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SCUOLA/ Palumbo (Miur): arrivano le nuove competenze ma i prof non sono pronti

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Può farlo proprio già al termine di quest’anno solastico 2012.

Torniamo alla formazione degli insegnanti.

Intendiamo fare attività di formazione, perché sappiamo di chiedere una cosa molto impegnativa dal punto di vista della didattica, che richiede una profonda innovazione nel metodo e non solo nella valutazione dell’apprendimento degli studenti. Questo perché i docenti, nella loro generalità, hanno una formazione di matrice universitaria che non è mai stata impostata sull’insegnamento per competenze. Siamo davanti, ne siamo consapevoli, ad un’operazione che richiederà molti anni per produrre i suoi effetti, e che dovrà coinvolgere per questo, in termini di innovazione e ricerca, le stesse università.

Che posto avrà la collegialità dei docenti nel lavoro che andate elaborando?

Diciamo che già la valutazione degli apprendimenti dovrebbe essere un’attività collegiale; sappiamo bene però cosa avviene in concreto, perché ogni prof è geloso della propria disciplina e se ne ritiene depositario in modo esclusivo. Per le competenze questo non è possibile, perché attengono a più ambiti disciplinari e pertanto la collegialità sarà sempre più necessaria. Di questo il modello e le linee guida terranno debitamente conto.



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COMMENTI
26/03/2012 - E la libertà metodologica? (Giorgio Ragazzini)

Siamo di nuovo alla coercizione metodologica, gloriosa tradizione degli ultimi decenni (programmazione per obiettivi, portfolio, ecc.), che hanno visto vere e proprie campagne di rieducazione con le quali è stato letteralmente sradicato il piacere di insegnare dalla mente di legioni di docenti. E' l'esatto contrario di quello che salvaguarda la loro efficacia e sanità mentale: contenuti e abilità fissate centralmente, metodologia libera, da valutare nei risultati e da arricchire sistematicamente non con le lezioni ex-cathedra dei soloni di turno (che poi sono quelle lezioni "frontali" squalificate se fatte dagli insegnanti), ma attraverso il continuo confronto seminariale nelle scuole, base ineliminabile (e fino a ora eliminata) della loro professionalità. Il tutto dando per scontato che ci sia un accordo su cosa sono e su come si valutano le competenze, punti su cui si fa prima a rileggersi uno dei numerosi articoli che a questi nodi ha dedicato Giorgio Israel.

 
26/03/2012 - Quel che è troppo è troppo (Giorgio Israel)

La formazione di matrice universitaria non è mai stata impostata sull’insegnamento per competenze... In altri termini, secondo il direttore Palumbo, all'università non si insegna a risolvere problemi, si insegnano nozioni senza sviluppare la capacità di applicarle? Per esempio, a matematica, non diamo mai problemi ma trasmettiamo definizioni da apprendere a pappagallo? Va bene che denigrare l'università va di moda, ma quel che è troppo è troppo. È sulla base di idee simili che si pretende pontificare sull'insegnamento? Siamo davvero al di là dell'immaginabile.

 
26/03/2012 - La questione della valutazione sempre più aperta (Gianni MEREGHETTI)

Si sta ondeggiando da una parte all'altra e la valutazione rimane la questione più delicata della vita della scuola e a nulla valgono i tentativi fatti da ogni parte di raggiungere una scientificità che metta l'insegnante al riparo dal rischio che invece ogni valutazione porta con sè. Ora siamo nell'era della valutazione per competenze, e va bene così, è un passo in avanti sulla strada della valutazione, certamente un miglioramento delle procedure, ma più si diventa capaci di valutare più ci si accorge dell'imperfezione della propria valutazione, che ciò che si coglie dello studente è solo una faccia, non una faccia che necessariamente nasconde, ma una faccia che lancia a scoprire il mondo misterioso dell'altro. Per questo ben vengano tutti i miglioramenti didattici di cui si è capaci, ma finiamola di dire con rammarico e presunzione che i docenti non sono pronti, certo che non lo sono! Meno male così la valutazione rimane quello che è, una avventura affascinante dentro il complesso e variegato mondo dell'altro.

 
26/03/2012 - La certificazione non è un problema amministrativo (enrico maranzana)

Lo scritto tratta dell’accertamento delle competenze, relegando alla sola frase di chiusura l’enunciazione del vero, vitale nodo problematico: “Della collegialità il modello e le linee guida terranno debitamente conto”. Proprio come avverrebbe in un'azienda agricola in cui non ci si preoccupa delle pratiche culturali ma solamente delle tecniche di raccolta.