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SCUOLA/ Libro, registro e tablet vanno d’accordo con l’autonomia?

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Accettando la sfida delle nuove tecnologie desideriamo ritrovare il senso, i protagonisti, i percorsi e gli strumenti di un luogo dove (con buona pace di tutti e specie per chi drammaticamente non ne ha altri) può ancora avvenire l’avventura della conoscenza, della riflessione critica e della relazione educativa.

Un luogo di tal genere ha anche bisogno di un nuovo tipo di direzione educativa ed organizzativa.

In questi anni è emerso (e non solo dalle ricerche Eurydice o Ocse) che l’azione del capo di istituto può avere importanza decisiva nel determinare il clima di scuola, finanche agli stessi esiti di apprendimento. Così come se ne è visto l’importanza  nello sviluppo di un’autonomia, tanto mortificata dai governi centrali quanto vitale per le singole scuole, specie per tutti i rapporti  istituzionali e le alleanze sociali di un territorio.

Purtroppo non tutti i dirigenti scolastici hanno piena consapevolezza di questo: c’è in gioco non solo il loro profilo professionale (ridotto spesso ad una sola questione di equiparazione stipendiale), ma il funzionamento dell’intero sistema educativo.

Per raccogliere le sfide che giungono alla scuola occorre una dirigenza scolastica che, abbandoni la sottomissione al centralismo amministrativo, assuma le proprie responsabilità di guida al cambiamento, costituendo con gli insegnanti, veri maestri, comunità professionali qualificate.

Una simile direzione educativa ed organizzativa necessita di vera autonomia. Nelle società moderne della “divisione della conoscenza, solo chi è vicino ai problemi ha gli elementi rilevanti per fare scelte le giuste” (F. von Hayek). È solo questo il vero senso dell’autonomia scolastica!

Purtroppo, non solo in Italia, le politiche formative degli Stati sono tornate ad essere centralistiche, trascurando investimenti sulla priorità formativa, come si è visto anche nel recente accordo sulle riforme dell’ingresso al lavoro.

Serve una nuova dirigenza, non più presidio dello Stato (o della Regione che è uguale), né gran manager chiuso nella stanza dei bottoni di una mega scuola lontana dai bisogni dei giovani. Una dirigenza che invece è stata in questi anni umiliata dall’ampliamento delle reggenze, da un concorso tortuoso, da uno scaricamento di incombenze burocratiche.

Un’associazione professionale ha il compito di proporre e sostenere il cammino ad una simile professione e ad scuola autonoma. A questo cammino, al quale il convegno di DiSAL vuole contribuire, occorre una chiara visione dell’essenziale, chiari obiettivi da perseguire per orientare a scelte sostenibili, dove anche gli strumenti tecnici siano usati con la chiarezza dello scopo, attraverso una solidarietà professionale che aiuti ad alzare la testa dalla palude quotidiana, dalla rassegnazione, dalle contrapposizioni infinite.

Ma il lavoro delle Associazioni professionali deve essere sostenuto e agevolato da chiare scelte politiche, che istituzioni e partiti debbo fare con urgenza.

Alle riflessioni sul futuro della dirigenza nella scuola europea vuole dare spazio la sessione internazionale del convegno che inizia oggi.



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