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SCUOLA/ Siamo sicuri che basti un ipad a salvarci dal cappio della noia?

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Giovani durante un laboratorio (immagine d'archivio)  Giovani durante un laboratorio (immagine d'archivio)

Caro direttore,

la scuola oggi viaggia su due binari: da una parte quello del disagio sempre più diffuso e di cui la carenza affettiva è il fattore dirimente, tanto che di fronte ad una cosa vera manca l’energia per attaccarvisi; è questo un binario che porta verso il nulla, il baratro delle lamentele e dello scetticismo. Dall’altra parte c’è il binario della ricerca delle nuove sperimentazioni, nuova didattica, valutazioni più efficaci, strumenti all’altezza delle tecnologie più avanzate. Strada affascinante, resa ancora più incalzante da una miriade di innovazioni che portano la comunicazione a livelli che non aveva mai raggiunto.

La scuola non può che avere dei benefici dalle Lim e dagli ipad che entrano in classe. Ciò di cui vibra ogni rapporto educativo viene valorizzato dagli strumenti informatici, e andare a identificare forme di comunicazione e di valutazione che rendono ogni studente protagonista riempie di gusto ogni ora di lezione. Non più la noia del dovere ripetuto, ma la vibrazione di lanciarsi in una ricerca con lo scopo di svelare i segreti del reale. Andare in classe ogni mattina per percorrere una avventura, e scoprendo il legame con l’insegnante come possibilità di fare un itinerario del tutto personale: così cambia l’immagine che uno studente ha di sé e rende interessante il vivere la scuola.

Sono due binari che però procedono paralleli. Questo è il problema serio, riuscire a trovare il binario che porta la scuola a ritrovare il suo valore. Infatti a salvare la scuola non bastano le pur necessarie e sofisticate metodologie, né i più avanzati strumenti della comunicazione. Ugualmente non è da una nuova didattica né dalla valutazione per competenze che la scuola verrà salvata. La questione decisiva della scuola rimane una e una sola, è la bellezza che può salvare un’ora di lezione, liberarla dal cappio della noia e lanciarla verso orizzonti ampi come sono quelli di ogni cosa reale.

Non che un insegnante di oggi parli della bellezza e, scimmiottando Cartesio, insegni il metodo per provar meraviglia di fronte al bello, ma che di fronte alla bellezza si commuova, tanto che l’ora di lezione sia il farsi comunicazione di questa esperienza.

Ciò che è preoccupante oggi è l’affanno suoi particolari, l’accanimento sulle conseguenze. Ciò invece di cui oggi c’è bisogno non è di tante preoccupazioni parziali eppure giuste, ciò che urge è  che una bellezza irrompa nelle ore di matematica, di latino, di storia, in ogni ora di lezione. È la bellezza ciò di cui c’è bisogno per salvare la scuola dal baratro del nulla, e la bellezza ha bisogno di qualcuno che la guardi, che per sé la guardi. Una stupenda avventura! Ed è in una ripresa della scuola come avventura dell’io che strumenti di comunicazione e nuove metodologie didattiche trovano un punto su cui poggiare e da cui lanciarsi.



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