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EDUCAZIONE/ Addio al posto fisso? Si "comincia" a scuola...

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Una società frammentata in un contesto di professioni precarie, sicure solo per i nomadi di talento, insicure per tutti gli altri, a meno di condizioni contrattuali e stipendiali minimaliste.

Si comprende, in ragione di questa situazione, il fenomeno Neet (Not in education, employment or training), cioè l'alta percentuale di giovani che, ottenuto un titolo di studio, hanno rinunciato a cercarsi una occupazione, ma anche a seguire altri percorsi di formazione.

Se, come ha messo in evidenza Pietro Ichino, negli Usa e nei Paesi Scandinavi i disoccupati hanno maggiori opportunità di trovare un lavoro, rimane da ripensare alla situazione italiana, nella quale in un mese ritrova il lavoro solo il 6 per cento, in un contesto iper-garantista per chi ha invece il “posto fisso”.

La novità che dovremmo tutti assieme maturare è la seguente: distinguere tra garanzia verso la persona (con il relativo welfare), ma nella piena valutazione delle competenze e dell’effettivo servizio; dallo Statuto dei Lavoratori, cioè, allo Statuto dei Lavori. Perché sotto contratto non vi è la persona, che va sempre tutelata, ma sono le sue competenze, che vanno di continuo monitorate in termini di risultati e di spinta innovativa.

Le vere riforme, dunque, non solo quelle che convengono, ma quelle che costano. Ognuno per la propria parte. La via della effettiva equità, dunque, in ragione del merito.

I nostri figli, in poche parole, stanno pagando gli errori di prospettiva dei padri. E i loro figli, quale situazione si ritroveranno? In un mondo globalizzato, anche il destino del lavoro sarà globalizzato: cercheranno e troveranno lavoro sulla base delle competenze spendibili. Su scenari, però, totalmente diversi dai nostri: se il Pil pro-capite italiano è di 37mila dollari e quello cinese di 3.740 dollari, sono evidenti le conseguenze.

Ma, forse, nel frattempo, maturerà, nel nostro mondo occidentale, un nuovo modello di società civile, più sobrio, meno vincolato al consumo fine a se stesso. Forse. E potrebbe avere ragione Heidegger: questo nostro futuro dominato dalla tecnica è ancora “da pensare”, in termini di valorizzazione dell'umano e quindi del suo operare ed essere. Attraverso il lavoro, per un nuovo senso dell'esistenza personale, sociale, istituzionale.



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COMMENTI
17/03/2012 - spiraglio (luisella martin)

Questo articolo, per me complesso, costituisce, a mio avviso, uno spiraglio di novità nel dialogo politico sul lavoro. Personalmente credo che, nel nostro mondo occidentale, é gia maturato, senza che ce ne siamo accorti,ovvero fingendo di non accorgersene,"un nuovo modello di società civile, più sobrio,meno vincolato al consumo fine a sè stesso". Per questo nuovo modello, anche le scelte vincenti cinesi, mi sembrano vecchie. Voglio dire che (se vogliamo che l'umanità sopravviva ai guasti che abbiamo provocato) é necessario che l'uomo utilizzi la tecnica per ripulire i mari, le coste, la terra, che inventi nuovi lavori, postazioni fisse per tutelare il patrimonio geologico...Perciò quel "forse maturerà" mi sembra tardivo. Mi piacerebbe che Monti prendesse atto delle parole di Heiddeger e creasse una commissione parlamentare che "pensasse" a cominciare a salvare l'Italia davvero, e a creare nuovi lavori, non nuovi posti per vecchi lavori. Invece di prendere in giro il popolo discutendo sull'articolo 18!

 
17/03/2012 - Nuovi poveri e Nuovi ricchi (Daniele Prof Pauletto)

Condivido i seguenti punti: "un futuro probabile del mondo del lavoro: accanto ad una massa di lavoratori poco qualificati ed insicuri, avremo un'élite di lavoratori di talento sempre più nomadi, corteggiati dalle imprese ... Nuovi poveri e nuovi ricchi, non sulla base di vecchie rendite di posizione, ma in virtù della sola competenza iper-specialistica e sempre problematica. Un mondo “liquido” per tutti". mi fa pensare ad un'Economia immateriale, cognitiva, delle idee ...http://bit.ly/zGcdWY Prof Daniele Pauletto http://mentelab.blogspot.it/