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SCUOLA/ Quando troppa grammatica fa male

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Ancora più diretto il secondo quesito ministeriale – “Il metodo scientifico [sic!] nell’insegnamento della grammatica latina affretta o ritarda l’apprendimento della lingua?” – cui Pascoli risponde: “Sono pubblicate [...] grammatiche latine ove i fenomeni fonetici e morfologici sono sistematicamente insegnati e illustrati col lume degli odierni studi glottologici [...] possiamo dichiarare che il metodo che vi regna con le sue minuzie [...] e continui richiami alla meditazione e al raziocinio, non affretta davvero l’apprendimento della lingua”.

Le cose non mutarono molto se nella relazione della Commissione Reale per l’ordinamento degli studi secondari in Italia, del 1909 troviamo scritto: “Il metodo adottato nelle scuole italiane per l’insegnamento delle lingue classiche è il più difficoltoso e il meno redditizio; serve poco alla conoscenza della lingua, serve anche meno alla conoscenza dello spirito letterario. Alla base del fallimento vi sono due errori di fondo: il primo, ed è il più grave e il più frequente, e quindi anche quello che più comunemente viene lamentato, è di prendere subito le mosse da un insegnamento sistematico della grammatica per introdurre alla conoscenza della lingua, e poi di continuare ad insistere con esso come se nell’apprendimento delle regole sue e nelle ripetute esercitazioni per applicarle consistesse tutta la ragione dello studio della lingua, anzi l’essenza della lingua stessa. L’altro errore, pure frequente, ma meno generale, è di estendere oltre la conoscenza e i bisogni propri alla scuola secondaria l’erudizione filologica e l’analisi grammaticale, morfologica e sintattica, della parola, della frase, del periodo, in guisa che la parola per sé diventi l’obiettivo principale dell’istruzione linguistica”.

Più chiaro di così non ci si poteva esprimere! Il problema è avvertito non solo in Italia ma, per esempio, anche in Inghilterra, dove eminenti studiosi e docenti, come Rouse, Appleton e Jones, nei primi decenni del 900 propugnano e sperimentano con successo il ritorno al metodo “tradizionale” [sic!], ovvero il metodo “diretto” o metodo natura.

 

(3 – continua)



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