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SCUOLA/ Lo Stato ci tiene o no a risparmiare 6 miliardi l'anno?

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Il metodo di lavoro, anche in questa edizione, sarà quello abituale della Foe: il paragone tra gestori a partire dalla esperienza delle singole scuole e da alcune sollecitazioni forti sul senso e il valore dell’intrapresa educativa.

Il convegno sarà anche l’occasione per rilanciare pubblicamente l’urgenza di un passo avanti nella strada della  parità, per il futuro del sistema nazionale di istruzione. Per questo si chiederà al Governo, nell’ambito delle riforme fiscali in corso, di introdurre misure concrete a favore delle famiglie, come la detraibilità dalle imposte delle rette scolastiche.

La crisi economica, infatti, sta creando sempre maggiori difficoltà proprio alle famiglie con figli. In questo quadro risultano particolarmente gravi alcune storiche ingiustizie italiane: la famiglia che sceglie la paritaria paga due volte la scuola (con la retta e con le tasse), le spese scolastiche non sono detraibili dalle imposte (mentre lo sono quelle per gli animali...), la libertà di scelta educativa – a differenza della gran parte dei paesi europei – continua ad essere ostacolata in modo diretto e indiretto.

E’ una questione di civiltà e di passione per il bene comune. Il recente dibattito sull’ Ici ha portato tanti a riconoscere il servizio pubblico svolto dalle scuole paritarie, che garantiscono allo Stato un risparmio annuo di circa 6 miliardi di euro. Eppure, ogni anno, i “ragionieri” di turno propongono di tagliare tali contributi per “migliorare i conti pubblici”.

E’ un paradosso: la fragile presenza delle paritarie assicura al nostro paese un risparmio di più di  6 miliardi di euro all’anno, e metterla ulteriormente in crisi porterebbe un evidente aggravio di costi per le finanze pubbliche. Ha senso il tentativo continuo di tagliare i pochi fondi oggi previsti per le paritarie, in nome della necessità di ridurre i costi dello Stato?

 

Per il programma dettagliato dell’evento, consultare il sito Foe



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COMMENTI
16/03/2012 - Il risparmio accampato è solo virtuale, ipotetico (Vincenzo Pascuzzi)

La domanda del titolo è insieme retorica, provocatoria e ingenua. Lo Stato non se la pone nemmeno, non risponderà. Come non risponde ad altre domande sulla scuola. Una su tutte: perché non investe seriamente nel recupero degli alunni che poi saranno nella condizione di dover abbandonare? Inoltre l’Agesc non ha certo intenzione di chiudere le sue scuole. Il risparmio accampato è solo virtuale, ipotetico, calcolato con un paragone diseguale e di comodo. Pur con tutti i suoi limiti, lo Stato assicura comunque scuola per tutti e dappertutto. L’Agesc sceglie, magari passivamente, alunni e loro famiglie e le sue scuole non sono in ogni paese o periferia. Irrealistica, assurda la richiesta di riavere dallo Stato il rimborso delle rette detraendole dalle imposte. Se tutti – anche l’88% che va alla statale – andassero alle private lo Stato risparmierebbe forse otto volte di più? Non scherziamo. Chi non ha i figli a scuola non pagherebbe certo per chi li ha: quello che “risparmia” lo Stato lo dovrebbero pagare le famiglie. Sul tema segnalo l’articolo “Scuole per pochi con i soldi di tutti di Marina Boscaino, 9.1.2012 ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/scuole-per-pochi-con-i-soldi-di-tutti/182303/ ) e il nuovo Dossier Agesc, marzo 2012 (http://www.agesc.it/stampa/home%20page/dossier%20librettoA5.pdf )