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SCUOLA/ Tfa e reclutamento, la regia si guardi dai sabotatori...

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Insomma, una regia attenta dovrà tenere insieme tutti gli elementi di un programma di governo che, come detto, si propone di ricomporre i pezzi di un sistema disarticolato, ma che non può farlo se non guarda avanti e soprattutto al compito fondamentale della scuola, che è quello di rispondere ad una domanda di formazione e di educazione. 

A questo livello si colloca il tema dell’autonomia scolastica con il quale la marcia dell’attuale governo si incrocia almeno due volte: direttamente e indirettamente. Nel primo caso, avendone declinate le caratteristiche tramite il “decreto semplificazioni”; nel secondo caso, dovendo prendere posizione sul caso della Regione Lombardia. Ci sono state incertezze, come già è stato notato, in sede di stesura dell’articolo 50 del decreto semplificazioni sul quale la Camera ha votato la fiducia (si attende quella del Senato). In un primo tempo pareva che alle scuole dovesse essere concessa subito una “autonomia responsabile” con conseguente trasferimento di risorse finanziare e organico funzionale (detto “organico dell’autonomia”); poi, come ad interrompere un sogno troppo bello per essere vero, si è passati nell’attuale formulazione del testo alla “attuazione dell’autonomia” da definire mediante linee guida da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto stesso (i tempi ministeriali!). 

La vera bomba è tuttavia il progetto di legge della Regione Lombardia “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione”, che sta seguendo il suo iter nelle commissioni consiliari e che all’art. 8 prevede il reclutamento diretto del personale docente da parte delle scuole. Su questo fronte non saranno ammissibili tentennamenti e indietreggiamenti, perché, come le parti in causa (Regione e Miur) hanno ben enucleato, i criteri di assegnazione del personale sono di competenza delle Regioni, in virtù dell’attuazione del titolo V e degli accordi intervenuti in sede di Conferenza Stato Regioni. 

È evidente, come la contestazione accesa dei Cobas e dei sindacati, Cgil Scuola in testa, lascia presumere, che non c’entra per nulla il rischio del federalismo etnico (scuola regionale: fuori i terroni), bensì la sperimentazione di una scuola che si mette in rapporto con la sua utenza e delinea un’offerta formativa che implica la scelta di docenti anzitutto competenti.

Avanti dunque con l’olio e con il coraggio. E non si lasci impantanare la macchina nei giochi interni all’amministrazione come quello accaduto con il corso per docenti tutor d’aula, promosso dal Miur insieme all’Anfis (Associazione Nazionale dei Formatori Insegnanti Supervisori), che ha costretto i responsabili dell’iniziativa ad un clamoroso chiarimento a fronte delle rimostranze delle associazioni professionali della scuola: non si tratta di un corso per tutor dei prossimi tirocinanti del Tfa! È solo un corso...

Altri traguardi si profilano nell’immediato, di enorme importanza, oltre a quelli indicati: anzitutto la soluzione della questione graduatorie dei precari, che significa anche indizione di nuove prove concorsuali per l’ingresso in ruolo, e la delineazione di un nuovo sistema di reclutamento.

Qui la regia dovrà farsi capace non solo di navigare a vista, ma di dare esempio di capacità progettuale innovativa e indipendente. 



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COMMENTI
01/04/2012 - Corso per tutor: si usi prudenza e serietà (Riccardo Scaglioni)

Foschi, al termine del suo intervento, commenta in poche righe una vicenda che vede coinvolta l’ANFIS, di cui sono presidente. E’ doveroso precisare che le procedure seguite dall’ANFIS per promuovere e disseminare le proprie iniziative sono corrette e del tutto coerenti con la propria azione istituzionale. L’ANFIS progetta iniziative seminariali e di formazione, le propone ai colleghi insegnanti e dirigenti scolastici, e chiede il sostegno economico a diversi soggetti pubblici e privati con attività di fund raising assolutamente legittime e trasparenti; nello specifico si occupa di formazione dei tutor nel tirocinio dal 2009. Il progetto del corso è stato presentato insieme ad altri 4 progetti nel 2010 al Ministero per valutarne il valore e le possibilità di sostegno. Ciò è avvenuto con procedure che non abbiamo avuto motivo di ritenere non corrette. Inoltre, la precisazione che il Miur ha fornito (nota n. 1732 del 6.3.2012), dice che il corso “non ha alcuna relazione con i corsi di […] TFA, né concorre all’attribuzione di incarichi di docenza o di prestazione d’opera, che sono del tutto estranei alla natura e alla finalità del percorso formativo in parola”. La prima affermazione è, a nostro intendere, strettamente collegata alla seconda, che è molto diverso dal dire che “non si tratta di un corso per i tutor dei prossimi tirocinanti del TFA”, dato che le competenze di tutorship sono esercitate dai tutor nel tirocinio. Significa, forse, che il corso non seleziona ma forma.

 
13/03/2012 - Lo scaricabarile (enrico maranzana)

“La sperimentazione di una scuola che si mette in rapporto con la sua utenza e delinea un’offerta formativa che implica la scelta di docenti anzitutto competenti” ... come potrebbe essere diversamente? Un’offerta formativa la cui concretizzazione sia affidata a delle persone incapaci? Ma non è questo il problema. Il bubbone è “l’offerta formativa”, questione che le scuole, siano esse di Stato o paritarie, banalizzano. Questo scritto lo ignora: occulta le responsabilità che sono all'origine del disservizio. Formare implica l’analisi del mondo contemporaneo per ideare percorsi unitari d’apprendimento. Formare implica, quanto meno, l’ideazione di strategie per fronteggiare l’esplosione delle conoscenze: oggi il sapere umano raddoppia ogni tre anni. Formare implica la sostituzione dell’idea “scuola” con il concetto “sistema”. A cosa mira chi, prima di specificare i caratteri dell’offerta formativa”, pensa al reperimento delle risorse?