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SCUOLA/ Dalle paritarie 4 "lezioni" che fanno bene allo Stato

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Per comodità, si possono distinguere quattro modelli, in base al motivo prevalente, anche se non esclusivo, dell’esistenza di una scuola libera. Come si dirà poi,ogni modello contiene elementi positivi che ricorrono in ogni tipo di scuola. Qui si vuole indicare l’elemento qualificante, noto sia all’interno della scuola sia all’esterno – ad esempio, la ragione ultima per cui si iscrive un figlio alla scuola.

I. Modello efficientista. La scuola libera funziona meglio delle altre e, a differenza delle scuole statali, non presenta i problemi che rendono complicato l’iter degli studi (interruzioni delle lezioni, turn over degli insegnanti, carenza di aule e strutture didattiche ecc.). In genere, i contenuti insegnati e i metodi seguiti non sono diversi dalla scuola statale, ma vengono sostenuti da maggior impegno didattico e con mezzi e a condizioni migliori. Talvolta lo scopo di formare una futura classe dirigente, o quantomeno di educare persone destinate a un ruolo di rilievo nella società, non è estraneo a questo tipo di scuole.

II. Modello morale. È caratteristico di molte scuole di ispirazione religiosa. Anche in questo caso l’istruzione segue binari suoi propri, simili, come si è detto, a quelli della scuola di stato, mentre viene particolarmente curata la formazione del carattere e l’esercizio delle virtù, al fine di formare una persona moralmente corretta. È una scuola “sicura sotto l’aspetto morale”  (7), mentre l’insegnamento e l’apprendimento sono concepiti in modo sostanzialmente neutrale.

III. Modello sociale. La scuola nasce come risposta ad un bisogno sociale, sia esso di natura familiare – impegni lavorativi dei genitori, desocializzazione delle grandi città e ricerca di relazioni, inserimento in contesti sociali più ampi di quello familiare – sia di disagio e povertà – emarginazione, dispersione scolastica, ecc. Negli ultimi anni, il fenomeno dell’immigrazione e delle classi di alunni “stranieri” non è stato ininfluente sulla ricerca di questo modello. La prevalenza della domanda sociale non trascura ovviamente contenuti e metodi dell’insegnamento, ma li subordina a questioni e preoccupazioni di ordine operativo e organizzativo.

IV. Modello culturale. È quello di scuole che si fondano su una proposta educativa e culturale e tendono sia alla crescita intellettuale e morale dell’alunno, sia alla verifica e all’attualizzazione di una tradizione culturale cui si richiamano. In tali scuole l’istruzione è la dimensione formale dell’educazione (di qui l’espressione “educare istruendo”) e i contenuti sono oggetto di continuo approfondimento e riflessione critica. La scuola è perciò concepita come centro di cultura, in cui persone di differenti generazioni vivono e si formano, trasmettendo conoscenze, esperienze e valori.

Sebbene ognuno dei modelli possegga una propria legittimità – ed infatti nessuno degli elementi messi in evidenza potrebbe mancare in ogni singola scuola –, tuttavia è spontaneo chiedersi se le ragioni di una scuola libera – e quindi dell’impegno a realizzarla, ma anche le ragioni di un impegno politico, istituzionale, ecclesiastico per consentirne l’esistenza – debbano essere le stesse che una buona scuola di stato potrebbe avere, se funzionasse bene e se le condizioni lo permettessero. Perché se così fosse, meglio sarebbe profondere i propri sforzi unicamente nel miglioramento della scuola statale e non preoccuparsi di sostenere o far nascere scuole non gestite direttamente dalla stato. In altri termini, la ragione dell’esistenza di una scuola libera sta proprio in ciò che la legge italiana le riconosce, ovverossia la libertà di esprimere “un orientamento culturale e un indirizzo pedagogico-didattico”, e di essere in grado, non solo di costruire intorno ad essi quel complesso e articolato fenomeno che chiamiamo “scuola”, ma anche di saperli comunicare alle giovani generazioni, in modo tale che risultino pertinenti e convincenti. 



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