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SCUOLA/ Se neuroni e psicologia non bastano a farci capire i nostri figli

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Perché saranno pure desincronizzati, magari anche sbilanciati sulle emozioni piuttosto che sul giudizio, più maturi nel corpo biologico che nella testa, ma tutti hanno qualcosa da dire. A volte lo fanno, altre no. In quest’ultimo caso è solo perché non si fidano di come tratteremmo le loro parole, non perché siano degli otri vuoti.

Fuori dagli stereotipi in cui li infilano gli adulti così come fuori dalle logiche di gruppo cui a volte decidono di sottostare, emergono invece desideri, aspettative e progetti. Certe volte li ritroviamo in brandelli, fatti a pezzi e caduti sotto i colpi di qualcuno che li ha demoliti, altre volte li troviamo distorti, censurati, mutilati e trasformati per errori di prospettiva generati dal pensiero che si è infilato in strade svantaggiose.

Eppure tutti pensano. Alcuni bene, altri male. Ecco qui la differenza fra un adolescente che si muove per il proprio vantaggio e successo e un altro che invece opera in un regime di diseconomia, dove ci perde in primis lui stesso e poi gli altri che vivono con lui.

La buona notizia è che il pensiero può riprendersi, può ritrovare una strada buona giudicando se stesso, gli errori compiuti e identificare modalità nuove di farsi pratico. Ossia, può tornare a pensare bene.

Perché ciò accada è però necessario che si metta al lavoro con un compagno che gli sia amico, che gli riconosca il potere di cui è dotato. Potere che assume prima la connotazione di un verbo che quella di un sostantivo: poter stringere rapporti con una forma nuova e vantaggiosa, poter studiare la storia e la geografia sapendosene fare qualcosa, poter preferire gli amici che fanno star bene, poter identificare interessi che possono trasformarsi in passioni. Insomma potere di nuovo, sfuggendo finalmente alla condanna della cattiva alternativa fra impotenza e prepotenza. Alternativa in cui anche – se non soprattutto – gli adulti si impantanano.



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COMMENTI
14/03/2012 - Mi trovo pienamente d'accordo con lei (Stefano Parenti)

E da psicologo aggiungo: questa teoria - apprezzabile, come ogni tentativo; che non conosco per esperienza diretta - non è difficile ricondurla ad una visione a-umana dell'essere umano. In psicologia regnano diverse riduzioni: quella biologica, quella sociologica, quella psichica. Ognuna di essere vede l'essere umano non libero di cogliere il bene e perseguirlo, ma determinato dalla biologia, determinato dalla società e dalle relazioni, determinato da un inconscio padrone, ecc. Mi ha sempre colpito, invece, come la Chiesa abbia stabilito il Sacramento della Cresima proprio nella prima fase dell'adolescenza. Per la Chiesa l'uomo a quell'età è già adulto, è "soldato", è padrone di sé. Certo questa padronanza va allenata, imparata, educata. Però esiste ed è applicabile. Nel lavoro con gli adolescenti di questa fascia d'età mi rendo conto come la ragione, ossia la capacità di cogliere il bene, la strada giusta, la scelta vera, emerga prepotentemente. La difficoltà - tipica degli adolescenti ma potente anche negli adulti - sta proprio nell'aderire a quel giudizio della ragione senza essere trascinati da altro. Un ragazzino che al pomeriggio non ha voglia di fare i compiti vive lo scontro tra l'istinto di giocare alla playstation e la fatica di compiere atti faticosi ma che intuisce come giusti. La sfida consiste nel rompere uno schema mentale e scoprire che lo studio può rivelare qualcosa di bello (nell'immediato) e, magari, avvicinare di più alla felicità (nel lungo periodo).