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SCUOLA/ Dalle paritarie 4 "lezioni" che fanno bene allo Stato

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Questi tre aspetti, se ben considerati e opportunamente valorizzati, possono andare nella direzione della sussidiarietà, quale principio che definisce il ruolo dei sistemi pubblici rispetto agli individui e alle realtà sociali, considerando l’intervento dello stato come sostegno della società civile e non come espropriazione di essa.

Tale dimensione pubblica dell’azione educativa e formativa di soggetti diversi dallo stato, e la necessità del suo riconoscimento, sono attestati dalla natura del soggetto che la compie, come sarà detto nel successivo punto.

b. Un fenomeno pubblico – La situazione della scuola paritaria presenta aspetti contrastanti e a volte contraddittori. Non è questa la sede per una analisi dettagliata e quantitativa del fenomeno. Tuttavia si possono rilevare due dinamiche, facilmente constatabili. Da una parte si è assistito, negli ultimi due o tre lustri, alla chiusura di scuole che, tradizionalmente, svolgevano un’opera meritoria nella loro città o paese, a causa di difficoltà economiche e, quando legate ad ordini religiosi, di riduzione di personale dedicato, quando non, addirittura, di motivazioni insufficienti a proseguire nell’impegno intrapreso. Per altro verso, quasi temprate dal vaglio, si è assistito ad una riqualificazione delle scuole che hanno continuato la loro attività, sia attraverso una migliore qualificazione degli insegnanti, sia mediante un più specifico coinvolgimento dei genitori, sia, in alcuni casi, in forza di un’apertura al territorio e alla collaborazione di persone ed enti del mondo del lavoro e della società civile. Accanto a scuole paritarie tradizionali, sono poi sorte, negli ultimi decenni, nuove scuole, soprattutto nell’ambito dell’istruzione materna e primaria, con però consistenti esperienze anche nei livelli di primo e secondo grado della scuola secondaria.

Come è noto, il fenomeno non è omogeneamente distribuito sul territorio nazionale, ma riguarda in particolare alcune regioni – quali la Lombardia, in parte il Veneto, il Lazio, la Campania e la Sicilia – nelle quali l’incidenza delle scuole paritarie è rilevante sia per numero di studenti e di personale docente, sia, soprattutto, per numero di istituzioni scolastiche. Se le percentuali, rispetto al numero complessivo di alunni e di scuole, sono inferiori, a volte notevolmente inferiori, a quelle di altri paesi europei, è però indubbio che la scuola paritaria rappresenti un’esperienza socialmente rilevante e si collochi all’interno di contesti, anche culturali, che la pongono in stretto contatto con le istanze della società e sottopongono la sua utilità a una sorta di costante controllo o verifica pubblica. Sebbene tale considerazione non possa essere indistintamente generalizzata, risulta però chiaro che un modello di scuola paritaria che veda la stretta e reciproca collaborazione della componente gestionale con quella sociale e didattica presenti elementi di “pubblicità” e di trasparenza, che impediscono di collocarla nella sfera del semplice privato o di considerarla una enclave nel sistema scolastico. A ciò si aggiunga che, come è stato da più parti segnalato, un’eventuale riduzione dei carichi economici per le famiglie porterebbe ad un incremento delle loro scelte in favore della scuola paritaria.

Un capitolo a parte merita, a questo proposito, la formazione professionale, che vanta, nel nostro paese, esperienze di altissimo valore morale, umano e culturale, dal laboratorio di calzolai a Valdocco, nel 1853, ai nostri giorni. [...]

c. I freni della politica – Sia alla parità scolastica sia al riconoscimento della libera iniziativa in ambito educativo, nel rispetto del principio di sussidiarietà, la politica italiana ha nella maggior parte dei casi opposto un sostanziale rifiuto, talvolta esplicitamente, il più delle volte in modo passivo e sotterraneo.



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