizzazione ideologica che non rende ragione del cambiamento decisivo che è intervenuto nel passaggio alla terza rivoluzione industriale, quella dell’umanesimo tecnologico, al cui centro, anche per effetto della crisi, riprende valore il lavoro come azione libera e responsabile della persona, svolta entro un progetto condiviso, mirante a creare valore reale presso i destinatari che traggono dal prodotto-servizio un vantaggio in termini non solo di reddito ma di vita buona. È ciò che aveva affermato già Adam Smith il cui pensiero è stato decisamente travisato dagli economisti del circolo di Vienna, che l’hanno presentato come il propugnatore dell’egoismo individuale come fattore fondante la ricchezza delle nazioni. In realtà Smith – che non a caso ha scritto un libro dal titolo Teoria dei sentimenti morali – sostiene che il fattore mobilitante l’agire economico è innanzitutto morale, e precisamente il principio di simpatia ovvero la capacità di identificarsi nell’altro, di mettersi al posto dell’altro e di comprenderne i sentimenti in modo da poterne ottenere l’apprezzamento e l’approvazione.

La maggioranza delle aziende oramai da tempo non chiede alla scuola di addestrare gli studenti per adattarli a ruoli rigidi e prestabiliti, quelli in realtà occupati dai costrutti tecnologici, bensì di formarli a stare positivamente nel reale, scegliendo di accettare le sfide che gli vengono proposte e di coinvolgersi con i colleghi nel lavoro volto a trovare risposte valide e dotate di senso ai bisogni ed ai desideri delle persone e delle comunità. Risulta decisiva la valenza etica del “lavoro ben fatto” come responsabilità della persona che opera con piena coscienza del proprio valore: il lavoro neo-artigianale della terza rivoluzione industriale apre alla possibilità di una nuova comunità che può unire tecnologia e umanesimo, ed in questo modo può rappresentare un programma etico e culturale adatto alla sfida che le nuove generazioni si trovano a fronteggiare. 

L’alleanza tra scuola e lavoro si compie intorno alla comune responsabilità generativa: fornire ai giovani il meglio affinché siano capaci di scoprire il mondo. 



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COMMENTI
20/02/2012 - UNA NUOVA STAGIONE (Angelo Lucio Rossi)

E' evidente una nuova stagione nella scuola italiana. E' evidente un movimento dal basso che sta trasformando la scuola italiana coniugando conoscenze e competenze. L'idea fondamentale di una educazione rivolta ai ragazzi è il fatto che attraverso di essi si ricostruisce un Paese. Un'educazione che introduca al reale e che costituisca "un modo di vedere la vita e quindi di viverla, un modo particolare di stare nel mondo".(Maria Zambrano). Questo approccio richiede un lavoro per rispondere all'emergenza educativa. Nelle nostre scuole sono in atto tanti tentativi di presidi, insegnanti e studenti in direzione di una ripresa di responsabilità educativa che passa attraverso reti di scuole e rapporti con associazioni professionali che hanno a cuore una scuola che guarda al futuro. Dobbiamo con coraggio comunicarci le esperienze che dal basso stanno maturando una concezione di scuola dinamica, viva, aperta al territorio e soprattutto rispondente al nutrimento dei talenti dei nostri ragazzi.

 
20/02/2012 - Perchè non si capitalizza l'esperienza? (enrico maranzana)

“La maggioranza delle aziende ORMAI non chiede alla scuola di addestrare gli studenti per adattarli a ruoli rigidi e prestabiliti bensì di formarli a stare positivamente nel reale, scegliendo di accettare le sfide”. Vi ricordate l’esame di maturità del 69? Diceva proprio questo. Vi ricordate i programmi della scuola media? Muoveva in questa direzione. Vi ricordate i decreti delegati del 74? Ha assegnato la funzione formativa a un organismo strategico, appositamente costituito. Vi ricordate l’art. 2 della legge Moratti? Ha indicato nelle conoscenze e nelle abilità il terreno su cui progettare i percorsi educativi. Si potrebbe andar avanti e allungare di molto l’elenco! Molteplici le cause che sono alla base delle inadempienze indicate. Tra le tante: l’uso d’un linguaggio approssimativo. Si consideri ad esempio l’affermazione “i laboratori sono spazi in cui i ragazzi realizzano opere” mettendo a frutto le conoscenze acquisite. Non è questa l’impostazione dei regolamenti di riordino: la didattica è stata orientata alla “pratica dei metodi indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” affinché gli studenti, da protagonisti, ripercorrendo itinerari di ricerca, acquisiscano comportamenti (competenze) utili alla loro interazione col mondo.