BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Invalsi, quegli errori di italiano che i prof non correggono

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Ma qui si tocca un punto dolente della scuola italiana: l’insegnamento della lingua insiste sul tradizionale apparato descrittivo-tassonomico fatto di definizioni e sottocategorie, e non invece sulla osservazione dei dinamismi sintattici e semantici costitutivi del testo, sull’italiano contemporaneo nei suoi aspetti colti, sulla valorizzazione linguistica degli autori della letteratura. Le tipologie delle prove scritte non sempre sono idonee alla familiarizzazione con la scrittura, anche perché l’elemento della verifica del contenuto finisce per prevalere sugli aspetti testuali e linguistici: da questo punto di vista sono molto diffuse le critiche alla tipologia del “saggio breve”, che pone agli studenti problemi di organizzazione testuale che non sanno nemmeno affrontare. Proprio per sensibilizzare gli insegnanti su queste urgenze è stato promosso il Progetto Italiano, a seguito di un protocollo d’intesa fra l’Accademia dei Lincei e il Miur del novembre 2010, con seminari che coinvolgono le scuole in diverse parti d’Italia.

Ritengo perciò che il Rapporto Invalsi appena pubblicato non sia l’ennesima occasione per lamentarci delle nostre magagne: come ogni “crisi” è l’occasione per cambiare strada e per intraprendere con decisione un rinnovamento nei fini e nei mezzi dell’educazione linguistica. È quindi per me una buona notizia che la lingua italiana nella sua ricchezza sia di nuovo un “bene culturale” da tutelare: insieme al linguaggio può fiorire un rapporto più ricco con la realtà di cui si parla.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
21/03/2012 - insegnare a leggere... (Sergio Palazzi)

Giusto, Daniela, il problema forse è proprio che ci si dimentica di insegnare a leggere, e a quel punto diventa difficile insegnare / imparare a scrivere. Proprio di recente mi sono scontrato con studenti (quasi maggiorenni, ed in una scuola che non passa per essere la più "facile"!) che non capivano il senso di una pagina tecnica perchè di fatto avevano dei seri problemi con il linguaggio naturale. Mi sono reso conto che c'è una cosa in più che dovrei controllare e su cui lavorare. Mi torna in mente il primo degli articoli che ilSussidiario mi aveva pubblicato... Noto tra l'altro una certa sintonia tra il tuo discorso e quelli recenti di Tanca sui problemi della didattica delle lingue classiche, o no?

RISPOSTA:

Cogli giusto, e non ci eravamo messi d'accordo! Bisognerebbe fare anche sull'italiano la stessa ricerca che Tanca ha fatto sul latino. La repubblica ha ereditato una concezione delle materie scolastiche che non è dogma di fede, come dice sempre il nostro amico Felice Crema. Una delle scelte responsabili dell'insegnante consiste nel proporre agli studenti percorsi ragionevoli di crescita progressiva (per esempio delle competenze linguistiche), non lo schema della disciplina accademica. Recuperare il "bene-giuridico-tutelato-lingua" consente appunto di introdurre nella scuola un principio ordinatore e una direzione. DN