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IL CASO/ Contri: Il virus della costante attenzione parziale

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Foto Alberto Contri  Foto Alberto Contri

Ritengo di poterlo escludere. Personalmente sono stato tra coloro che hanno fatto sviluppare il web in Italia: ero A.D. dell’agenzia McCann Interactive che ha fatto passare il provider Tin.it guidato da Andrea Granelli da 30.000 abbonati a 3.600.000 in 18 mesi… insegnando agli italiani persino a settare un modem! Se guardate nella mia borsa ci trovate i-Phone, i-Pad con un sacco di applicazioni. Inoltre tra i docenti del network Athena la maggioranza non ha più di 30-40 anni. Come ho già detto, la qualità e la rappresentatività di questo campione sono una garanzia di obiettività. Anche cattedratici illustri di Università come la Bocconi o la Cattolica concordano con noi sull’esistenza di un altro grave sintomo tipico della “sindrome della costante attenzione parziale”: il metodo di preparazione delle tesi di laurea. Grazie ai motori di ricerca, si reperiscono una enorme quantità di citazioni in pochissimo tempo… che in altrettanto poco tempo vengono copiate e incollate senza alcuna mediazione ulteriore, così da far assomigliare la tesi ad una mal riuscita insalata russa piuttosto che a un testo ragionato, come dovrebbe essere. Il fenomeno sta dilagando anche nei livelli di istruzione inferiori: la versione da fare si trova già tradotta su internet, oppure avviene che quello bravo in matematica passi il compito via social network a tutta la classe…

Questo richiede davvero un ripensamento complessivo, perché di questo passo intere classi non progrediranno più, sfruttando le capacità dei pochi eccellenti.

Scava scava, si scopre che il problema ha cause lontane. In molti denunciano il fatto che nelle prime classi elementari è sparita l’abitudine di far esercitare i piccoli nel riassunto: essenziale metodo per insegnare e far sperimentare analisi e sintesi. L’abolizione o riduzione di greco e latino non ha significato l’abbandono di lingue morte, ma l’abbandono di un fondamentale esercizio di logica. E quanto il tradurre sia importante per imparare a ragionare lo affermano in tanti. Citiamo tra tutti Dario Antiseri: “Traduzione di brani dalle lingue della civiltà antica è una concreta applicazione del metodo scientifico”.  E come non parlare delle interrogazioni nelle scuole superiori fatte con i test simili a quelli della scuola guida, con le risposte giuste da barrare? Se si considera poi che su queste povere menti già così destrutturate sono stati lasciati passare per anni interi come schiacciasassi tv e videogiochi senza alcun controllo o assistenza da parte degli adulti, si capisce perché una volta giunti all’università siano sempre meno quelli capaci di tenere un discorso filato con soggetto-complemento-predicato e soprattutto capaci di concentrarsi per più di 10 minuti.

Una situazione inquietante.

Il quadro che abbiamo di fronte è stato ben accennato su IlSussidiario.nt in un recente articolo di Maria Pia Birocelli: “Nessuno può negare che la “generazione net, quella cresciuta con Internet, abbia modalità di apprendimento sicuramente più veloci e immediatamente gratificanti, ma che, di fatto, oggi per la prima volta rischi di veder tramontare l’esperienza stessa del sapere (da sapere, provare il sapore, gustare), a causa di un uso banalizzato, indistinto, “una sorta di consumo” delle molteplici conoscenze che vengono accumulate e come divorate, senza che suscitino alcuno stupore o gusto”.

Se è davvero così, la situazione sembrerebbe piuttosto grave. Oltre a rilevare la sindrome, avete in mente una qualche terapia?

Certamente. E ci abbiamo già riflettuto parecchio: quello che è certo – continuando con la metafora medica – è che non può bastare una terapia d’urgenza. Ci vuole un intervento più in profondità, e anche piuttosto drastico, rispetto all’andazzo che hanno preso la scuola e l’insegnamento. Bisogna precipitarsi a ripristinare il riassunto, a recuperare greco e latino, stimolare il ragionamento e la riflessione personale. Poi (e dovrebbe trattarsi di una prescrizione assoluta, senza se e senza ma), vietare l’uso dei cellulari in classe e dei computer se non in caso di esercitazioni. Ancora, rieducare gli insegnanti che si sono de-responsabilizzati di fronte ai nativi digitali, lasciando ai ragazzi “più bravi di loro” il compito e il piacere di “smanettare”. Poche storie: non c’è insegnante di media intelligenza che in tre sabati di aggiornamento non possa imparare ad usare i social network, da Facebook, a Youtube, a Google, a Twitter, portandosi allo stesso livello dei propri studenti.

Una bella sfida.

Questo dovrebbe tappare la bocca a quanti sono pronti a tacciarci di essere contro il progresso. Perché è vero il contrario. Solo se gli insegnanti sapranno parlare il linguaggio “digitale” dei loro allievi c’è una qualche possibilità che li possano educare a padroneggiare i nuovi media invece di esserne molto semplicemente – e per sempre – schiavi. Ma dato che non ci si può illudere che basti una eventuale circolare ministeriale, i docenti del network Athena hanno deciso di muoversi sul proprio territorio dando vita a seminari interdisciplinari con insegnanti di ogni ordine grado per cercare di risolvere assieme il grave problema, con lo spirito tipico di Pubblicità Progresso: quello della gratuità e della sussidiarietà. Al Sussidiario chiediamo di approfondire questa tematica coinvolgendo il maggior numero di docenti di tutte le classi, augurandoci che prima o poi se ne accorga anche il Ministero dell’Istruzione.



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