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SCUOLA/ Valutare le competenze? Partiamo dal Kilimangiaro

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Quinto  di una serie di articoli dedicati all’elaborazione del Piano di studi d’istituto in Provincia di Trento. Leggi qui il primo, il secondo, il terzo e il quarto articolo.

La valutazione, uno dei compiti fondamentali del docente e parte integrante della sua funzione, richiede una profonda e seria riflessione, affinché studenti e famiglie ricevano informazioni significative sugli apprendimenti conseguiti.

Attualmente la valutazione periodica consiste in un voto, o in un giudizio, relativo a ogni disciplina ed espresso sulla base di una media aritmetica tra i risultati delle verifiche proposte, a loro volta desunti attraverso il calcolo numerico e il confronto con gli altri compagni di classe, in nome dell’equità e di un’idea di oggettività che tende a dissociare la prestazione scolastica dalla persona, dal suo contesto, dalla sue emozioni. La valutazione delle prove che si propongono agli studenti, è, dunque, essenzialmente valutazione del risultato e le stesse prove hanno la funzione di accertare i livelli di apprendimento conseguito; talvolta, e soprattutto nel caso in cui i risultati siano scadenti, si valuta anche tenendo conto del “valore aggiunto”, sulla base di osservazioni informali e percezioni dell’insegnante relativamente all’impegno profuso o ai comportamenti tenuti dallo studente.

Molti insegnanti utilizzano i risultati delle verifiche per “ritornare” sugli argomenti sui quali si sono riscontrati più diffusamente errori, più raramente per attuare un’attenta analisi e interpretazione dell’errore o per indagare sui processi che lo studente ha attivato per giungere al risultato. La tipologia di prova che si propone è generalmente basata su esercizi di accertamento di conoscenze e di abilità, su argomenti e situazioni già note e più volte affrontati a scuola. La prova scritta preannunciata è, sempre più, l’unico strumento di valutazione di performances, con la conseguenza che spesso gli studenti studiano soprattutto a ridosso delle verifiche, immagazzinando nozioni e procedure, senza aver il tempo necessario alla rielaborazione delle informazioni, alla costruzione di concetti e di reti concettuali. Molto frequenti sono gli esercizi di verifica caratterizzati dalla richiesta di scegliere tra risposte multiple, oppure dalla richiesta di completare frasi, spesso direttamente estrapolate dal testo studiato, o ancora affermazioni di cui indicare la verità o la falsità. Meno frequente la proposta di situazioni problematiche complesse, nuove, rispetto a quelle già affrontate in classe e che pongano lo studente di fronte alla possibilità di utilizzare le conoscenze e le abilità apprese per andare alla ricerca della soluzione o delle soluzioni, esplorando diverse possibili strategie risolutive.

La necessità di declinare, in Provincia di Trento, un Piano di Studi d’Istituto che sia fondato sullo sviluppo di competenze, è stata occasione per attuare una revisione delle metodologie didattiche e per avviare una riflessione sulle prassi valutative.



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