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SCUOLA/ Caro Monti, la libertà di educazione vale meno di taxi e farmacie?

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Il problema dell’educazione e della formazione delle giovani generazioni è problema vivo, e costituisce una grave e primaria emergenza che – come da molti sottolineato –  in Italia si caratterizza soprattutto in ordine alle politiche sociali che devono avere nella persona e nella famiglia i pilastri fondamentali su cui promuovere una nuova specificità culturale nazionale ed europea. È opinione comune che ci si debba basare su radici culturali che consentano di attrezzare le giovani generazioni ad un confronto multietnico che non tema interazioni nell’attuale contesto di globalizzazione.

La situazione economica e culturale del nostro Paese sta divenendo drammatica, e coglie profondamente anche il settore educativo/formativo: non va dimenticato – come ebbe a dire Benedetto XVI – che la prima emergenza è proprio quella educativa. E la scuola diviene soggetto a cui dare grande attenzione.

Le stesse riforme promosse dal nuovo governo tecnico pongono le famiglie in una situazione di grande precarietà, e ciò va a colpire profondamente anche la possibilità di scegliere l’indirizzo educativo/formativo dei propri ragazzi. Molte sono le famiglie che, affrontando notevoli sacrifici, ponevano l’indirizzo dei loro investimenti proprio nella scuola e nell’educazione scolastica, scegliendo la scuola paritaria per il prosieguo degli studi. Ora molte di loro saranno nella impossibilità di proseguire in questo loro orientamento educativo, e saranno costrette ad abbandonare i percorsi precedentemente scelti per i loro ragazzi. Già ultimamente molte scuole cattoliche si sono viste nella necessità di chiudere: da oggi questa possibilità di abbandono della funzione educativa da parte di molte scuole si moltiplicherà. Tecnici e politici parlano molto di “liberalizzazioni”: sembra questa la panacea per risolvere i problemi tutti. Ma la prima vera “liberalizzazione” non può essere quella dei farmaci, dei taxi, dell’acqua e di quant’altro. La prima vera liberalizzazione è quella della cultura e della scuola.

Lo Stato, per quanto riguarda la scuola, deve fare un passo indietro: non è suo compito dettare il tipo di educazione e di formazione degli alunni e degli studenti. Suo compito quello di promuovere, coordinare, sostenere e garantire l’azione dei membri tutti della società civile. Egli (lo Stato) è tenuto a sostenere la priorità della libertà della persona rispetto a sé, soprattutto quando la persona è coinvolta nei suoi aspetti più decisivi. La battaglia contro lo statalismo – che l’on. Prodi ebbe a definire “retaggio inaccettabile” e che tuttavia permane nelle consuetudini – è anche la strada per migliorare la qualità stessa dell’istruzione e dare vita ad un migliore “ascensore sociale” per tutti.



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COMMENTI
16/03/2012 - Una realtà separata (enrico maranzana)

“Lo Stato, per quanto riguarda la scuola, deve fare un passo indietro: non è suo compito dettare il tipo di educazione e di formazione degli alunni e degli studenti”. E’ sbagliato il tempo del verbo: non l’indicativo presente ma il passato prossimo. E’ comodo buttare tutto nel generico per occultare responsabilità e negligenze. La progettazione formativa, educativa e dell’istruzione, pilastri dell’autonomia delle scuole, sono i vincoli a cui dovrebbero sottostare tutti i POF: chi ne può indicare uno che, definite le caratteristiche della società moderna e identificate le capacità ad esse correlabili, ipotizzi processi d’apprendimento unitari?