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SCUOLA/ Basta essere bravi docenti per cambiare la scuola?

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Personalizzazione e comunità professionale bastano a generare competenze? Occorrono istituti ad hoc per proseguire su questa strada: il tutor e il portfolio, nella duplice versione formativa e certificativa, la riduzione delle materie al core curriculum, la revisione radicale dell’organizzazione tayloristica delle materie e della didattica. Ma poiché questi passi non saranno mai fatti dal centralismo statale-amministrativo vigente, ma sempre meno vivente, solo la messa in movimento di una nuova soggettività comunitario-professionale degli insegnanti sarà in grado di generare le forze motrici del cambiamento. Qui si saldano strettamente i temi della “didattica di cattedra” con quelli politico-istituzionali.

Molti insegnanti vivono nell’illusione che basti essere solitariamente bravi e missionariamente motivati sulla cattedra per cambiare la scuola. Alcuni teorizzano persino che non è loro compito cambiare la scuola. Eppure, se la scuola non cambia, i ragazzi che hanno di fronte sono destinati allo scacco. Così la didattica si trasforma in una fuga dalle proprie responsabilità professionali, umane e civili. Su questo punto di intersezione, che il Convegno ha istituito, si radica il ruolo culturale, civile, politico delle Associazioni professionali degli insegnanti, tra le quali Diesse. Dunque: “Ce n’est q’un début! Continuons le combat!”.



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COMMENTI
06/03/2012 - E' possibile cambiare la scuola? (Gianni MEREGHETTI)

Una sfida interessante quella di coniugare competenze e conoscenze, una sfida che rimane vertiginosa, continuamente aperta, una sfida che nessuno può chiudere, nemmeno l'insegnante migliore che ci sia. L'insegnante di oggi è sempre più sul crinale di un passaggio spericolato e non può affidarsi nè alla sua bravura nè ai programmi preconfezionati, vive pericolosamente in bilico, ad ogni istante deve ritrovare un equilibrio che poi perde per poi recuperare, questo è il destino dell'insegnare, non applicare delle regole, non svolgere dei programmi, ma stare davanti ad una domanda che urge sempre più incalzante. Ci sarà qualcuno capace di stare davanti a chi grida il suo desiderio? Questo è il problema serio dell'insegnamento.

 
06/03/2012 - Combattiamo: dov'è l'avversario? (enrico maranzana)

“E’ stato guadagnato, definitivamente, un traguardo teorico: non c’è contrapposizione tra conoscenze e competenze” una battaglia originata dalla scarsa professionalità degli operatori scolastici che non accettano alcun vincolo: la loro libertà di insegnamento è intangibile. La professionalità docente, invece, muove all’interno di un sistema di regole tra cui quella che fissa la finalità della scuola: “promuovere capacità e competenze per mezzo di conoscenze e abilità”. Sarebbe stato sufficiente sostare un minuto sulla norma per far evaporare il conflitto competenze/conoscenze. L’esame avrebbe mostrato un servizio scolastico fondato sulla progettazione formativa (rapporto con la società), sulla progettazione educativa (promozione capacità) e, in generale, sull’autonomia; avrebbe fatto sentire la stonatura di frasi del tipo “la difficoltà maggiore a costruire una didattica per competenze nei licei, rispetto ai tecnici e ai professionali”. Dissonanza che radica sul passato, sintomo della difficoltà di cambiare, di modernizzare. Emblematica la frase “la possibilità che gli insegnanti hanno di FARSI ASCOLTARE .. è l’ascolto che spiana la strada alla didattica per competenze” che, nonostante l’argomentazione svolta, ripropone, infiocchettato, il modello “io so, tu stai attento e comprendi”: la didattica ascendente, i laboratori non appartengono a questa cultura. In rete “Invalsi: un edificio dalle fondamenta traballanti” mostra i fraintendimenti che inquinano il mondo educativo.