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SCUOLA/ Cari giovani (latinisti), traducendo imparate a pensare

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Partire dai dati (le parole o le frasi) si è detto, non ci aiuta minimamente a scoprire le cause di un fenomeno. Se voglio capire lo situazione di una azienda non mi basta conoscere le entrate e le uscite, i profitti o le perdite di un certo anno, mi interessa vedere o meglio prevedere l’andamento futuro. Può darsi che i dati mi confermino o smentiscano la mia ipotesi (chiuderà, sopravvivrà, si espanderà?), e allora prima di raccogliere i dati, ho bisogno di sapere “quali” dati mi servono. In sostanza, la ricerca scientifica non parte dalle “esperienze” (come una ingenua interpretazione del metodo galileiano fa pensare) ma “interroga” le esperienze, come vedeva giustamente Leo Apostel, è un “atto mentale”. La ricerca inizia, secondo Popper, quando si “inciampa” in un problema, in qualcosa che ancora non riusciamo a spiegare. Così è quando un brano latino o greco ci appare in una sorta di chiaroscuro.  Di fronte a un disturbo qualsiasi in campo medico, devo decidere “quali” analisi mi occorrono per emettere la diagnosi. E così di fronte ai mercati finanziari che sono quanto di più “incerto” si trovano ad affrontare gli specialisti, abbiamo bisogno prima di prendere il “vocabolario” ( i dati macroeconomici) di formulare una ipotesi o una “previsione” su quali sono i dati (le frasi o le parole) che ci illuminano il cammino.

Ogni operazione di “previsione” insomma è ermeneutica e l’ermeneutica nasce proprio sul terreno della “traduzione”. Si dirà che ogni traduzione, anche quella delle lingue vive, esercita la mente nella maniera sopra descritta. Ma il vantaggio della traduzione dal latino e dal greco è che ci troviamo di fronte a lingue “concluse”, vale a dire che la loro struttura si è ormai “fissata”: è come analizzare un corpo inanimato, ma che contiene ancora in sé i segni di una vita. Sta al traduttore naturalmente ridargli una vita, nel momento in cui la “traspone” nella sua lingua vivente. E in questo modo che la traduzione è anche un “tradimento”, ma nel senso buono del termine, come sanno bene i traduttori.

Un nota bene finale. Avevo appena terminato questo mio scritto quando nelle pagine di Cultura del Corriere della sera di ieri, venerdì 24 febbraio, è comparso l’interessante articolo di Dario Antiseri Le idee che aprono la mente con il sottotitolo “La traduzione di brani dalle lingue della civiltà antica è una concreta applicazione del metodo scientifico”. C’è una evidente assonanza con il mio intervento e, si parva licet..., non posso che compiacermi. Di fronte al sottotitolo del giornale, mi sentirei di avanzare una ulteriore “provocazione”: e se il metodo scientifico non fosse che una applicazione del metodo della traduzione? Non è stato affermato da qualcuno che l’inventore del “metodo scientifico” moderno sia stato quel Lorenzo Valla, “interprete-traduttore” della famosa Donazione di Costantino?

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COMMENTI
25/02/2012 - una calzante analogia (enrico maranzana)

“La ricerca inizia quando si “inciampa” in un problema, in qualcosa che ancora non riusciamo a spiegare” a condizione che sia accompagnata dal desiderio di cambiare lo stato di indeterminatezza in cui si è immersi. L’indagine ha avvio dalla circostanziata indicazione de “la “meta” a cui bisogna arrivare”, segue il “cercare il proprio percorso”. “Partire dai dati non ci aiuta minimamente a scoprire le cause di un fenomeno”. “Abbiamo bisogno prima di prendere il “vocabolario” di formulare un’ipotesi su quali sono i dati che illuminano il cammino”. Proiettiamo tale metodologia sulla scuola per osservare che il problema consiste nel formare-educare-istruire-insegnare, la meta dall’elencazione della capacità e dalle competenze ma, questo è il dramma, il desiderio di cambiamento è assente. I singoli insegnamenti, le conoscenze e le abilità sono i dati. L’ipotesi sono i percorsi d’apprendimento (comportamenti produttivi) che tutti gli insegnamenti concretizzeranno. Il vocabolario è lo strumento per superare l’ambiguità di termini ricorrenti quali: capacità, competenza, autonomia, educazione, apprendimento … Rimando in rete a “Un approccio scientifico alla riforma della scuola” che mostra un tentativo per condurre il sistema scolastico nell’alveo della razionalità.