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IL CASO/ E se toccasse ai bambini mettere d’accordo cristiani e musulmani?

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A scuola, in Palestina (InfoPhoto)  A scuola, in Palestina (InfoPhoto)

A Gerusalemme est, nella zona araba della città, una piccola comunità di suore gestisce una scuola materna in cui i bambini vengono per la gran parte da famiglie musulmane. “Non è strano per noi portarli in una scuola cristiana – spiegano diverse mamme. Sappiamo che in questo posto stanno bene, sono al sicuro, imparano e sono felici. Questo è quello che desideriamo per i nostri figli, che ogni mamma desidera per suo figlio”.

“La scuola, in questo, può dettare un metodo. Le divisioni e le paure non si superano parlando astrattamente di pace e di convivenza ma riunendo le persone attorno agli interessi comuni e a ciò che sta loro a cuore”. Avsi, ong italiana, in Israele e Palestina lavora a stretto contatto con la realtà delle scuole. “In molti dei progetti che proponiamo – racconta il responsabile dell’ufficio di Gerusalemme, Alberto Repossi – lavoriamo per esempio sul metodo di insegnamento delle diverse materie, rispondendo a esigenze davvero concrete e che vanno al di là dell’etnia o della religione. È lo stesso principio secondo il quale lavoriamo su altri temi, come l’ambiente. Non si parte dal concetto astratto ma dall’evidenza che si tratta del luogo in cui vivi, in cui ti muovi e scopri di più te stesso ed è per questo che vale la pena averne cura”.

Lo stesso principio, ancora, secondo il quale agli insegnanti vengono offerti corsi sul lavoro in team – l’istituto gestito dalla Custodia di Terra Santa a Betlemme ne sta portando avanti uno – in cui si impara a lavorare insieme accettando la correzione e la critica, nell’ottica di un’esigenza educativa prima che tecnica. “Non si tratta di voler arrivare a creare la convivenza o la pace, sono passi successivi e non possono essere il metodo da cui partire. Partiamo dalla persona e dal suo bisogno concreto e da un’idea educativa, che si trova nelle scuole cristiane di Terra Santa, fondata sulla disponibilità verso l’altro e sulla valorizzazione delle scintille di positivo”.

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