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SCUOLA/ Oltre le discipline. 4 domande che sfidano la scuola

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Raffaello, Scuola di Atene (1509-10, particolare; immagine d'archivio)  Raffaello, Scuola di Atene (1509-10, particolare; immagine d'archivio)

Il tema delle competenze appare essere uno dei nodi decisivi per il futuro della nostra scuola. Su di esso ci si sta finalmente confrontando non più solo a partire da petizioni di principio, tra cui vive il confronto serrato tra sostenitori delle “conoscenze” e sostenitori delle “competenze”. 

Al superamento di questa fase ha certamente contribuito l’introduzione del profilo in uscita come riferimento obbligato non solo della scuola di base ma anche di ogni percorso scolastico-formativo secondario. Ma forse più decisiva è stata l’introduzione dell’obbligo di esprimere alla fine dell’anno per ogni allievo due distinti giudizi, uno relativo alle conoscenze e l’altro relativo alle competenze. Profilo in uscita e obbligo di certificazione delle competenze hanno costretto tutti – o almeno quella non piccola parte della scuola che si sente impegnata a svolgere responsabilmente il proprio compito – a misurarsi in modo concreto sulla natura delle competenze e sulla loro possibile collocazione nel quadro del proprio insegnamento, a partire dal rapporto che intercorre tra conoscenze/abilità da un lato, tradizionale oggetto della valutazione conclusiva dell’allievo, e competenze dall’altro, viste prevalentemente come strettamente e logicamente connesse ai singoli insegnamenti impartiti. 

Gli scarsi risultati di questo approccio, che considera le competenze varianti “interne” ai differenti insegnamenti disciplinari, obbligano ora la scuola ad allargare il proprio sguardo per arrivare a identificare il rapporto tra conoscenze/abilità e competenze non più alla sola modalità didattica con cui si agisce ma al quadro in cui la scuola si riconosce costituita non solo, e neppure prevalentemente, da una “somma” di insegnamenti, tra loro quasi casualmente accostati.

Come il convegno tenutosi a metà dello scorso febbraio presso l’istituto Cavalieri di Milano a cura di Diesse Lombardia ha documentato, insegnanti e dirigenti si stanno rendendo conto che non c’è risposta adeguata al problema posto dall’ingresso delle competenze nella quotidianità della scuola se non si fa esplicito e consapevole riferimento a due interrogativi: quale finalità ha la scuola per la persona? quale contributo dà la scuola allo sviluppo della società? Le risposte date fino ad ora a queste domande non sono sufficienti: ne è evidente documentazione la (quasi) totale disaffezione degli allievi e la profonda crisi di motivazione che investe gli insegnanti. Queste risposte, infatti, pur esprimendo valori rilevanti (formazione dell’uomo e del cittadino; contrasto alla disuguaglianza sociale; ed anche, più recentemente, l’incremento del capitale umano), non sono in grado di essere accolte e riconosciute dai singoli, allievi e insegnanti, nella vita concreta della scuola e, di conseguenza, non possono essere accolte senza un profondo ripensamento; non sembrano infatti avere un nesso con le effettive condizioni, organizzative e didattiche, dell’insegnamento che, non solo nella scuola secondaria, sembra riconoscere un quasi esclusivo riferimento metodologico e contenutistico alle conoscenze disciplinari. 



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COMMENTI
19/03/2012 - La luce in fondo alla galleria (enrico maranzana)

Lo scritto afferma l’essenzialità della visione sistemica: finalmente! La chiusura affronta un nodo critico: nella scuola la cultura dell’organizzazione è assente, carenza che si riverbera anche nell’asserzione: “Le forme della collegialità vengano riviste, rendendole adeguate alla nuova prospettiva in cui ogni insegnamento si colloca. Le prospettive indicate nei punti precedenti richiedono l’adeguamento anche delle forme organizzative proprie della scuola”. Rivedere, adeguare sono verbi che esprimano l’esigenza del cambiamento .. e basta: muovono in direzione sbagliata! Rimando in rete a “Coraggio! Organizziamo le scuole” per vedere la struttura decisionale che avrebbe dovuto caratterizzare la vita delle scuole a partire dal 1974, modello che copre tutte le istanze che l’autore prospetta. Ecco il nodo vitale: l’individuazione e la rimozione delle cause che ne hanno impedito l’applicazione. Il “Consiglio di Indirizzo”, richiamato in conclusione, è un organismo concepito in dispregio ai dettami della dottrina scientifica.