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SCUOLA/ Chiosso: tecnici vs. licei, la crisi "guida" le famiglie

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In misura limitata. Il battage da parte di Confindustria o del ministero sull’importanza dell’istruzione tecnica per lo sviluppo economico dell’Italia non ha secondo me un esito decisivo, perché le famiglie sono più pragmatiche. Nel caso dei professionali, è certamente vero che quella formazione dà più facilmente e rapidamente accesso ad unattività lavorativa; e gli italiani lo sanno.

Fino ad oggi la scelta delle superiori rispecchiava un certo status sociale. Cosa cambierà?

È indubbio. Più le difficoltà economiche pesano sulle famiglie, più la provenienza sociale incide sulla scelta. I dati dicono che nei licei c’è storicamente una prevalenza di famiglie di reddito medio alto e nei professionali una prevalenza di famiglie a basso reddito. Un discorso a parte va fatto per l’ingresso degli alunni immigrati nelle scuole superiori. Questi giovani, che fanno parte di una struttura sociale debole, accedono preferenzialmente ai professionali, in misura minore ai tecnici e scarsissima nei licei. Questa tendenza alla stratificazione è storica ed è probabile che con la crisi si accentuerà.

I dati sulla scelta della scuola secondaria sembrano confermare quanto accade all’università. Le triennali consentono di occuparsi con più facilità, anche se a parità di impiego e di retribuzione con chi ha un diploma; al tempo stesso, gli immatricolati sono in calo: dal 56% del 2005 al 47% del 2011...

Certamente le tendenze generali dicono che è più facile occuparsi se si ha un titolo di studio o di laurea, però il problema sta nella qualità ottenuta con il nuovo corso di studi, che non è mediamente all’altezza della vecchia laurea quadriennale. Sono in molti oggi a pensare che la laurea prometta molto ma in pratica dia relativamente poco. Inoltre c’è una altro mutamento che mi pare interessante e che sta a mio avviso modificando profondamente il profilo degli studenti.

A cosa si riferisce?

Al fatto che sempre più studenti universitari affiancano allo studio un’attività lavorativa. È importante per due ragioni: da una lato sta a significare che le famiglie da sole non ce la fanno, dall’altro è sintomo di quella che chiamerei «ansia da occupazione»: i giovani sentono che non c’è lavoro, che l’università non lo garantisce automaticamente oppure lo assicura ma molto al di sotto delle aspettative, leggono che il precariato dura fino a 35 anni. Per questo decidono di cercare un lavoro da conciliare con lo studio; lo vedono come un modo di tastare il terreno, di esplorare il mondo nel quale si troveranno da lì a pochi anni. Dal punto di vista sociale è un fenomeno completamente diverso da quello dello studente lavoratore classico.

Secondo lei quali politiche dovrebbero suggerire dati come quelli delle iscrizioni? In altri termini, si potrebbe dire: cambiamo, snellendoli, tutti i vecchi licei per avvicinarli di più alle richieste.



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COMMENTI
15/03/2012 - liceo scienze applicate: non piace più all'utenza? (Michele Borrielli)

diminuzione degli iscritti (da dati ministeriali pubblicati nella pagina web http://www.istruzione.it/web/ministero/cs120312 ): nei licei scientifici tradizionali dal 18.71% al 18.22%, nei licei scientifici opzione scienze applicate dal 5.24% al 4.15%!! L'assenza dei docenti chimici A013, espulsi nella maggior parte dei posti di liceo scientifico tecnologico nella sua trasformazione in liceo scienze applicate (unitamente alla notevole diminuzione del numero di ore e delle attività laboratoriali) si fa sentire... interessante il confronto tra il primo anno di un istituto professionale [32 ore settimanali totali di cui 2 ore settimanali di Scienze integrate (fisica) insegnate dal fisico A038+2 ore di scienze integrate (chimica) insegnate dal chimico A013 + 2 ore di scienze integrate (scienze della terra e biologia) insegnate dal naturalista o biologo della A060] e il primo anno di un liceo scientifico, tradizionale o delle scienze applicate [27 ore totali (3 meno della terza media) di cui 2 ore di fisica affidate al docente A049 o A038+2 ore nel tradizionale e 3 nell'opzione scienze applicate di "scienze naturali" (chimica, biologia e scienze della terra) affidate nei licei scientifici sempre e nell'opzione scienze applicate nella quasi totalità dei casi al docente naturalista o biologo della A060]...sarà anche questo uno dei motivi di calo di iscritti nei licei? Ma è interesse del Paese avere licei in cui la classe A013-futura A-34 (laureati in chimica,CTF...) è tenuta fuori?

 
15/03/2012 - I falsi profeti (enrico maranzana)

L’interpretazione del trend delle iscrizioni non può prescindere dagli aspetti culturali: i giovani e le famiglie vogliono il successo, la visibilità. Per fare un esempio; quando negli USA due persone si incontrano per la prima volta si sente spesso formulare la domanda:” Quanto guadagni?”. Su questo terreno la scuola non ha voce anche perché i POF sono generici, confusi, non finalizzati. Per la giustificazione di questo addebito si veda in rete: “Competenza: un concetto multiforme”, la cui lettura fornisce una chiave di decodifica dell’affermazione: ”le indicazioni nazionali per i licei e l’istruzione tecnica e professionale devono ancora produrre i loro effetti”. Esse, infatti, stravolgono le decisioni assunte a livello sovraordinato. Stridente appare il contrasto tra il concetto di competenza espresso nei regolamenti di riordino e quello che sostanzia le indicazioni nazionali che lo hanno fatto coincidere con conoscenze + abilità, incuranti del fatto che queste siano gli STRUMENTI della progettazione educativa.