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SCUOLA/ Palumbo (Miur): arrivano le nuove competenze ma i prof non sono pronti

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La situazione è a macchia di leopardo. Ci sono scuole che hanno lavorato in rete tra di loro e sono a un livello molto avanzato: hanno davvero adeguato la didattica anche alla possibilità di rilevare e certificare le competenze. Altre, invece, si stanno ancora interrogando sulla didattica per competenze, e devono puntare sulla «formazione» degli insegnanti.

Il lavoro sul primo ciclo è più problematico del secondo?

Certamente è più difficile, vista l’età degli studenti, andare ad osservare le competenze per quanto riguarda la scuola primaria, poichè siamo in una fase in cui esse sono ancora in fase di costruzione e di consolidamento. Da cui la necessità, quando si certificano le competenze in questa fascia, di fare qualcosa il può possibile «soft», assecondando una didattica fatta di un mix equilibrato di approcci disciplinari e metodologie. Cosa diversa, invece, al termine del I ciclo, cioè della vecchia scuola media, dove anche le prove Invalsi che fanno parte dell’esame di Stato si avvicinano sempre di più ad un modello centrato esplicitamente sulle competenze.

Che azioni può mettere in campo il Miur per dare indicazioni di merito alle scuole?

Ora stiamo lavorando soprattutto sull’elaborazione del modello nazionale per il I ciclo. Questo sarà accompagnato da linee guida che indicheranno alle scuole non solo come impiegare il modello in sé, in chiave di certificazione finale, ma come inserirlo organicamente in modo che possa essere di aiuto concreto alla didattica. Intendiamo inoltre incentivare la formazione.

A proposito di modello «nazionale». Si intende proporre uno schema unico, più rigido, o un modello plastico, da giocare nella situazione della singola scuola?

In quanto unificato, il modello dà valore alla certificazione, perché se ogni scuola adottasse un suo modello differente, tutti quanti risulterebbero «irriconoscibili» a livello di scuole superiori e verrebbe meno il requisito fondamentale di un «linguaggio» comune tra le scuole. Però il modello è organizzato in modo tale che le scuole possano davvero farlo proprio, facendo emergere, attraverso i vari campi di compliazione, le attitudini degli studenti e le competenze che hanno dimostrato nel corso degli studi.

I tempi quali sono?

Il gruppo tecnico ha lavorato bene e l’attività preparatoria è praticamente ultimata. Ora stiamo perfezionando lo strumento delle linee guida che accompagnerà la messa in campo del modello, dopo di che lo consegneremo al vertice politico del ministero, per l’adozione che dovrà avvenire con decreto ministeriale. Contiamo di poterlo adottare entro il termine di quest’anno scolastico, in modo che le scuole lo possano usare operativamente già dall’inizio del prossimo.

Chi è pronto, dunque... 



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COMMENTI
26/03/2012 - E la libertà metodologica? (Giorgio Ragazzini)

Siamo di nuovo alla coercizione metodologica, gloriosa tradizione degli ultimi decenni (programmazione per obiettivi, portfolio, ecc.), che hanno visto vere e proprie campagne di rieducazione con le quali è stato letteralmente sradicato il piacere di insegnare dalla mente di legioni di docenti. E' l'esatto contrario di quello che salvaguarda la loro efficacia e sanità mentale: contenuti e abilità fissate centralmente, metodologia libera, da valutare nei risultati e da arricchire sistematicamente non con le lezioni ex-cathedra dei soloni di turno (che poi sono quelle lezioni "frontali" squalificate se fatte dagli insegnanti), ma attraverso il continuo confronto seminariale nelle scuole, base ineliminabile (e fino a ora eliminata) della loro professionalità. Il tutto dando per scontato che ci sia un accordo su cosa sono e su come si valutano le competenze, punti su cui si fa prima a rileggersi uno dei numerosi articoli che a questi nodi ha dedicato Giorgio Israel.

 
26/03/2012 - Quel che è troppo è troppo (Giorgio Israel)

La formazione di matrice universitaria non è mai stata impostata sull’insegnamento per competenze... In altri termini, secondo il direttore Palumbo, all'università non si insegna a risolvere problemi, si insegnano nozioni senza sviluppare la capacità di applicarle? Per esempio, a matematica, non diamo mai problemi ma trasmettiamo definizioni da apprendere a pappagallo? Va bene che denigrare l'università va di moda, ma quel che è troppo è troppo. È sulla base di idee simili che si pretende pontificare sull'insegnamento? Siamo davvero al di là dell'immaginabile.

 
26/03/2012 - La questione della valutazione sempre più aperta (Gianni MEREGHETTI)

Si sta ondeggiando da una parte all'altra e la valutazione rimane la questione più delicata della vita della scuola e a nulla valgono i tentativi fatti da ogni parte di raggiungere una scientificità che metta l'insegnante al riparo dal rischio che invece ogni valutazione porta con sè. Ora siamo nell'era della valutazione per competenze, e va bene così, è un passo in avanti sulla strada della valutazione, certamente un miglioramento delle procedure, ma più si diventa capaci di valutare più ci si accorge dell'imperfezione della propria valutazione, che ciò che si coglie dello studente è solo una faccia, non una faccia che necessariamente nasconde, ma una faccia che lancia a scoprire il mondo misterioso dell'altro. Per questo ben vengano tutti i miglioramenti didattici di cui si è capaci, ma finiamola di dire con rammarico e presunzione che i docenti non sono pronti, certo che non lo sono! Meno male così la valutazione rimane quello che è, una avventura affascinante dentro il complesso e variegato mondo dell'altro.

 
26/03/2012 - La certificazione non è un problema amministrativo (enrico maranzana)

Lo scritto tratta dell’accertamento delle competenze, relegando alla sola frase di chiusura l’enunciazione del vero, vitale nodo problematico: “Della collegialità il modello e le linee guida terranno debitamente conto”. Proprio come avverrebbe in un'azienda agricola in cui non ci si preoccupa delle pratiche culturali ma solamente delle tecniche di raccolta.