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SCUOLA/ Caro Monti, la libertà di educazione vale meno di taxi e farmacie?

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

In fondo il principio di sussidiarietà esige e salvaguarda la libertà del cittadino: una libertà che deve essere integrata con la giustizia, ma che non può essere immotivatamente soffocata o ridotta. Ciò vale nel contesto di una sussidiarietà verticale: cioè un diverso rapporto tra Stato e Regioni-Province-Comuni; così come vale a livello orizzontale: cioè un diverso rapporto tra i vari corpi intermedi a partire dalla famiglia quale primo insostituibile istituzione. Purtroppo la sussidiarietà prevista anche dal Titolo V della Costituzione non è altro che un camuffato decentramento.

Per quanto concerne la libertà di insegnamento e di educazione, nonché la libertà di scelta della scuola senza condizionamenti economici, sembra urgente una legge quadro che stabilisca, nella libertà di ognuno, le modalità di approccio e di realizzazione. Sono deleterie certe presunzioni dello Stato, che confonde il principio di sussidiarietà con il principio di sostituzione, arrogandosi il diritto di interferire nelle prerogative che sono della persona e della formazione sociale più vicina alla persona stessa, la sua famiglia; e va altrettanto respinta l’affermazione – sentita in tempi non lontani nell’aula parlamentare – secondo la quale “nella Costituzione viene negato il principio di sussidiarietà scolastica, perché prevale e fa riferimento per tutti la scuola gestita dallo Stato. Come si vede, questa impostazione è ancora presente e pone il problema della pari dignità e della sussidiarietà scolastica nell’alveo dei problemi irrisolti.

La laicità dello Stato e dei pubblici poteri va affermata non solo come diritto, ma anche come dovere. Spesso sembra che si sostenga, o meglio che si lasci intendere in modo implicito e quasi subliminale, che la laicità, nel contesto democratico, implichi necessariamente la rinuncia ad ogni convinzione, soprattutto in campo filosofico ed etico: in questo senso, il relativismo cognitivo e morale sarebbe il presupposto di ogni vera convivenza democratica. Una democrazia è accettabile e funzionante in modo adeguato quando si fonda su un patrimonio di valori e di convinzioni morali che rispettino e aiutino la persona ad attuarsi in modo pieno. È la “centralità della persona” che deve stare all’origine di ogni sana democrazia, e ci si deve richiamare alla preziosità intangibile della stessa nei suoi diritti fondamentali ed inalienabili. Va respinta l’idea che lo Stato si eriga come istanza di verità e di educazione.

Ecco che allora la proposta pluralista delle scuole sembra, così, offrirsi come l’attuazione più limpida e realistica del principio di laicità dello Stato e di sussidiarietà nell’intervento dello Stato medesimo, il tutto in un contesto di libertà di scelta e di proposta formativa, superando così lo stallo in cui, ancor oggi, si trova la scuola italiana.



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COMMENTI
16/03/2012 - Una realtà separata (enrico maranzana)

“Lo Stato, per quanto riguarda la scuola, deve fare un passo indietro: non è suo compito dettare il tipo di educazione e di formazione degli alunni e degli studenti”. E’ sbagliato il tempo del verbo: non l’indicativo presente ma il passato prossimo. E’ comodo buttare tutto nel generico per occultare responsabilità e negligenze. La progettazione formativa, educativa e dell’istruzione, pilastri dell’autonomia delle scuole, sono i vincoli a cui dovrebbero sottostare tutti i POF: chi ne può indicare uno che, definite le caratteristiche della società moderna e identificate le capacità ad esse correlabili, ipotizzi processi d’apprendimento unitari?