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SCUOLA/ 2. A chi conviene eliminare il latino?

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Ma anche dopo le tragedie immani del XX secolo non si è modificato il rapporto tra l’uomo del presente e ciò che lo precede: a ciò le società occidentali si sono ormai assuefatte. A partire da quella disputa, infatti, che sembrava essere puro fioretto tra accademici, progressivamente il passato cessa di essere l’inevitabile punto di partenza (anche di chi eventualmente poi l’avesse rifiutato se non ostentatamente ignorato), il dono amorevolmente consegnato dalla generazioni precedenti, la terra e il fertilizzante in cui riporre magari anche il seme di un innesto prodigioso e innovativo, insomma quel trádito non genetico che è, secondo Uspenskij, appunto la “cultura”: ciò che permette l’accogliente cura e quindi la coltivazione del nuovo.

Il passato, invece, diventa al massimo oggetto inerte su cui esercitare l’acribia della misura razionalistica (storicistica, filologistica, strutturalistica, formalistica, e tutte le varie forme di ragione –istica), quando non addirittura pre-testo per delirii ideologico-totalitarii, manipolatorii del passato e quindi anche del presente. Con ciò sia detto una volta per tutte che la museale esposizione di cadaveri mummificati e dettagliatamente analizzati con procedimenti scimmieschi delle scienze fisico-matematico-sperimentali, per quanto rivestita della pompa retorica che si nutre magari proprio delle conoscenze derivanti dagli studi dell’antichità, nulla ha a che vedere con il rapporto vivo, vissuto e vivente, con la tradizione. Quindi temo che anche molti laudatores temporis acti siano all’atto pratico risultati – forse involontariamente – volonterosi carnefici di ciò che pur predicavano di voler difendere e salvaguardare.

Di questa progressiva o ricorsiva rottura col passato fa parte la messa ripetutamente in questione dell’utilità (le parole sono pietre!) tout court delle discipline letterarie, soprattutto se legate alla cultura greco-latina, o più specificatamente dell’utilità del loro insegnamento a livello scolare medio, prima inferiore, e poi oggi anche superiore. Non è chi non veda che non si tratta di un processo di darwinistica selezione solo anticlassicistica, che comporti cioè il sacrificio di un mondo, a prescindere dal quale si possano salvaguardare altri aspetti della cultura del passato. La logica inesorabile di tale rottura sta producendo una voragine sempre più ampia, che sta facendo scomparire dalle scuole italiane nientemeno che Dante e Manzoni. Più le radici linguistico-letterarie dell’identità culturale di una civiltà sono recise e più ingigantisce il fossato che separa le sempre nuove generazioni dal contatto con una tradizione vivente, e quindi inevitabilmente sempre più lasciti di quella tradizione culturale diventano difficili, oscuri, lontani, non à la page: in una parola inutili perché innanzitutto non “moderni”, che deriva non a caso da modo, avverbio che indica qualcosa che è di “ora” soltanto. E quindi con ottime probabilità di essere effimero. 



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COMMENTI
29/02/2012 - generazioni senza (francesco taddei)

Si allarga il solco fra i giovani e l'identità della tradizione. La civiltà (quella vera) viene divorata dalla modernità.

 
29/02/2012 - (enrico maranzana)

Un’argomentazione confinata all’interno della disciplina: il punto di forza dell’insegnamento delle lettere classiche è collocato in secondo piano. In un SISTEMA (questo è il riferimento essenziale) le singole parti non hanno un proprio significato: questo si desume dal loro coordinamento, organizzazione vitale per il conseguimento della finalità istituzionale (la promozione di capacità). Nei regolamenti di riordino si legge che “per raggiungere questi risultati (competenze) occorre il concorso e la piena valorizzazione di tutti gli aspetti del lavoro scolastico” e la “pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari”. Ecco l’aspetto qualificante: latino e greco immergono gli studenti in un ambiente di ricerca che, per la sua densità culturale e concettuale, può risultare più coinvolgente di situazioni che si sviluppano in altri ambiti disciplinari. Se la persona umana è il cardine dell’istituzione allora non si deve riflettere sullo strumento ma focalizzare la funzionalità di questo rispetto ai fini. Educare è un processo che si sviluppa nel lungo periodo .. ma ..ai nostri governanti manca la pazienza e operano scelte affrettate.