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SCUOLA/ Dalle paritarie 4 "lezioni" che fanno bene allo Stato

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In tal senso, sarebbe opportuno avviare una seria riflessione sugli “orientamenti culturali” e sugli “indirizzi pedagogico-didattici” della scuola cattolica italiana, sia per quanto riguarda i contenuti di tali orientamenti sia per i metodi educativi e didattici con cui vengono trasmessi. La sfida educativa, lanciata dalla Chiesa italiana come tematica centrale nella decade che stiamo attraversando, potrebbe essere un ambito privilegiato per tale riflessione, sostenuta dal proposito di raggiungere chiarezza in merito e anche risultati utili al patrimonio della scuola cattolica nel nostro paese. In particolare, l’“orientamento culturale” andrebbe considerato nella sua natura di tradizione viva – nel senso della living tradition di Newman – o come l’“ipotesi viva” di cui altri autori, anche estranei al mondo cattolico, hanno parlato a proposito dello sviluppo della scienza e della conoscenza (8).

b. La formazione degli insegnanti – Strettamente legato a quanto appena osservato si pone la formazione degli insegnanti, sia nei loro primi anni sia nell’esercizio continuo della professione. Come è stato rilevato da recenti ricerche, la qualità di una scuola dipende in massima parte dalla preparazione e dalla capacità di insegnamento di professori e maestri, che sopravanzano di gran lunga la disponibilità di risorse economiche e di condizioni sociali favorevoli. La scuola italiana, fra le poche in Europa, non prevede la formazione degli insegnanti, né come obbligo di legge né come esito di incentivi economici. Attualmente la formazione dell’insegnante è in buona parte dovuta agli studi universitari e alle conoscenze personali. Non esistono neppure modalità di valutazione, se non all’inizio carriera, e anche in questo caso, per come sono andate le cose in Italia – soppressione dei concorsi e precariato –, non sempre in modo soddisfacente.

La formazione degli insegnanti dovrebbe invece essere una responsabilità primaria di una scuola libera e di chi la gestisce, e alla sua concreta realizzazione dovrebbe essere riservata una parte non irrisoria del bilancio.

Circa le modalità, sarebbe poi opportuno concepire tale formazione come “formazioni di adulti”, che come tali sono chiamati al duplice ruolo di discenti e docenti; in secondo luogo, utilizzare reti di formazione, che consentano di mettere a frutto le migliori competenze e professionalità; in terzo luogo, selezionare e valorizzare le “pratiche migliori” di formazione, e renderle patrimonio comune di una consuetudine e di un ambiente di conoscenza e di apprendimento.

c. Scuola e società – Il compito che la scuola, e quella libera in modo particolare, è chiamata a svolgere dentro e fuori della società sarà, per molti versi, nuovo e più complesso che nel passato. Una società della conoscenza, nella quale i valori morali e materiali sono legati al sapere piuttosto che all’avere, non trova più nella scuola l’unica fonte di istruzione e di sviluppo intellettuale, ma richiede ad essa di svolgere una funzione critica e ordinativa, in un contesto permeato da una mole di informazioni vasta e facilmente accessibile. Non si tratta evidentemente di “gestire” l’informazione, ma di favorire lo sviluppo conoscitivo della singola persona, evitando la superficialità e la frammentarietà, e, soprattutto, l’uniformità dei comportamenti e l’omologazione dei linguaggi e dei modi di pensare.

La scuola, in questo senso,deve essere dentro la società, esercitando una funzione critica nei confronti delle fonti informative, degli atteggiamenti indotti, delle conoscenze trasmesse. Ma, proprio per esercitare tale ruolo, essa deve essere anche fuori della società, come luogo ove i tempi seguono ritmi diversi da quelli consueti, i linguaggi si imparano e si utilizzano al di là delle semplificazioni e del parlar comune, le idee sono sottoposte al vaglio della critica e del confronto, ampio quanto è necessario e ben condotto, l’impegno con le cose e le parole è sostenuto non solo da un dovere morale, ma anche da un senso di bellezza, che rende refrattari alle scorciatoie e alle approssimazioni.



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