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SCUOLA/ Chiosso: abolire i compiti a casa? Un grave errore, ecco perché

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Credo che vi sia una parte di vero e una parte più discutibile. Sicuramente ci sono molto apprendimenti che possono essere realizzati anche attraverso canali non tradizionali. Penso però che oggi i bambini ne facciano già un buon uso. Ecco perché non sottovaluterei la riflessione di tipo più tradizionale del singolo alunno sul libro, sugli esercizi e in generale su ciò che si è fatto in classe la mattina.

In altri termini, nei compiti a casa c’è ancora qualcosa di buono.

Capisco che in questo momento il ministro stia spingendo molto sulle nuove tecnologie, e sono anche d’accordo su questa sua impostazione. Ma questo va contemperato con altre forme di apprendimento. E quella individuale che tutti conosciamo a mio avviso rimane necessaria.

In giovane età, qual è il peggior errore che un genitore può fare?

Sono due: il primo, non preoccuparsi minimamente di cosa fa il figlio a scuola; il secondo, surrogare la scuola, cioè fare il maestro «numero due» a casa. Due errori specularmente opposti ma ugualmente dannosi. Perché il genitore che sta eccessivamente dietro ai figli finisce per creare in essi una mentalità di dipendenza, e il genitore che non se ne occupa sbaglia in maniera grave dando l’impressione che la scuola non conti nulla. Occorre occuparsene, ma senza esagerare. Far parlare molto i bambini, farsi raccontare di quello che fanno a scuola, vedere che svolgano i compiti in maniera ordinata e corretta.

Che cosa deve aver di mira un genitore?

Che un po’ per volta, in ragione della loro età, i figli diventino man mano sempre più autonomi. Se continuiamo ad aiutarli e a soccorrerli, non riescono a crescere e restano dipendenti dagli adulti. No dunque alle «madri tigri», ma nemmeno alle «madri coniglio».




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