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SCUOLA/ Consigli a Profumo per vincere la "guerra" dell’autonomia contro Monti

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

E così veniamo al secondo esempio. Se l’approccio del MIUR aveva un difetto era quello di “saltare” il livello regionale: soldi e organici venivano assegnati direttamente alle scuole. Capisco le motivazioni che stanno dietro a questa decisione, ma forse l’introduzione del filtro regionale tranquillizzerebbe la Ragioneria Generale. In Conferenza delle Regioni si è trovato un accordo sui nuovi criteri di riparto degli organici sui livelli regionali e se è vero che alcune Regioni (soprattutto del Sud) si sono poi tirate indietro, è anche vero che un provvedimento dello Stato di portata storica come quello dell’assegnazione ad esse degli organici costringerebbe a un ripensamento. Le Regioni – lo prevede il nuovo decreto – andranno coinvolte nella stesura delle suddette linee guida: perché non sfidarle a raccogliere pienamente la sfida? Applicheremmo pienamente la riforma del Titolo V e daremmo al MEF un interlocutore più definito di quanto non lo possano essere migliaia di autonomie scolastiche.

Perché tutto questo funzioni serve infine una terza condizione. È in corso una riorganizzazione dell’offerta formativa del primo ciclo, voluta dal precedente governo: un dimensionamento scolastico che prevede ci siano solo istituti comprensivi e tutti con almeno 1000 studenti. Non entro nel merito, ma basti al lettore sapere che alcune Regioni hanno fatto i compiti a casa e altre no. Introdurre l’organico di rete e dell’autonomia in un sistema profondamente squilibrato non otterrebbe i risultati sperati, con l’aggravante che le regioni che hanno fatto i compiti si ritroverebbero penalizzate rispetto a quelle che non li hanno fatti. Un meccanismo perverso e un disincentivo del buon governo che andrebbe evitato; anche perché rischierebbe di vanificare la tenuta complessiva di tutto il disegno e vedrebbe anche qui l’opposizione del MEF.

Il suggerimento è quello di procedere con selettività: si stabilisce il principio che gli organici si assegnano con le nuove modalità, ma solo alle Regioni in regola con le procedure di dimensionamento. Siccome anche quelle che ancora non lo sono si sono impegnate a terminare il processo entro tre anni, vorrà dire che avranno un ulteriore incentivo a procedere. E in più lo Stato procederebbe con le carote per i meritevoli piuttosto che con la minaccia (che spesso rimane solo tale) del bastone per gli inadempienti. Anche questa sarebbe una bella innovazione, in questo caso nel rapporto tra lo Stato e le sue Regioni.

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COMMENTI
07/02/2012 - “Il filo bianco” e “La scuola garrotata” (Vincenzo Pascuzzi)

MIUR vs MEF?! Battaglia, guerra?! Stiamo scherzando?! Il bravo Marco Campione, in buonissima fede, cerca così di dipingere di rosa o di verde una situazione che è buia e nera anche con Profumo e come lo era con Gelmini. MEF è Mario Monti cioè il governo, con lui non c’è partita. MIUR con Francesco Profumo conta come il 2 di bastoni essendo briscola denari, spade o coppe. Ha ragione Bruno Moretto con “Il filo bianco” da Fioroni prima, a Gelmini, ora a Profumo (se interessa vedere: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120207093623 ). Ho – purtroppo e mio malgrado – ragione anch’io con “La scuola garrotata” (v. http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=15380). Di scuola se ne potrà parlare seriamente - FORSE - con la prossima generazione.

 
07/02/2012 - ... le Regioni? (Max Bruschi)

Articolo intelligente... siccome ho qualche dimestichezza nelle difficoltà con gli occhiuti custodi del MEF, più da testimone che da attore, immaginavo come sarebbe andata a finire. Non è questione di Profumo o Gelmini, Moratti o Fioroni, è questione di relazioni tra gli apparati dei due (spesso opposti) ministeri. Che, però, non si risolve affatto coinvolgendo le Regioni, viste le lezioni del passato sulle politiche di spesa (il caso della sanità è il più emblematico). Dubito che al MEF preferiscano moltiplicare per venti gli interlocutori, dati i precedenti.

RISPOSTA:

Che le Regioni vadano coinvolte le regioni lo dice il decreto e soprattutto lo prevede la Carta costituzionale (nuovo Titolo V). Una ventina di interlocutori sono comunque meglio delle migliaia di autonomie scolastiche come prevedeva di fare il decreto prima versione. MC