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SCUOLA/ Se Cisl e Miur "scaricano" i prof esauriti

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Docenti stressati? Ne fanno le spese i bambini (InfoPhoto)  Docenti stressati? Ne fanno le spese i bambini (InfoPhoto)

Tutto corretto, nulla da eccepire, ad esclusione del colpevole silenzio sull’aumento, rilevato soprattutto durate l’ultimo decennio da studi e ricerche svolte presso il Collegio medico dell’Asl città di Milano e di Torino per il riconoscimento dell’inabilità al lavoro per causa di salute. In entrambe le città i grafici comparativi tra quattro macrocategorie sono del tutto sovrapponibili per quanto concerne il costante aumento delle patologie psichiatriche e neoplastiche a carico degli insegnanti. Perché, dunque, il Miur non attua quanto richiesto nell’Appello e nell’interpellanza Valditara dello scorso anno?

Perché, come auspicato dalla ricerca sindacale Sinascel-Cisl e mai realizzato, non proseguire le ricerche a livello nazionale considerato che sia in Francia sia in Germania l’allarme suicidi tra gli insegnanti è oggetto di specifici approfondimenti? Se le parti sociali “dimenticano” gli impegni assunti a tutela della categoria, a chi spetta proseguirle a livello nazionale?

…L’indagine svolta in Lombardia è solo l’inizio di un discorso che dovrà snodarsi nei prossimi anni. Essa ha accertato alcune correlazioni fra incidenza dello stato patologico e condizioni di lavoro nella scuola. Ha posto in chiaro elementi che contraddistinguono la condizione insegnante sia dal punto di vista soggettivo che da quello oggettivo, isolando un gruppo di variabili che prospettano ipotetici fattori di rischio per l’equilibrio psico-fisico dell’insegnante. Tali ultimi elementi conoscitivi andranno sviluppati scientificamente nei prossimi anni con ricerche appropriate, onde consentire una loro rigorosa correlazione con l’incidenza delle patologie professionali.

Le “malattie professionali” cui si fa cenno, molto vagamente, sono proprio quelle evidenziate nello studio Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?, pubblicata dall’autorevole rivista La Medicina del lavoro n°5/2004 che afferma: “Alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati all’attività professionale, sono soggetti a rischio di sindrome del burnout. Tale condizione è caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo, atteggiamento distaccato e apatico nei rapporti interpersonali, e sentimento di frustrazione. Autorevoli studi hanno accertato che tale affezione rappresenta un fenomeno di portata internazionale, che ricorre frequentemente negli insegnanti. Sono altresì rare le pubblicazioni comparative sulla prevalenza della sindrome del burnout nelle varie categorie professionali. Addirittura inesistenti gli studi che valutano l’incidenza di psicopatologie tra gli insegnanti. Lo studio Golgota, partendo dall’analisi degli accertamenti sanitari per l’inabilità al lavoro, effettuati dal Collegio Medico della ASL Città di Milano nel periodo 1/92–12/03 per un totale di 3.447 casi clinici, ha operato un confronto tra quattro macrocategorie professionali di dipendenti dell’Amministrazione Pubblica (insegnanti, impiegati, personale sanitario, operatori manuali). I risultati mostrano che la categoria degli insegnanti – in controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica – è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali. Lo studio evidenzia inoltre come gli insegnanti presentino il rischio di sviluppare una neoplasia, superiore di 1,5-2 volte rispetto ad operatori manuali ed impiegati. Le variabili sesso ed età non sono risultate essere fattori di confondimento ai fini dei risultati dello studio. Viene rilevata la necessità di ulteriori approfondimenti epidemiologici, affiancati da contestuali interventi operativi volti a contrastare tempestivamente il disagio mentale negli insegnanti. Si ritiene necessaria l’apertura di un dibattito che coinvolga istituzioni, parti sociali, amministrazioni scolastiche, associazioni di categoria, studenti, famiglie e comunità medico-scientifica, in ragione della portata e della multidimensionalità del problema che interessa gli ambiti sanitario, sociale, culturale, economico ed istituzionale.

 



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