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SCUOLA/ L’ultima mossa della Cgil: usare il Pd per "smontare" l’Invalsi

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In aula al Senato (InfoPhoto)  In aula al Senato (InfoPhoto)

L’opposizione alla rilevazione censuaria è più politica, ancorché mascherata da preoccupazioni statistico-scientifiche. È vero che il campionamento è più facilmente realizzabile, più rigoroso e forse costerebbe anche meno. Preoccupazione che all’epoca del varo dell’Invalsi non era del tutto infondata. Ma quella vera è che il coinvolgimento di massa di intere classi di alunni possa portare acqua ad un movimento di genitori e di opinione pubblica, che chieda a gran voce la valutazione esterna e la pubblicizzazione dei risultati. Se invece l’Invalsi funzionasse come una specie di Istat della scuola, procedendo lungo una via tanto rigorosa quanto asettica nonché riservata, il rischio di una richiesta massiccia di accountability sarebbe minimo.

L’ostinazione conservatrice viene da lontano. La questione della valutazione esterna nasce in Italia nel 1990, in contemporanea rispetto a quella dell’autonomia, nella Conferenza nazionale sulla Scuola, convocata dal ministro Mattarella. Il cantiere autonomia/valutazione fu però realmente aperto solo da Luigi Berlinguer nel 1997. Il quale sulla valutazione – così come sull’autonomia – procedette all’inizio con audacia. Nell’autunno del 1997 egli decise di sottoporre i propri progetti a una sorta di perizia internazionale e indipendente dell’Ocse.

Il gruppo di esperti formulò cinque raccomandazioni: 1. un sistema di valutazione indipendente, che incentri la sua attività sulla definizione di parametri di valutazione (a partire dai quali le scuole possano eventualmente autovalutarsi!); 2. un ente indipendente incaricato di svolgere ricerche indipendenti in materia di istruzione; 3. la revisione dell’istituto dell’ispettorato, che deve essere coinvolto nel programma di miglioramento delle scuole (traducendo con il lessico di oggi: un ispettorato per la qualità); 4. l’utilizzo di sistemi di testing per valutare gli alunni in determinati momenti del corso di studi o in determinate classi, specialmente al termine della scuola dell’obbligo, a campione o a intera coorte, per fornire all’allievo e alla sua famiglia l’informazione circa il livello di rendimento della scuola frequentata; 5. la messa a disposizione dei risultati delle valutazioni ai genitori e alla comunità, sotto forma di medie delle scuole, così da spingere le singole scuole a migliorare e a disseminare buone pratiche soprattutto tra gli insegnanti.

Nonostante le intuizioni e gli sforzi, Luigi Berlinguer non riuscì a combinare molto e si fermò all’autovalutazione. La Moratti introdusse la valutazione esterna e creò l’Invalsi. Tuttavia, a distanza di quindici anni, se ripercorriamo i cinque punti, il bilancio è smilzo: il sistema nazionale è ancora in costruzione, l’Invalsi non è indipendente, l’ispettorato della qualità è impiantato volenterosamente su un concorso per ispettori ordinari, i risultati della valutazione esterna sono consegnati alle singole scuole, ma non alla famiglie, non alla comunità. La valutazione esterna è continuamente strattonata verso l’autovalutazione, che peraltro pochissime scuole realizzano, ed è, anzi era fino ad oggi, considerata attività istituzionalmente estranea alle scuole, imposta dall’esterno. 



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COMMENTI
02/04/2012 - C'è un nuovo indicatore del rinnovamento:Cominelli (Franco Labella)

C'è nel ragionamento di Cominelli un fastidioso rumore di fondo: chi contesta le sue tesi è contro il rinnovamento. A meno che ricordare i termini di una questione scientifica (la scelta tra rilevazioni campionarie e universali) in cui sono coinvolti esperti della statura, ad esempio, di Vertecchi non sia tout court segno di conservatorismo. Non mi pare, però, che dopo il metro-campione di Parigi ci sia il Cominelli-campione di Milano. Anche perché a Parigi si sono accorti di variazioni credo micrometriche solo nel corso del tempo. Se dovessimo misurare gli spostamenti del Cominelli- pensiero, peraltro legati ai dichiarati passaggi anche politici, di alcuni dei quali ho personale memoria, il campione si dissolverebbe per le transizioni. Unicuique suum.

 
31/03/2012 - Ancora con la solfa della CGIL: uffa... (Franco Labella)

Cominelli scrive: "A stravolgimento sostanziale di questo articolo, il Gruppo parlamentare al Senato del Pd ha presentato due emendamenti: il primo chiede il ritorno al metodo campionario nella rilevazione dei dati; il secondo affida a rilevatori esterni alla scuola la somministrazione delle prove". A chi è interessato vorrei far rilevare che il dibattito sulla scelta tra rilevazione campionaria e universale ha attraversato la lunga storia di Invalsi (ma forse allora Cominelli non c'era...). Sulla rilevazione affidata ad enti esterni, poi, non capisco perchè un estimatore dell'OFSTED (quella vera, non quella de' noantri..) come Cominelli la veda come non praticabile perchè, a suo dire, tutto il mondo politico italiano non la vorrebbe. Magari, visto che è ossessionato dalle scelte di PD e dalla CGIL (a proposito, da anni è FLC), potrebbe valutare l'emendamento non come stravolgimento ma come contributo al cambiamento. Anche perchè un ente esterno sarebbe insensibile ad ogni stormir di fronda governativo e sarebbe garanzia di continuità non eterodiretta. Ma a Cominelli sembra non star bene niente... come si può agevolmente constatare leggendo qualche suo articolo precedente sempre sul Sussidiario.

