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SCUOLA/ Iscrizioni, la crisi "morde" i licei. La Lombardia anticipa l’Italia?

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Al contrario, nelle province, soprattutto del Nord, viene avanti con forza il modello francese, per cui gli studi umanistici sono meno prestigiosi di quelli scientifici e di quelli economici e tendono ad essere riservati alle ragazze destinate all’insegnamento.

In questo i curriculi specificamente scolastici c’entrano poco; ciò che conta è la temperie culturale generale del Paese. Un Paese il nostro, con una classe dirigente politica poco moderna, in quanto  continua a tenere di fatto in non cale le scienze della natura e della società, ha ostinatamente riproposto come eccellente – avendo per di più l’arroganza di non rinnovarlo – il modello di formazione filologico-letterario ancor più che storico. Tanto che l’ha imposto a tutti i filoni formativi, sia pure in versioni via via più edulcorate. Ma la realtà ha la testa dura ed ora si rischia la graduale emarginazione di questo modello, anche attraverso la marginalizzazione dei suoi  insegnamenti chiave dal core curriculum e dai curriculi di fatto (che latino si impara nei licei scientifici?). Di questo è forse un segnale il graduale indebolimento dell’archetipo costituito dal liceo classico.

Dall’altro versante del mondo scolastico le cose si muovono, anche se molto lentamente. Il 29% segnala la faticosa tenuta dei tecnici, mentre l’11% degli istituti professionali di stato quinquennali la loro stabilizzata  marginalità; continua la crescita dell’Istruzione e formazione professionale, che passa in due anni dal 13 al 18,5%.

Per quanto riguarda gli istituti tecnici, la accanita campagna degli ultimi anni di Miur e Confindustria in loro difesa non sembra sfondare, ma forse è servita a tenere. Probabilmente è illusorio pensare che lavori di rifinitura sui curriculi e sulle metodologie possano invertire i trend sociali: la crescita dei licei leggeri è avvenuta in questi anni a spese degli istituti tecnici, che hanno visto l’erosione della loro utenza di status economico sociale ed aspirazioni più alte. Un possibile inversione forse dipenderà, più che dai meriti dell’istruzione tecnica, dalla constatazione da parte delle famiglie che, soprattutto in tempi di crisi, gli esperti in comunicazione et similia sono attesi per lo più da un incerto impiego presso i call center.

La crescita dell’Istruzione e formazione professionale è probabilmente destinata a continuare nei confronti di una Istruzione professionale quinquennale di Stato di incerto profilo, difficilmente distinguibile dalla tecnica, se non in termini negativi e che insiste su un orario del biennio pesantemente connotato di materie generaliste, che portano a più di un quarto delle bocciature.

Tuttavia è da notarsi che l’Istruzione e formazione professionale lombarda è al momento un’eccezione nel quadro nazionale. La sua struttura è particolarmente solida ed attraente, poiché viene realizzata sia negli istituti statali che nei centri di formazione professionale e gode di un quadro di riferimento normativo da tempo definito, che ha costituito fra l’altro da punto di riferimento per la normativa nazionale in proposito. 



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