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SCUOLA/ Oltre le discipline. 4 domande che sfidano la scuola

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Raffaello, Scuola di Atene (1509-10, particolare; immagine d'archivio)  Raffaello, Scuola di Atene (1509-10, particolare; immagine d'archivio)

3. Che la didattica venga letta (e concretamente impostata) secondo un percorso che si sviluppa nel tempo. Le competenze, fortemente sostenute in questo dal “profilo in uscita” previsto dall’attuale normativa, obbligano infatti a dare all’insegnamento un contenuto che valorizzi la dimensione diacronica dell’apprendimento, preoccupazione oggi assente dalle scelte didattiche che privilegiano invece la “sincronia” tra insegnamento e apprendimento. Inoltre le competenze, offrendo al percorso di insegnamento/ apprendimento un riferimento unitario e centrato sull’allievo, facilitano il riconoscimento del rapporto che lega tra loro i differenti contenuti offerti dalla scuola in ragione dell’obiettivo complessivo che l’intero corso frequentato dallo studente si pone e che deve quindi essere riconoscibile e condivisibile dallo studente stesso. In altri termini la “plurisciplinarità” che caratterizza la nostra scuola deve proporsi non come portatrice di informazioni particolari tra loro semplicemente accostate, ma come portatrice di elementi che si compongono in un quadro leggibile a partire da una domanda riconosciuta dal soggetto che apprende.

4. Che le forme della collegialità vengano riviste, rendendole adeguate alla nuova prospettiva in cui ogni insegnamento si colloca. Le prospettive indicate nei punti precedenti richiedono l’adeguamento anche delle forme organizzative proprie della scuola. Tra queste, prima di ogni altra, la modalità con cui si esercita la collegialità che deve essere in grado di favorire il confronto tra i diversi docenti in quanto co-responsabili di un gruppo-classe e che, a partire da essa, deve quindi rappresentare il riferimento primario sia nel momento della organizzazione della proposta didattica sia nel momento della valutazione. Ciò richiede che le singole proposte vengano viste come parte di quel percorso pluriennale, lungo e complesso, su cui gli allievi sono impegnati e di cui la scuola (e quindi gli insegnanti stessi) è formalmente responsabile. Solo l’introduzione stabile di una modalità di lavoro collegiale – che potremmo chiamare “consiglio di indirizzo” – può dare ordine e sostegno a questo lavoro pluridisciplinare, considerato nella sua interezza e in vista della effettiva crescita degli allievi.



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COMMENTI
19/03/2012 - La luce in fondo alla galleria (enrico maranzana)

Lo scritto afferma l’essenzialità della visione sistemica: finalmente! La chiusura affronta un nodo critico: nella scuola la cultura dell’organizzazione è assente, carenza che si riverbera anche nell’asserzione: “Le forme della collegialità vengano riviste, rendendole adeguate alla nuova prospettiva in cui ogni insegnamento si colloca. Le prospettive indicate nei punti precedenti richiedono l’adeguamento anche delle forme organizzative proprie della scuola”. Rivedere, adeguare sono verbi che esprimano l’esigenza del cambiamento .. e basta: muovono in direzione sbagliata! Rimando in rete a “Coraggio! Organizziamo le scuole” per vedere la struttura decisionale che avrebbe dovuto caratterizzare la vita delle scuole a partire dal 1974, modello che copre tutte le istanze che l’autore prospetta. Ecco il nodo vitale: l’individuazione e la rimozione delle cause che ne hanno impedito l’applicazione. Il “Consiglio di Indirizzo”, richiamato in conclusione, è un organismo concepito in dispregio ai dettami della dottrina scientifica.