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SCUOLA/ Chiosso: no al metodo Usa, per valutare i prof servono le famiglie

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Nella scuola italiana non viene applicato nessun di questi. C’è la rilevazione degli apprendimenti attraverso l’Invalsi. Da noi inoltre è abbastanza diffusa quella che viene chiamata autovalutazione di istituto, cioè sono i singoli istituti che, senza input obbligatori da parte di nessuno ,valutano però il gradimento – e non tanto l’efficacia. E qui occorrerebbe distinguere, perché ci può essere una scuola molto gradita, ma mediocre. 

Esiste un criterio esaustivo per poter valutare l'insegnante secondo l'insieme dei fattori che lo rendono tale e non alla stregua di un qualsiasi prodotto?

Valutare i loro risultati sarebbe questione, già di per sé, difficile e complicata, ma realisticamente fattibile. Valutarli radicalmente, in quanto professionisti, non solo sarebbe poco praticabile (a chi spetterebbe del resto tale valutazione? Al Miur? All'istituto?) ma neanche particolarmente utile. In sostanza: la verifica dell'adeguatezza del docente si compie rispetto a quanto ci si aspetta da lui. E da lui, ci si aspetta che lo studente impari.

Perché, nel nostro Paese, si è tanto restii a valutare? Crede che i sindacati abbiano fatto un certo ostruzionismo per evitare la perdita di rendite di posizione?

I sindacati, di norma, non sono mai stati per nulla favorevoli alla valutazione. Si dicono tali nelle dichiarazioni di principio (e, a volte, neanche in quelle) ma nell'applicazione pratica in cui questi meccanismi si realizzano sono recalcitranti. Temono che ne derivino sanzioni, differenziazioni stipendiali, disparità di trattamento con forme premiali. Tuttavia, l'arretratezza nella valutazione non può essere imputata solamente a loro.

A chi, allora?

Alla rapidità dello sviluppo scolastico, ad una certa incapacità di gestire la politiche di formazione del personale, alla trasformazione della scuola da luogo di educazione in parcheggio per gli intellettuali senza lavoro. Si tratta di responsabilità non addebitabili ad un solo soggetto.

Quali miglioramenti porterebbe innovare efficacemente?

Non credo che l'aumento di stipendio, i premi o le sanzioni per gli insegnanti cambino, di per sé, la scuola. Tuttavia, delle forme efficaci di incentivo ci consentirebbero, quantomeno, di individuare i migliori. E i peggiori.  



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COMMENTI
28/02/2012 - Chi valuta chi? (Aldo Domenico Ficara)

Un professore arriva alla propria agognata cattedra dopo un corso di laurea, dopo un concorso, e dopo il giudizio del comitato di valutazione della scuola, dove ha compiuto l’anno di straordinariato. La valutazione delle competenze in ingresso alla carriera scolastica del docente potrebbe basarsi anche sulla valutazione del corso di laurea seguito e dell’università frequentata, sulle competenze dei commissari della commissione del concorso superato e su quelle del comitato di valutazione della scuola di titolarità. Successivamente, con lo stesso metro valutativo, si dovrebbero analizzare i corsi di aggiornamento, i master e così via. Ma il dato oggettivo della preparazione di un docente dovrebbe essere il ritorno di stima dei pari, riscontrabile dalla quantità e qualità delle pubblicazioni e dalla considerazione dell’insegnante nell’ambito della disciplina insegnata. Quanto detto deve valere sia per il docente da valutare sia per coloro che valutano, in una sorta di scambio culturale che crei un circolo virtuoso di innalzamento delle competenze. Se dopo tutto questo le classi continuano a non rispondere ai livelli minimi di apprendimento programmati, si dovrà prendere in considerazione anche il semplice fatto che lo studente non abbia voglia di studiare, con buona pace di tutte le strategie valutative.

 
28/02/2012 - senza dubbio interessante, anche se... (Sergio Palazzi)

Mettersi a decidere quale sistema sia migliore è una difficoltà da far tremare le gambe anche ai più esperti, per cui sussurro solo qualche opinione senza pretese. Non so se dei 3 schemi quello proposto da Chiosso sia realmente ottimale, certo sono d'accordo con lui che gli altri due non lo sono affatto. Giudicare sull'esito incrementale del prodotto finito è fuori discussione: ci possono essere duecento motivi che influiscono sull'esito del lavoro di un docente in una classe. Nel nostro contesto: come la mettiamo con i docenti che ogni anno cambiano materia - non dico scuola! - o che magari incontrano la classe solo per un anno in un percorso di 5? Peggio che andar di notte l'idea del giudizio tra pari: nemmeno in una seria fraternità monastica si può supporre che avvenga altro che l'esaltazione dei rancori e delle camarille, o del fair play à la Buffon. Quando il reclutamento e la mobilità sono variabili aleatorie, sarebbero guai per un insegnante che si sia inserito in un contesto consolidato o fossilizzato, proponendovi - non sia mai - nuovi metodi, senso critico... O comunque per chi non abbia troppi peli sulla lingua. Conosco forse un paio di scuole dove mi piacerebbe essere valutato così, ma molte di più in cui proprio non vorrei. Restano famiglie e studenti; forse qui si può effettivamente sperare in una maggiore equanimità, tuttavia come non pesare che tendano a prevalere i mediocri e furbi, che alzano i voti e volano basso senza attirarsi critiche palesi?

 
28/02/2012 - Un discorso a braccio (enrico maranzana)

“La verifica dell'adeguatezza del docente si compie rispetto a quanto ci si aspetta da lui. E da lui, ci si aspetta che lo studente impari”. Una frase che focalizza due bubboni della scuola. I POF dovrebbero indicare quali sono le prestazioni attese, si sottolinea il “dovrebbero” perché non se ne trova uno concepito in conformità al dettato dell’art. 2 della legge 53/2003. In rete “Coraggio! Organizziamo le scuole” mostra i principi rispetto ai quali dovrebbe essere gestita l’istituzione, unico e solo fondamento di una razionale valutazione del lavoro scolastico. Il secondo bubbone ha natura ideologica: lo studente DEVE essere messo in condizione di apprendere, di modificare i suoi comportamenti, di far evolvere le sue capacità: la conoscenza è il bagaglio che, opportunamente strutturato, ristrutturato e funzionalmente arricchito, gli consente di superare gli ostacoli che il mondo frappone al suo cammino. Appartiene alla storia la scuola che chiedeva ai giovani di imparare.