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SCUOLA/ Così le paritarie sono cadute nella trappola dell'Imu

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Questo deve essere il focus della richiesta, il focus del dibattito. Dobbiamo far valere la nostra identità, il valore del servizio pubblico che svolgiamo, il risparmio economico di cui già gode lo Stato grazie all’attività che svolgiamo in regime di sussidiarietà a complemento di servizi non offerti dallo Stato stesso (vedi ad esempio le scuole dell’infanzia).

Non perdiamo un’altra occasione per chiarire la nostra identità e far valere i nostri diritti, frutto di una legge che ci è costata una lunga, difficile e faticosa battaglia democratica, ma sopratutto del servizio che offriamo quotidianamente ai cittadini del nostro Paese.

Il giusto problema del no profit va considerato su un piano diverso. La legge 62/2000, lo considera, come ricordava l’Agesc nel suo recente comunicato, ed è urgente che si arrivi ad una regolamentazione che garantisca alle scuole in regime no profit gli stessi diritti e le stesse agevolazioni di carattere economico e fiscale di cui godono realtà no profit di altri settori, ma non va intersecato o confuso con la scuola paritaria, sarebbe un disconoscere la sua vera identità con conseguenti danni e difficoltà per le battaglie che ancora ci attendono per raggiungere l’agognata e doverosa parità economica.

Mollare ora non vuol dire fermarsi, ma fare un passo indietro e dare spazio e fiato ai nostri detrattori. La scuola paritaria ha bisogno di tutto, tranne che di questo.



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