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SCUOLA/ Chiosso: no al metodo Usa, per valutare i prof servono le famiglie

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Nel 2006, il Department of Education di New York, per migliorare la qualità delle scuole pubbliche, ideò un nuovo paradigma valutativo fondato sul cosiddetto value-added. L'idea era semplice: i risultati ottenuti dagli studenti in matematica e inglese, tra la quarta elementare e la terza media, si sarebbero paragonati a quelli degli anni venturi, tenendo in considerazione anche fattori quali l'estrazione sociale delle famiglie di provenienza. Eventuali cambiamenti nei profitti avrebbero riflesso le capacità dei singoli docenti o degli istituti, consentendo di modificare opportunamente ciò che non andava nei metodi di insegnamento. Lo strumento serviva a migliorare gli studenti. Si è trasformato, invece, in un boomerang per i professori quando i media hanno deciso di avvalersi del Freedom of Informaction Act per ottenere la pubblicazione dei giudizi interni su 18mila docenti di 140 istituti. Così sul banco degli imputati, invece degli studenti, sono finiti i docenti. Al di là delle polemiche, abbiamo chiesto a Giorgio Chiosso se sia giusto compilare le pagelle dei docenti.

Quale sarebbe il metodo di valutazione più corretto ed efficace?

Esistono tre diverse esperienze realizzate in varie parti del mondo. Le prime due sono di tipo “proceduralista” e “quantitativista”. La prima consiste nel misurare il rendimento di una classe o di un istituto in un certo periodo, registrandone l'incremento sul fronte degli apprendimenti; la seconda si basa sul giudizio tra pari. Gli stessi docenti si valutano reciprocamente, secondo varie modalità, con comparazioni interne all'istituto o tra gruppi d'istituti; la terza si avvale, oltre che del giudizio dei docenti, di quello degli utenti, ovvero delle famiglie (e, in qualche caso, specie nelle superiori, di quello degli studenti). Quest'ultimo, mi sembra il metodo più efficace e realistico.

Perché?

Mette in gioco la pluralità dei soggetti che sono all’interno di una scuola. I metodi quantitativi - i primi due -, invece, nonostante la loro pretesa scientificità, presentano una serie di variabili non controllabili. Ecco perché preferisco l’ultimo.

In Italia qual è il metodo maggiormente applicato?



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COMMENTI
28/02/2012 - Chi valuta chi? (Aldo Domenico Ficara)

Un professore arriva alla propria agognata cattedra dopo un corso di laurea, dopo un concorso, e dopo il giudizio del comitato di valutazione della scuola, dove ha compiuto l’anno di straordinariato. La valutazione delle competenze in ingresso alla carriera scolastica del docente potrebbe basarsi anche sulla valutazione del corso di laurea seguito e dell’università frequentata, sulle competenze dei commissari della commissione del concorso superato e su quelle del comitato di valutazione della scuola di titolarità. Successivamente, con lo stesso metro valutativo, si dovrebbero analizzare i corsi di aggiornamento, i master e così via. Ma il dato oggettivo della preparazione di un docente dovrebbe essere il ritorno di stima dei pari, riscontrabile dalla quantità e qualità delle pubblicazioni e dalla considerazione dell’insegnante nell’ambito della disciplina insegnata. Quanto detto deve valere sia per il docente da valutare sia per coloro che valutano, in una sorta di scambio culturale che crei un circolo virtuoso di innalzamento delle competenze. Se dopo tutto questo le classi continuano a non rispondere ai livelli minimi di apprendimento programmati, si dovrà prendere in considerazione anche il semplice fatto che lo studente non abbia voglia di studiare, con buona pace di tutte le strategie valutative.

 
28/02/2012 - senza dubbio interessante, anche se... (Sergio Palazzi)

Mettersi a decidere quale sistema sia migliore è una difficoltà da far tremare le gambe anche ai più esperti, per cui sussurro solo qualche opinione senza pretese. Non so se dei 3 schemi quello proposto da Chiosso sia realmente ottimale, certo sono d'accordo con lui che gli altri due non lo sono affatto. Giudicare sull'esito incrementale del prodotto finito è fuori discussione: ci possono essere duecento motivi che influiscono sull'esito del lavoro di un docente in una classe. Nel nostro contesto: come la mettiamo con i docenti che ogni anno cambiano materia - non dico scuola! - o che magari incontrano la classe solo per un anno in un percorso di 5? Peggio che andar di notte l'idea del giudizio tra pari: nemmeno in una seria fraternità monastica si può supporre che avvenga altro che l'esaltazione dei rancori e delle camarille, o del fair play à la Buffon. Quando il reclutamento e la mobilità sono variabili aleatorie, sarebbero guai per un insegnante che si sia inserito in un contesto consolidato o fossilizzato, proponendovi - non sia mai - nuovi metodi, senso critico... O comunque per chi non abbia troppi peli sulla lingua. Conosco forse un paio di scuole dove mi piacerebbe essere valutato così, ma molte di più in cui proprio non vorrei. Restano famiglie e studenti; forse qui si può effettivamente sperare in una maggiore equanimità, tuttavia come non pesare che tendano a prevalere i mediocri e furbi, che alzano i voti e volano basso senza attirarsi critiche palesi?

 
28/02/2012 - Un discorso a braccio (enrico maranzana)

“La verifica dell'adeguatezza del docente si compie rispetto a quanto ci si aspetta da lui. E da lui, ci si aspetta che lo studente impari”. Una frase che focalizza due bubboni della scuola. I POF dovrebbero indicare quali sono le prestazioni attese, si sottolinea il “dovrebbero” perché non se ne trova uno concepito in conformità al dettato dell’art. 2 della legge 53/2003. In rete “Coraggio! Organizziamo le scuole” mostra i principi rispetto ai quali dovrebbe essere gestita l’istituzione, unico e solo fondamento di una razionale valutazione del lavoro scolastico. Il secondo bubbone ha natura ideologica: lo studente DEVE essere messo in condizione di apprendere, di modificare i suoi comportamenti, di far evolvere le sue capacità: la conoscenza è il bagaglio che, opportunamente strutturato, ristrutturato e funzionalmente arricchito, gli consente di superare gli ostacoli che il mondo frappone al suo cammino. Appartiene alla storia la scuola che chiedeva ai giovani di imparare.