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SCUOLA/ Dalle paritarie 4 "lezioni" che fanno bene allo Stato

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Solo così la scuola ritornerà ad essere un centro di cultura, che, come tale, potrà intessere rapporti stabili e fruttuosi con i due ambiti sociali ad essa più prossimi, il mondo della ricerca e dell’università e il mondo del lavoro. Esperienze e “buone pratiche”, in questa direzione, potranno segnare, più dei progetti e dei programmi, il cammino della scuola e il suo volto nei prossimi anni. Ma tutto ciò ci riporta alla necessità impellente di un’attuazione di una struttura sussidiaria della società e delle istituzioni, affinché la capacità espressiva e costruttiva di individui liberamente associati possa essere riconosciuta e valorizzata e contribuire, in tal modo, al bene comune e allo sviluppo dell’intera società.

(1) – C. Ruini, Prolusione, in Centro Studi per la scuola cattolica, Per un progetto di scuola alle soglie del XXI secolo, La Scuola, Brescia 2000, p. 61

(2) – G. Malizia, A dieci anni dalla legge sulla parità, in “Cultura oggi”, XXIX, n. 2 (2011), pp. 8-13, p. 10.

(3) – Centro studi per la scuola cattolica, A dieci anni dalla legge sulla parità. Scuola cattolica in Italia. XII rapporto, La Scuola, Brescia 2010

(4) – I primi tre articoli della Legge 10 Marzo 2000, n. 62, “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione” (G.U. n. 67 del 21 marzo 2000), così recitano:

1. Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. (…)

2. Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali (…).

3. Alle scuole paritarie private è assicurata piena libertà per quanto concerne l'orientamento culturale e l'indirizzo pedagogico-didattico. Tenuto conto del progetto educativo della scuola, l'insegnamento è improntato ai princípi di libertà stabiliti dalla Costituzione. Le scuole paritarie, svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap. (…)

(5) – L. Sturzo, La libertà della scuola, in “Sophia”, luglio 1947. Sulla difesa della scuola libera in Sturzo, si veda D. Antiseri, L. Infantino, Le ragioni degli sconfitti nella lotta per la scuola libera, Armando, Roma 2000, pp. 34-37.

(6) – L. Sturzo, Scuola e diplomi, “Illustrazione italiana”, 12 febbraio 1950.

(7) – L’espressione è tratta da E. Corti, Il cavallo rosso, Ed. Ares, Milano 1983, pp. 87-88, messa sulla bocca di un personaggio che, a chi chiedeva di ricevere  “un insegnamento che meglio non si poteva”, risponde: “Non è per questo che mio padre m'ha fatto studiare per dieci anni in un collegio che gli assorbiva due terzi dell’assegno mensile. E’ invece perché lo giudicava la scuola più sicura sotto l’aspetto morale”.

(8) – Traggo l’espressione da W. James, La volontà di credere, Principato, Milano 1953, pp. 18-19,  il quale, in un contesto diverso, ma non distante, da quello educativo, così la definisce: “Diamo il nome di ipotesi a ciò che può essere proposto e, proprio come gli elettricisti parlano di fili vivi e di fili morti, classifichiamo un’ipotesi come viva o come morta. Ipotesi viva è quella che si presenta come possibilità reale a chi viene proposta”.



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