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ORA DI RELIGIONE/ Meno studenti fanno religione? Il prof: dipende da chi la insegna

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Si può fare religione parlando di letteratura o parlando anche di cronaca, ma a condizione che il termine di paragone sia chiaro. Nel caso del sacerdote tale termine è chiaro: egli rende visibile il sacramento, non un insegnante con gli altri.

Dunque la prima condizione è una proposta educativa chiara da parte dei religiosi per poter parlare ai giovani.

Certamente, una proposta educativa che deve far perno su una presenza ecclesiale chiara. Non si tratta di dire, durante l'ora di religione,  facciamo la storia delle religioni o facciamo una cultura vagamente religiosa. No, ci deve essere la proposta di tipo tradizionale, che è quella della presenza della Chiesa nel mondo, una presenza di tipo educativo e che per forza di cose ha bisogno che sia il sacerdote a fare l'ora di religione.

Che ruolo gioca la famiglia in questa disaffezione dei giovani verso l'ora di religione?

La famiglia senza dubbio gioca purtroppo un ruolo importante. Oggi c'è una carenza della famiglia nella proposta educativa, infatti anche le statistiche dicono che dove c'è meno famiglia, cioè al nord, dove si è costretti a una frenesia e a ritmi di vita alienanti, più grande è l'abbandono dell'ora di religione da parte degli studenti. Nel sud Italia invece, dove c'è ancora in qualche modo un tessuto familiare forte, la percentuale di coloro che frequentano è più alta.

Bisogna che la figura del sacerdote torni a essere una presenza nella scuola italiana, insomma.

Nei toni con cui la stampa ha presentato questa indagine appare evidente una forzatura ideologica netta, allo scopo di enfatizzare quel 10% dei giovani che non frequenta più l'ora di religione. Se così fosse davvero, e non abbiamo motivo di dubitarne, non ci sarebbe molto da rallegrarsi da parte di chi da decenni ha fatto guerra contro l'ora di religione. Ma il vero aspetto preoccupante è che l'ora di religione sta creando una disaffezione perché non c'è una esperienza effettiva ecclesiale in quell'ora lì.



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COMMENTI
25/02/2012 - Sante parole (Sergio Palazzi)

Si può dire "sante parole", dato il contesto? Oh, non che non ci siano anche tanti preti che fanno scappare la voglia della religione, per carità. E ci sono pure diversi preti che tra pauperismo, terzomondismo e tanti altri ismi ti farebbero dire "aridatece Santoro o Beppe Grillo, che quelli almeno il mestiere loro lo fanno meglio". Vero pure che il notevole affidamento ai laici dipende dai numeri, e peraltro sarebbe quasi eretico sostenere che un laico non sappia tramettere lo stesso messaggio con la stessa o magari più forza di certi consacrati. Però di ragazzotti svaporati, di vecchi ideologi petulanti, di casalinghe svogliate, di brave persone ricche di entusiasmo ma prive di spessore, di cultura e di carisma mi sembra di averne visto più d'uno e forse anche più di due. Ho detto più di una volta "proprio perché vorrei che mia figlia resti cattolica, appena andrà alle superiori la esenterò dall'ora di religione". Poi non l'ho fatto, per il prossimo anno vediamo come sarà l'insegnante della nuova scuola. Eppure mi insospettisce la clausola per cui la scelta fatta all'inizio dell'anno non può essere revocata in seguito...