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SCUOLA/ Cari prof, se volete parlare della realtà imparate dal tappeto di Calvino

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Italo Calvino (Imagoeconomica)  Italo Calvino (Imagoeconomica)

In tutte le questioni che riguardano non solo l’impresa scientifica, ma l’esperienza umana nel suo complesso il ricorso all’analogia è uno stimolo potentissimo per la ricerca di soluzioni efficaci. Certo, è uno strumento da maneggiare con cura e con cautela e da controllare con attenzione nei suoi esiti, in quanto è a volte all’origine di passi falsi e di pseudo spiegazioni, tuttavia rimane il mezzo più potente di cui disponiamo per mettere in relazione ambiti, contesti e campi problematici diversi. La relazione tra l’ambiente esterno nella sua complessità e la vita scolastica deve essere oggetto di una “modellizzazione qualitativa”, ovviamente ben differenziata da quelle che mirano a predizioni strettamente quantitative, ma ciò non significa che essa non sia passibile di controlli. Escogitare controlli per modelli del genere può invece essere addirittura più semplice, in quanto essi, come precisa René Thom, rinunziano all’ideale, che egli giudica “irragionevole”, di una determinazione precisa di tutti i parametri in gioco in favore della descrizione della “funzione” di ciascun elemento di un sistema, dando luogo così a una sorta di “ermeneutica” nel contesto della modellizzazione. 

Vivere pienamente la scuola e nella scuola, ma insegnando (e imparando) a trasferire fuori di essa ciò che si è appreso lì, sulla base di un modello in cui, rispetto alla misura, si riconosce l’incidenza primaria dei quadri e dei nuclei concettuali. Sbaglierò, ma mi sembra essere questo il senso profondo della sfida che deve quotidianamente affrontare chi frequenta, con funzioni e ruoli diversi, le aule scolastiche. Se si nega questo presupposto il motto dell’Émile di Rousseau “Vivere è il mestiere che gli voglio insegnare”, richiamato a volte in modo perfino ossessivo, resta una vuota formula rituale. Quasi un esorcismo per scacciare i fantasmi e i demoni da cui la scuola è tormentata.



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COMMENTI
27/02/2012 - Dinamicità e modellazione (enrico maranzana)

“Il rischio che si corre è quello di vivere nel modello” come avviene nelle aule scolastiche dove ci sono non uno, ma tanti modelli, tanti quanti sono gli insegnamenti impartiti. Poveri ragazzi! “La relazione tra l’ambiente esterno nella sua complessità e la vita scolastica deve essere oggetto di una modellizzazione qualitativa”: è quanto è scritto nella legge. Al sistema scolastico è stata data la responsabilità di organizzare il servizio al fine di promuovere le capacità dei giovani, capacità che si manifestano sotto la forma di competenze [comportamenti esibiti quando si affronta un compito]. La scelta del legislatore era obbligata: come è possibile modellare quello che non si conosce? Come prevedere le caratteristiche dell’ambiente con cui i giovani interagiranno alla fine del loro itinerario scolastico? A monte di tutto è da collocarsi un’altra questione: esiste un “modello d’uomo?”