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SCUOLA/ La "battaglia del senso" insegna molto più di una favola di Esopo

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Proprio in un tempo che ha fatto della comunicazione la sua chiave di lettura non si può non domandarsi a che condizioni si realizzi una effettiva condivisione di significati nel continuo scambio di immagini e parole a cui partecipiamo. Se non si coglie questo problema, si può continuare a pensare come scrive Vespa su Panorama del 7 febbraio 2012: “È utile studiare il greco nel 2012? Con molta sofferenza e a costo di fare rivoltare nella tomba un mio vecchio, caro professore che ci intimidiva per il fatto stesso di pensare in greco (così si diceva e nessuno osava chiedergli una smentita), direi di no. Un corso sulla magnifica civiltà greca (la politica, la letteratura, le arti) è d’obbligo al liceo classico. Ma la lingua è troppo ostica per la maggior parte degli studenti perché essi possano mai assaporare davvero in originale i versi di Omero, i dialoghi di Platone, le commedie di Aristofane, le favole di Esopo”.

Il contributo civile della prova di traduzione dalle lingue classiche forse è molto più profondo e più urgente della possibilità di leggere in lingua originale una favola di Esopo.



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