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SCUOLA/ Valutare le competenze? Partiamo dal Kilimangiaro

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Accanto allo studio delle tipologie di valutazioni esterne (prove Invalsi, indagini Pisa, prove Timss), i cui risultati sono interessanti soprattutto se utilizzati per analizzare i campi concettuali che presentano maggiori problemi e i cui quesiti sono ottimi spunti per superare gli standard dei libri di testo, si è riflettuto sulla necessità di elaborare strumenti di verifica che rappresentino un’evoluzione di quelli già comunemente realizzati dagli insegnanti, e siano proponibili sia al termine di un determinato percorso didattico o di un quadrimestre, anno o biennio, sia in itinere, con l’obiettivo di monitorare l’andamento dell’apprendimento in corso e ridefinire la proposta didattica in risposta alle esigenze che emergono.

Si è individuato l’elemento di novità nel tentativo di mettere in atto una valutazione autentica e significativa, introducendo strumenti per l’osservazione, da parte degli insegnanti, dei livelli raggiunti nella padronanza delle competenze e, contemporaneamente, dei processi di risoluzione di situazioni problematiche complesse, e proponendo esercizi per lo sviluppo dell’autonomia degli studenti, della loro capacità di autovalutarsi e di descrivere e giustificare le scelte strategiche adottate. Prove così complesse, quando proposte al termine di un percorso didattico, saranno  strettamente legate al tema affrontato; quando proposte al termine di un quadrimestre o di un anno o biennio scolastico, saranno più articolate e prenderanno in considerazione diversi aspetti legati non più a un dato tema, ma alla competenza che si vuole esaminare, con attenzione a elementi di trasversalità. Particolare attenzione si dovrà prestare alla formulazione del testo della prova, e si dovranno prevedere gli strumenti compensativi necessari a chi, pur essendo in situazione di bisogno educativo speciale, non può essere escluso da momenti di apprendimento importanti.

Nel percorso di ricerca e sperimentazione, avviato tre anni fa nelle scuole del primo ciclo del Trentino, si è lavorato alla costruzione di “prove di competenza” seguendo uno schema che prevede elementi irrinunciabili, quali: l’esplicitazione della competenza o delle competenze oggetto di verifica; la costruzione di situazioni complesse e significative, che permettano di attivare l’interesse e il pieno coinvolgimento dell’alunno anche attraverso il riferimento a contesti reali; la descrizione precisa e completa del compito, in modo che lo studente possa svolgerlo in autonomia; la presenza di “elementi retroattivi” (ciò che lo studente ha già appreso), e di “elementi di novità”; la presenza di strumenti che favoriscano la metacognizione e l’analisi dei processi; l’individuazione di strumenti, supporti, risorse da mettere a disposizione durante lo svolgimento del compito. Nel complesso si sono progettate circa 50 prove, per tutti i bienni dai 6 ai 16 anni: sia le prove, sia le rubriche osservative e valutative che le accompagnano sono state quasi tutte sperimentate e rielaborate alla luce delle sperimentazioni attuate. Un quesito che si può considerare esemplare in una “prova di competenza” è il seguente: 



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