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SCUOLA/ Cari prof, se volete parlare della realtà imparate dal tappeto di Calvino

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Italo Calvino (Imagoeconomica)  Italo Calvino (Imagoeconomica)

Tra le città che Calvino descrive ne Le città invisibili c’è Eudossia, dove si conserva un tappeto “in cui puoi contemplare la vera forma della città. A prima vista nulla sembra assomigliare meno a Eudossia che il disegno del tappeto […]. Ma se ti fermi a osservarlo con attenzione, ti persuadi che a ogni luogo del tappeto corrisponde un luogo della città e che tutte le cose contenute nella città sono comprese nel disegno, disposte secondo i loro veri rapporti, quali sfuggono al tuo occhio distratto dall’andirivieni dal brulichio dal pigia pigia”. Tutta la confusione di Eudossia, i ragli dei muli, le macchie di nerofumo, l’odore del pesce, è quanto appare nella prospettiva parziale che tu cogli; ma il tappeto prova che c’è un punto dal quale la città mostra le sue vere proporzioni, lo schema geometrico implicito in ogni suo minimo dettaglio”. 

Il tappeto non descrive  Eudossia, ma permette di comprenderla, aiuta a non smarrirsi nei suoi meandri e nella sua sovrabbondanza di significati: “Perdersi a Eudossia è facile: ma quando ti concentri a fissare il tappeto riconosci la strada che cercavi in un filo cremisi o indaco o amaranto che attraverso un lungo giro ti fa entrare in un recinto color porpora che è il tuo vero punto d’arrivo”. L’analogia di cui si parla tra tappeto e città non è, ovviamente, una somiglianza (il tappeto non vuole riprodurre la forma della città e rappresentarla), ma un isomorfismo strutturale che è basato su un senso che è necessariamente e unicamente di posizione: il filo cremisi o indaco o amaranto non hanno né una designazione estrinseca, né una significazione intrinseca, legata alla scelta del colore o a qualsivoglia altra caratteristica. 

Ciò che importa, invece, è la corrispondenza tra la posizione del filo medesimo e quella della via o sentiero a cui rimanda e, soprattutto, tra la relazione reciproca tra i fili, da una parte, e quella tra le strade che si cercano, dall’altra. Il tappeto, da questo punto di vista, è una combinatoria costituita da elementi puramente formali, è un affresco che ha significato topologico e relazionale. Ma non è solo questo l’aspetto importante segnalato da Calvino, bensì anche e soprattutto il fatto che per chi si sia perso a Eudossia e non sappia ritrovare la via smarrita, la città parla attraverso il tappeto, nel senso che è in quest’ultimo che bisogna cercare la risposta al proprio problema. 

La città non dice alcunché, se interrogata direttamente: per darle voce occorre passare attraverso la mediazione di una rappresentazione semplificata (il tappeto, appunto), in cui il problema da affrontare venga trasferito per essere analizzato più convenientemente e risolto. Questa rappresentazione non esprime necessariamente l’intima e reale essenza del problema (la città è così complessa da non lasciarsi rappresentare in modo esaustivo con i fili e colori del tappeto), ma deve fornirne una sintesi utile, aiutare a vederne e a capirne la natura intrinseca, a determinare quali caratteristiche sono rilevanti e  pertinenti e quali non lo sono ai fini del problema medesimo.



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COMMENTI
27/02/2012 - Dinamicità e modellazione (enrico maranzana)

“Il rischio che si corre è quello di vivere nel modello” come avviene nelle aule scolastiche dove ci sono non uno, ma tanti modelli, tanti quanti sono gli insegnamenti impartiti. Poveri ragazzi! “La relazione tra l’ambiente esterno nella sua complessità e la vita scolastica deve essere oggetto di una modellizzazione qualitativa”: è quanto è scritto nella legge. Al sistema scolastico è stata data la responsabilità di organizzare il servizio al fine di promuovere le capacità dei giovani, capacità che si manifestano sotto la forma di competenze [comportamenti esibiti quando si affronta un compito]. La scelta del legislatore era obbligata: come è possibile modellare quello che non si conosce? Come prevedere le caratteristiche dell’ambiente con cui i giovani interagiranno alla fine del loro itinerario scolastico? A monte di tutto è da collocarsi un’altra questione: esiste un “modello d’uomo?”