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SCUOLA/ 2. A chi conviene eliminare il latino?

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Il dibattito, in corso su queste pagine, sull’insegnamento della cultura classica a scuola, soprattutto sull’utilità o necessità di un’adeguata conoscenza linguistica – prerequisito necessario, come riconosce Elisabetta Cassani anche per quell’operazione intellettualmente raffinata e audace che è la “traduzione” – merita senz’altro di essere collocato in un contesto più ampio, storico e culturale. Entro tale l’orizzonte, mi limiterò poi a considerare solo la questione dell’insegnamento del latino.

«Un convegno tenutosi a Sassari nel novembre 2001 sul “Futuro degli studi classici in Europa”, ha dovuto prendere atto che ormai in quasi tutti i paesi europei quel genere di studi era stato rinchiuso in una specie di nobile zoo, un museo di viventi da ostentare, con l’orgoglio con cui si mostrano antichi gioielli di famiglia. Di fatto le riforme dell’istruzione pubblica, anche nei paesi di più solida tradizione umanistica, hanno in pratica condannato a morte le discipline classiche. L’esecuzione, forse per pudore e intima vergogna, non è pubblica e immediata, ma silente e quasi invisibile. Per eutanasia. Si comincia con il renderle opzionali nei curricula delle scuole medie (superiori, ndr), ponendole in alternativa con discipline di più immediata spendibilità – in Germania, ad esempio, il latino è in concorrenza con la lingua straniera – e quando il numero dei fruitori per intuibili ragioni pratiche scende verticalmente, non si fa altro che prendere atto della loro obsolescenza e inutilità negli assetti delle società moderne. L’ultima spiaggia diventa a questo punto l’università, ma non occorre molta fantasia per capire quale sarà l’esito del processo. La società, intesa come famiglie, struttura produttiva e istituzioni, guarda nel migliore dei casi distrattamente il processo di estinzione, talora l’asseconda convinta che sia un bene, talora lo attende con sottile piacere. Da molto tempo corre, e sempre più velocemente, dietro il mito illuministico del progresso infinito, afferra tutto quanto sembra spalancare le porte del futuro, affascinata dalla tecnologia e dalle “magnifiche sorti e progressive”, che promettono fra l’altro la felicità del successo economico e del potere che questo attribuisce. Il passato è solo zavorra, che si deve lasciare lungo i bordi della strada per camminare più spedito. Chi è moderno, non si guarda indietro» (Cicu, L., Il Lento naufragio della cultura classica, Sandalion, Vol. 23-25 (2000-2002), pp. 163-164).

La veridicità di questa descrizione, di dieci anni addietro, mi pare oggi ancor più dimostrata dagli eventi intercorsi, anche e soprattutto dopo le ultime riforme scolastiche realizzate in Italia. Per chi tuttavia ha il vizio di frequentare il passato, tale situazione non si presenta in niente innovativa e “strana” bensì la più recente versione di una partita iniziata parecchio tempo prima. Per comodità, la definiremo secondo la consolidata etichetta di querelle des anciens et des modernes. L’inizio quindi risale all’epoca in cui l’incipiente razionalismo moderno cominciava, ormai più di tre secoli orsono, la sua inarrestabile cavalcata, che lo avrebbe portato a trionfare, per uno di quegli imprevedibili paradossi storici, nel suo annullamento nichilistico. 



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COMMENTI
29/02/2012 - generazioni senza (francesco taddei)

Si allarga il solco fra i giovani e l'identità della tradizione. La civiltà (quella vera) viene divorata dalla modernità.

 
29/02/2012 - (enrico maranzana)

Un’argomentazione confinata all’interno della disciplina: il punto di forza dell’insegnamento delle lettere classiche è collocato in secondo piano. In un SISTEMA (questo è il riferimento essenziale) le singole parti non hanno un proprio significato: questo si desume dal loro coordinamento, organizzazione vitale per il conseguimento della finalità istituzionale (la promozione di capacità). Nei regolamenti di riordino si legge che “per raggiungere questi risultati (competenze) occorre il concorso e la piena valorizzazione di tutti gli aspetti del lavoro scolastico” e la “pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari”. Ecco l’aspetto qualificante: latino e greco immergono gli studenti in un ambiente di ricerca che, per la sua densità culturale e concettuale, può risultare più coinvolgente di situazioni che si sviluppano in altri ambiti disciplinari. Se la persona umana è il cardine dell’istituzione allora non si deve riflettere sullo strumento ma focalizzare la funzionalità di questo rispetto ai fini. Educare è un processo che si sviluppa nel lungo periodo .. ma ..ai nostri governanti manca la pazienza e operano scelte affrettate.