 
30/03/2012 - QUANTO siamo indietro? GIA’ lo sappiamo! (Vincenzo Pascuzzi)

1) circa il 50% dei maturi (liceali inclusi) sono semianalfabeti: i prof lo sanno almeno da vent’anni e ora lo ri-scopriamo tramite Invalsi e Accademia della Crusca e però senza ricorrere a test o quiz; 2) la nostra dispersione scolastica è intorno al 20% cioè una volta e mezza (+50%) delle medie Ue e Ocse; 3) i laureati in Italia tra i 25 e i 34 anni sono il 20%, la media Ue è al 37%, la Corea del Sud è al 70% (il doppio della Ue e tre volte l'Italia!); 4) la percentuale di pil italiano destinata all’istruzione è circa il 4,8%, la media Ue è 5,6%, la solita Corea e al 7,0%; 5) abbiamo oltre 100.000 precari da stabilizzare da almeno un decennio e ci accingiamo a spillare (quasi estorcere) 3 o 4.000 euro ai ragazzi che si vogliono abilitare tramite mitizzato Tfa annuale e con un tasso del solo 20% di tirocinio vero ed effettivo, il resto è teoria. 6) burocrazia e chiacchiere (comprese le nostre) dilagano; fatti nisba; Profumo non ha soldi e fa solo discorsi, promesse, ipotizza maturità a 18 anni! mi cito: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120311220333

 
30/03/2012 - bisogna "misurarsi" per capire certe cose (Daniela Notarbartolo)

Il lettore cita, insieme al termometro e al colesterolo, il metro della sarta - so che mi cita, ma io parlavo del termine di paragone che è il Grand Kilo a Parigi - non avendo attribuito al concetto il significato, invero un po' antiquato, di "misura" (ma v. Sabatini-Coletti). Abbiamo bisogno di sapere QUANTO siamo indietro, una specie di spread dell'istruzione. Solo questo può convincerci a mettere mano alla scuola: né riforme, né processi di apprendimento, né indicatori di processo ci hanno mai detto a chiare lettere che i nostri studenti escono semianalfabeti dalle superiori (v. rapporto Serianni sullo scritto) e che l'infinito "saper comprendere un testo" delle vecchie tassonomie si articola in operazioni specifiche come fare inferenze, ricostruire la gerarchia delle informazioni, cogliere i nessi di coesione testuale ecc. Attraverso le percentuali di risposta corretta-scorretta si smonta anche un sacco di didattichese vecchia maniera.

 
29/03/2012 - da Miur a Quiur ovvero Quizzario dell’Istruzione? (Vincenzo Pascuzzi)

La ricostruzione della vicenda Invalsi sembra un po’ fantasiosa, unilaterale, quasi da comizio. Segnalo solo alcuni punti: 1) «a distanza di quindici anni …. il bilancio è smilzo: il sistema nazionale è ancora in costruzione, l’Invalsi non è indipendente,» ma allora le opposizioni all’Invalsi hanno qualche fondamento! Perché obbligare tutti? Anzi il solo 5% che si rifiuta? Perché ricorrere a un decreto-legge e a disposizioni urgenti? Sembra che lo stesso Roberto Ricci si sia trovato in grave difficoltà nell’illustrare “La cultura della valutazione”; 2) «La somministrazione di prove Invalsi deve essere considerata “attività ordinaria” e servizio istituzionale dell’autonomia scolastica non separabile dalla didattica e dalla valutazione interna» “attività ordinaria” ciò non vuol dire anche obbligatoria e gratuita: è invece attività simile ai viaggi d’istruzione e ai corsi di recupero che sono a discrezione; 3) I sostenitori dei quiz Invalsi assumono, tranquillamente ma senza dimostrarlo, che essi costituiscono strumento diagnostico (metro della sarta, termometro, colesterolo); e poi non ci sono soldi nemmeno per le aspirine generiche; 4) Nessuno ha sentito parlare di Diane Ravitch e della sua conversione a U raccontata nel suo libro “How Testing and Choice Are Undermining Education”? noi ci ispiriamo a Usa e Ue selettivamente, quando ci conviene? 5) Abbiamo già disponibili i dati sulla dispersione al 20%, con punte del 30%: qui non si interviene?! Anzi non se ne parla nemmeno?

RISPOSTA:

La ricostruzione della vicenda Invalsi è sintetica, ma tutt'altro che fantasiosa, avendo il sottoscritto partecipato in prima persona alla lunga e infinita costruzione dell'INVALSI. Ho solo fatto grazia ai lettori dell'ennesima ricostruzione. E' assai più fantasiosa l'idea che la valutazione esterna sia "un'attività simile ai viaggi d’istruzione e ai corsi di recupero". Che è come dire che la valutazione esterna non s'ha da fare! Quanto ai quiz, sono una tecnica universale, benchè non l'unica. L'OFSTED usa principalmente le squadre di ispettori. Ma i partiti di centro-destra e di centro-sinistra in Italia hanno tassativamente escluso che fosse adottato il metodo inglese. Quanto all'uso dei test e, in particolare, quanto all'americano "teaching to test" è stato giustamente criticato dagli americani stessi e non è certo imitato dagli europei. Il ricorso ai test è solo una tecnica particolare, che in Europa - penso agli inglesi - è stata integrata dal ricorso alle prove non standardizzate. La dispersione, Lei dice? Ottimo! Discutiamone le cause. La valutazione esterna delle scuole, qualora ben fatta, è uno strumento per comprendere i meccanismi della dispersione, che nascono dentro la scuola. La mia tesi, sintetica, ma non fantasiosa, è che la valutazione serva a comprendere esattamente quelle cause interne al sistema stesso. Ma qui si apre un altro capitolo. Sul quale, peraltro, il Sussidiario ha già scritto parecchio: cause interne ed esterne al sistema di istruzione e rimedi. GC