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SCUOLA/ Web, pc, iPad: non sarà che i prof hanno paura della sfida?

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Allora quali risposte può dare la scuola di fronte ad interrogativi davvero epocali che mettono in discussione la possibilità stessa di apprendere e di conoscere in modo veramente umano?

Una via praticata è quella di realizzare ambienti di apprendimento adatti ad un utilizzo costante e diffuso delle tecnologie nella quotidianità scolastica. Al di là delle difficoltà in cui la maggior parte delle scuole versano per la mancanza di risorse economiche ed umane, l’uso dei mezzi tecnologici può aprire nuove strade.

Utilizzare 25 tablet in classe insieme e sistematizzare il lavoro svolto in classe costringe ad imparare l’ordine e l’organizzazione. Ai ragazzi permette di produrre qualcosa di personale  e di vivere lo studio da protagonisti. Osservare un adulto che utilizza Internet e lavorare insieme con lui, permette di maturare  nell’uso consapevole della rete che è sempre a loro portata in tutti i momenti della giornata.

Inoltre non si deve credere che le nuove tecnologie escludano le vecchie. Gli alunni possono possedere ed utilizzare insieme libri, penne, matite, righelli, compassi. Il mezzo tecnologico innovativo aiuta l’insegnante a non fissare la sua didattica solo su uno strumento, ad esempio il libro di testo: con il tablet anche il manuale o l’antologia potrebbero ritrovare il loro giusto posto, strumenti, testi che non sostituiscono le teste.

Di fronte agli interrogativi sulle capacità – pare sempre più latitanti – di analisi e sintesi, sulle difficoltà di concentrazione dovute alle abitudini multitasking dei giovani, sulle carenze diffuse di capacità di argomentazione per l’abbandono del procedimento lineare a favore dei procedimenti a rete e per accumulo, sulla trascuratezza o sul disinteresse al vaglio critico delle fonti come criterio imprescindibile per sviluppare lo studio e la ricerca, quel che stiamo proponendo è la compiuta risposta? Ovviamente si tratta di tentativi. Ma la sfida è aperta per un soggetto che abbia a cuore l’educazione delle giovani generazioni senza illudersi che essa possa avvenire con la semplice ripetizione di schemi conosciuti.

Isaac Asimov, nel suo noto racconto Chissà come si divertivano!, parla di una scuola del futuro, personalizzata secondo le esigenze del singolo alunno, una scuola domestica gestita da sistemi di automazione. Con grande sorpresa, i due bambini protagonisti, Tommy e Margie, scoprono, per mezzo di un libro trovato in soffitta, che, in passato, gli alunni non erano istruiti da un insegnante elettronico, come invece accadeva a loro, ma si recavano negli istituti scolastici, per seguire un'istruzione comunitaria, impartita da insegnanti umani.



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COMMENTI
23/03/2012 - Educazione VS istruzione (enrico maranzana)

"Di fronte alla tecnologia la questione è che ci siano donne e uomini abbastanza in gamba da raccogliere il guanto della sfida educativa". Le nuove tecnologia dell'informazione raccolgono, elaborano e restituiscono dati. Cadono a fagiolo le parole di Kipling: Io ho sei inservienti onesti che mi hanno insegnato tutto quello che so, il loro nome è "Checosa" e "Perchè" e "Quando", "Come", "Dove" e "Chi".