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SCUOLA/ Cisl e Cgil, tutti vincono ma nessuno regna: inizia il declino?

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Si pronosticavano, parimenti, grandi sconvolgimenti nei rapporti di forza tra le diverse sigle sindacali. E’ finita invece con una riproposizione sostanziale di quelli della precedente tornata elettorale. E, in generale, con una conferma della solidità delle tradizionali sigle del sindacalismo scolastico – e in modo particolare di quelle confederali – tutte in crescita rispetto alle elezioni precedenti: la Cgil oltre il 33 per cento, con un incremento importante (quasi tre punti), ma non quanto sperato. Con la Cisl che sfiora il 25, la Uil che avanza di un punto e va oltre il 15, superando lo Snals in calo, ma anche lui vicino al 15 per cento.

E poi la Gilda, che continuerà ad essere presente ai tavoli delle trattative nazionali, superando (anche grazie a quasi 50.000 deleghe) la soglia minima del 5 per cento di rappresentatività. Quota non raggiunta invece dai Cobas e dall’Anief, che comunque – nelle scuole deve erano presenti – hanno ottenuto significativi risultati.

Con risultati così, non si può non dar ragione a chi – come la Cisl – sostiene che “nessuno può vantare e cantare vittorie epocali”. Nessuna organizzazione (e il riferimento sembra proprio alla Cgil)  potrà proporsi come portavoce esclusivo di una categoria che distribuisce i suoi consensi in modo così articolato. Ma sarebbe comunque un errore non leggere, anche nei risultati e nei commenti, la conferma di rapporti sempre più difficili, soprattutto all’interno delle organizzazioni maggiori. Non solo per riflesso delle situazioni a livello nazionale, ma per l’obiettiva diversità di vedute e di obiettivi che emerge sempre più per quanto riguarda il futuro della scuola e i suoi assetti.

E qui sta il punto. Dopo aver difeso, fino all’impossibile, un sistema sempre più imbalsamato, dopo essere penetrati, attraverso la leva dei contratti, in tutti i minimi dettagli gestionali dell’organizzazione delle scuole, acquisendo di fatto un potere di veto o di freno rispetto a qualunque iniziativa in direzione di una maggiore efficienza e miglior organizzazione dei singoli istituti, dopo aver bloccato qualunque accenno ad una possibile progressione economica che sia separata dall’istituto collettivistico della incentivazione e affidata a forme di valutazione esterna della qualità dell’insegnamento, il sindacato della scuola – sempre più assediato dalle pressioni del mondo economico e culturale – rischia di rimanere il primo, il principale, il più forte ostacolo e freno verso l'ammodernamento e la riforma dell’Istruzione. Ma il Paese non può più permetterselo.



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