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SCUOLA/ Se Foscolo condivide il senso della bellezza con gli studenti di Udine

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C. D. Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818; particolare. Immagine d'archivio)  C. D. Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818; particolare. Immagine d'archivio)

1. Il cuore domanda sempre – Il poeta dimostra come egli non si accontenti mai e continui a volere di più, com’è nella natura umana. 

“Il cuore domanda sempre o che i suoi piaceri siano accresciuti, o che i suoi dolori siano compianti, domanda di agitarsi e di agitare, perché sente che il moto sta nella vita e la tranquillità nella morte […]” (Dell’origine e dell’ufficio della letteratura).

Sono parole intense che svelano la vera indole del poeta, che qui apre il suo cuore e lo rende disponibile  a tutto e a tutti: ciò che importa è la realtà del vero,  realtà che spesso fa male e lo riduce a vittima, ma, allo stesso tempo, lo innalza in una dimensione eroica. Pensiamo infatti alla grandezza di tale gesto: affrontare il mondo a cuore aperto! Quale illusione?! 

E NOI? SIAMO CAPACI DI SENTIRE QUESTO DESIDERIO SEMPRE E COSÌ PROFONDAMENTE? 

La risposta è che noi giovani ci lasciamo sfuggire queste domande che dovremmo tenere aperte nel profondo dell’anima costantemente: NOI SIAMO LEALI CON LE ESIGENZE DEL NOSTRO CUORE ? NOI CI PRENDIAMO VERAMENTE SUL SERIO COME UOMINI?

Noi pensiamo che si debba sempre tener conto di queste domande per poter rispondere ad esse in maniera più vera, cercando di capire che cosa si vuole nella vita e di arrivarci fino in fondo con tutto noi stessi, perché al giorno d’oggi siamo offuscati dai beni materiali e dalla società consumistica; MA CHE COSA PUÓ EGUAGLIARE L’AMORE DI UNA PERSONA A NOI CARA? CHE COSA  PUÓ SUPERARE LA BELLEZZA DELLE FATTEZZE DEL MONDO?

2. Il coraggio del desiderio – “[…] E intanto fugge/ questo reo tempo, e van con lui le torme/ delle cure onde meco egli si strugge;/ mentre io guardo la tua pace, dorme/ quello spirto guerrier ch’entro mi rugge […]” (Alla sera, Odi e Sonetti, 1803).

Questi versi del sonetto Alla sera mostrano quanto il cuore di Foscolo sia forte, profondo e soprattutto coerente in qualsiasi situazione: qui siamo infatti all’indomani della grande delusione politica provocata dal trattato di Campoformio, che si somma a quella amorosa (dopo il primo turbolento amore per Isabella Teotochi Albrizzi, seguono il dolce e impossibile sentimento verso Isabella Roncioni e la passione per Antonietta Fagnani Arese) e ad un profondo dolore legato alla sua vita privata (nel 1801 si uccide per malversazioni il fratello Gian Dionigi).

Pur quindi in queste condizioni  si percepisce quanto il suo animo arda di sapienza e quanto il suo cuore sia infiammato e vivo. In quale altro modo è possibile allora definire Foscolo se non con l’aggettivo “coraggioso”? Di fatti possiamo capire come egli si stupisca di fronte alla bellezza e alla tranquillità della sera che lo tenta richiamandolo alla morte, e come egli finisca però con il verbo ruggire che fa notare la sua battaglia verso la ricerca della felicità.

3. Il coraggio della diversità – “Io aveva già udito far menzione anche in Corfù d’un giovane mezzo Veneziano e mezzo Zacintio, cioè nato a Zante di padre veneto e madre greca, che già levava grido in Venezia pel suo talento poetico. Egli contava a un di presso i miei anni, e forse qualcuno di più. Tena fermo soggiorno in Venezia, ed abitava con la sua madre vedova, e parmi anche col fratello e con una sorella, in Campo delle Gatte, contrada delle più sudicie di quella magnifica città, in una casa, o per dir meglio catapecchia, sì miserabile, che nelle finestre non aveva vetri, ma bensì le impannate. Quel giovane per altro, ben lontano dal lasciarsi avvilire a quella intollerabile povertà, scherzava, potrebbesi dire, con essa, e sfidavala di gloria che i suoi studi gli promettevano. Rossi capelli e ricciuti, ampia fronte, occhi piccoli e affossati, ma scintillanti, brutte ed irregolari fattezze, color pallido, fisionomia più di scimmia che d’uomo; curvo alquanto, comeché bene aitante della persona, andatura sollecita, parlare scilinguato ma pieno di fuoco: mettea meraviglia il vederlo aggirarsi per le vie e pei caffè, vestito di un logoro e rattoppato soprabito verde, ma pieno di ardire, vantando la sua povertade infino a chi non curavasi di saperla, e pur festeggiato da donne segnalate per nobiltà ed avvenenza, e dalle maschere più graziose, e da tutta la gente. Questi era Ugo Foscolo...” (Della vita di Mario Pieri Corcirese scritta da lui medesimo libri sei, in Opere di Mario Pieri Corcirese, Firenze, Le Monnier, 1850, I, 38-9).



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